Il cardiologo Badagliacca: “Ritardi fino a due anni per la diagnosi di ipertensione arteriosa polmonare”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Roma. La mancanza d’aria non è mai solo un sintomo fisico, ma diventa, per chi convive con l’ipertensione arteriosa polmonare (Iap), la cifra di un’esistenza segnata dall’attesa. Un’attesa che, troppo spesso, riguarda il momento in cui finalmente un nome viene dato a quella progressiva difficoltà a respirare, a quella stanchezza che si fa insormontabile. Roberto Badagliacca, professore associato alla Sapienza e responsabile della Uos di terapia intensiva cardiologica al Policlinico Umberto I di Roma, lo spiega con la precisione di chi ogni giorno osserva le conseguenze di questo ritardo: i sintomi iniziali – la dispnea, l’affaticamento – sono aspecifici. Somigliano a tante altre patologie cardiache o polmonari più comuni e, per questo, inducono in errore, posticipando il momento della diagnosi anche oltre il confine dei due anni dalla prima manifestazione del malessere.

Sono circa 3.500 le persone che in Italia convivono con questa patologia rara, nella maggior parte dei casi donne, il cui cuore destro è sottoposto a un sovraccarico continuo a causa dell’aumento di pressione nelle arterie polmonari. Un’emergenza silenziosa che ha spinto Msd Italia a promuovere “Aria di vita – ed è musica per le persone con ipertensione arteriosa polmonare”, una campagna di sensibilizzazione presentata al Forum Theatre di Roma. Non si tratta di una semplice iniziativa informativa, bensì di un tentativo di tradurre il respiro – quel gesto vitale reso faticoso dalla malattia – in un linguaggio universale come quello della musica. A dare forma a questo intento è stato il maestro Enrico Melozzi, violoncellista e direttore d’orchestra, che ha composto un brano inedito raccogliendo le storie, le esigenze e le emozioni delle persone con Iap fornite dalle associazioni che da sempre le affiancano.

Un percorso a ostacoli tra ascolto e diagnosi

Il percorso che va dall’insorgenza dei primi sintomi alla presa in carico è ancora oggi disseminato di ostacoli. Vittorio Vivenzio, presidente dell’Associazione Malati di Ipertensione Polmonare (Amip), sottolinea come l’iniziativa abbia il merito di accendere i riflettori su una condizione che resta spesso invisibile agli occhi della società civile e, talvolta, anche della stessa classe medica non specializzata. L’importanza, ribadita con forza, è quella di far sentire meno sole le persone che affrontano questa sfida quotidiana, permettendo loro di sapere che esistono reti di supporto e centri di riferimento. È proprio su questo punto che si gioca una parte cruciale della gestione della patologia: indirizzare il paziente verso strutture specializzate dove la diagnosi precoce non è solo un concetto, ma la premessa per accedere a terapie sempre più mirate.

Se in passato, come ricorda lo stesso Badagliacca, l’unica strada percorribile nei casi più gravi era il trapianto polmonare o cuore-polmone, oggi il panorama terapeutico si è ampliato. Si dispone di farmaci vasodilatatori e, soprattutto, di molecole più nuove capaci di agire direttamente sui meccanismi biologici alla base della malattia. L’obiettivo non è più soltanto quello di migliorare i sintomi, ma di rallentare la progressione del danno, incidendo in modo significativo sulla sopravvivenza e sulla qualità della vita. Un cambiamento epocale, se si considera che il ritardo diagnostico, che può protrarsi anche per anni, rischia di vanificare in parte i progressi della ricerca, consentendo alla malattia di progredire in modo irreversibile.

Trasformare l’emozione in consapevolezza sociale

Marika Gattus, membro del consiglio direttivo dell’Associazione Ipertensione Polmonare Italiana (Aipi), ha voluto sottolineare come, per chi vive con questa condizione, il respiro rappresenti una vera e propria conquista quotidiana. La sua testimonianza, insieme a quella di altri pazienti, è confluita nel lavoro del maestro Melozzi. “In questi ultimi mesi – ha raccontato il compositore – ho avuto l’opportunità di ascoltare storie intense, fragili, coraggiose. Storie di persone per cui ogni respiro è una sfida e la vita quotidiana un percorso a ostacoli”. Da questo ascolto è nata una composizione per orchestra – fiati, archi e voci corali – che tenta di restituire la forza umana che emerge dietro la fragilità della malattia. La musica, in questo contesto, diventa uno strumento di advocacy: colpisce l’ascoltatore, lo informa e lo invita a comprendere una realtà complessa.

A sostenere l’operazione c’è la volontà di Msd Italia di esplorare linguaggi nuovi per parlare di malattie rare. Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata dell’azienda, ha parlato di una comunicazione che non si limita a informare ma ispira all’azione, unendo la scienza all’arte per restituire centralità alla persona. Parte integrante della campagna è anche un’installazione simbolica dal Titolo “Note di vita”: un grande sassofono realizzato in stampa 3D, che funge da totem itinerante. Dopo l’anteprima romana, lo strumento si sposterà in diverse città – Bologna e Milano – offrendo al pubblico la possibilità di ascoltare il brano e approfondire la conoscenza della patologia attraverso contenuti informativi dedicati. Un modo per portare la consapevolezza fuori dagli spazi strettamente clinici e dentro il flusso della vita quotidiana, dove il respiro, per molti, non è ancora un problema.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.