Eredità contesa a Modena, la zia lascia 800mila euro a un solo nipote e la Corte d’Appello conferma il testamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’anziana di Modena, morta nel 2018 a 80 anni, aveva scritto di proprio pugno le sue ultime volontà: tutti i suoi beni, per un valore complessivo di circa 800mila euro tra immobili e liquidità, sarebbero andati a un solo nipote, all’epoca trentenne. La donna non aveva né marito né figli. Per questo, dal punto di vista giuridico, poteva disporre liberamente dell’intero patrimonio senza violare alcuna quota di legittima, dato che fratelli e nipoti non rientrano tra gli eredi necessari tutelati dal codice civile.

Il ricorso dei parenti esclusi

Gli altri nipoti, rimasti fuori dall’asse ereditario, hanno impugnato la scheda testamentaria sostenendo che fosse falsa, scritta “con mano guidata”. A fondamento delle loro accuse c’era una patologia oculare di cui soffriva la zia, la maculopatia essudativa, che secondo i ricorrenti le avrebbe impedito di scrivere in autonomia. La vicenda è così finita in tribunale, prima a Modena e poi in Corte d’Appello a Bologna, dove i giudici hanno respinto le istanze dei parenti esclusi.

La perizia grafologica e l’esame della cartella clinica

Per fare chiarezza, la corte ha incaricato un perito di analizzare la grafia del testamento confrontandola con scritture autografe riconducibili alla donna. La relazione ha concluso che il documento è “interamente redatto da un’unica mano scrivente”. L’accertamento tecnico si è basato su un principio consolidato nella giurisprudenza: l’esame grafologico deve svolgersi sull’originale del documento, poiché solo su di esso è possibile rilevare gli elementi che consentono di risalire con elevato grado di probabilità all’autore della scrittura.

Nel caso di specie, la perizia ha anche stabilito che la data riportata sulla scheda è verosimilmente autentica.

Parallelamente, i giudici hanno passato al setaccio la documentazione clinica della donna. Da questa non è emersa alcuna compromissione cognitiva né alterazione di tipo motorio che potesse ostacolare la normale gestualità, compresa la scrittura autonoma. La maculopatia essudativa, pur essendo una patologia oculare seria che colpisce la visione centrale, non è risultata incompatibile con la capacità di redigere un testamento olografo, purché la persona mantenga le facoltà intellettive e la coordinazione necessaria.

La corte ha quindi concluso per la validità del testamento “per assenza di incapacità”.

La conferma della legittimità

La sentenza di secondo grado conferma quanto già deciso dal Tribunale di Modena in primo grado: l’unico nipote indicato dalla donna resta l’erede legittimo di case e conti correnti. I giudici hanno respinto in toto le richieste dei parenti, che puntavano all’esclusione dell’autografia e all’apertura della successione legittima, che li avrebbe visti coinvolti nella ripartizione del patrimonio. La vicenda giudiziaria, durata anni, si è chiusa con la conferma della piena validità delle volontà espresse dalla donna.

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