Genova, intossicazione di massa al Just Balilla: si indaga sulla sindrome sgombroide
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Redazione Interno
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Un ordinario pranzo di lavoro, consumato presso il Just Balilla di via Cesarea, si è tramutato in un'emergenza sanitaria che ha coinvolto, in due distinte ondate, diverse decine di persone. La scena, ricostruita dagli interventi dei soccorsi, si è ripetuta con inquietante similarità: gruppi di colleghi, dopo aver consumato pasti che includevano tonno, hanno iniziato a manifestare una costellazione di sintomi acuti e debilitanti. Tra questi, spiccavano arrossamenti cutanei diffusi, violente manifestazioni gastrointestinali e, nei casi più preoccupanti, difficoltà respiratorie e nella deglutizione che hanno reso necessario il trasporto in codice d'urgenza. La situazione più critica ha riguardato una giovane donna, di 26 anni, ricoverata in codice rosso all'ospedale Galliera, mentre altri intossicati sono stati trattati in diversi pronto soccorso cittadini.
L'ipotesi tossica al centro delle indagini
Le indagini, coordinate dal Nucleo Antisofisticazioni dei Carabinieri in collaborazione con gli ispettori dell'Azienda Sanitaria Locale, si stanno concentrando sulla cosiddetta sindrome sgombroide, un'intossicazione alimentare causata dall'ingestione di pesce mal conservato. Questo tipo di avvelenamento, come sanno bene gli investigatori, non altera in modo percettibile il sapore o l'odore del prodotto, rendendolo un pericolo subdolo. L'attenzione degli inquirenti si è pertanto rivolta all'intera filiera, dalla provenienza del tonno – che il titolare del locale dichiara di aver acquistato "come sempre" senza ulteriori lavorazioni – fino alle modalità di stoccaggio e preparazione all'interno dell'esercizio commerciale. Il proprietario del Just Balilla, visibilmente scosso dagli eventi, ha espresso il suo rammarico per i clienti colpiti, sottolineando di aver utilizzato prodotti con una "scadenza lunga".
La dinamica dei due episodi ravvicinati
La cronaca degli eventi ha visto un primo picco di malori nel primo pomeriggio, quando un gruppo di dieci persone ha richiesto l'intervento delle ambulanze. Poche ore dopo, quasi in una sinistra replica, un secondo episodio ha coinvolto altre otto persone in un'azienda di viale Brigata Bisagno, le quali avevano anch'esse consumato pasti ordinati dallo stesso bar. La rapidità con cui si sono manifestati i sintomi, unitamente alla loro specificità clinica, ha fornito ai sanitari e agli ispettori un indizio cruciale, orientando da subito le ipotesi verso una contaminazione di tipo tossico piuttosto che batterico. Gli accertamenti, in questa fase, mirano a ricostruire con precisione la temperatura di conservazione del pesce fin dal momento dello sbarco, elemento spesso decisivo per la formazione delle istamine responsabili della reazione.
Le verifiche sulla catena del freddo
Sebbene le autorità sanitarie non abbiano ancora rilasciato un comunicato ufficiale conclusivo, il protocollo d'indagine in casi del genere è ormai consolidato. Oltre ai prelievi di campioni degli alimenti rimasti in locale e all'ispezione delle attrezzature, gli accertamenti tecnici si stanno focalizzando su eventuali interruzioni della catena del freddo, che possono verificarsi durante il trasporto o nella conservazione in attesa della preparazione. L'obiettivo delle forze dell'ordine è duplice: da un lato, chiarire le responsabilità per un episodio che ha messo a serio rischio la salute pubblica; dall'altro, escludere che partite compromesse possano essere ancora in circolazione, evitando così che nuovi casi possano aggiungersi a un bilancio già grave.




