Artigiano in Fiera chiude la trentesima edizione sfiorata da un milione di visitatori
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Redazione Interno
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La kermesse, che ha chiuso i battenti ieri nei padiglioni di Rho dopo nove giorni di apertura, consolida così il suo primato di salone mondiale dedicato alla piccola manifattura e al lavoro manuale, un settore che, nonostante le pressioni dell'economia globale, dimostra una vitalità sorprendente. I numeri, d'altronde, parlano con chiarezza: sono stati 2.800 gli espositori giunti da novanta paesi, una cifra che include seicentoquattro nuove imprese al loro debutto assoluto nell'arena della fiera, le quali hanno animato nove padiglioni, ovvero uno in più rispetto alla scorsa edizione, con il supporto operativo di oltre quindicimila addetti agli stand.
Il filo conduttore: la persona al centro del mestiere
Il tema portante di questa edizione, come sottolineato dagli organizzatori, è ruotato attorno alla centralità della persona e alla valorizzazione del suo saper fare, un concetto che Antonio Intiglietta, presidente di GeFi e ideatore della manifestazione, ha sintetizzato definendolo "espressione dell'umanità al lavoro". Un'umanità che, camminando tra i corridoi, si poteva toccare con mano nell'eterogeneità delle proposte: dai caciocavalli pugliesi appesi in bella vista alle birre artigianali di Palinuro, dalle clementine della piana di Sibari offerte come auspicio per le festività fino alle scarpe marchigiane e ai profumi della Provenza, in un caleidoscopio di sapori e arti che abbracciava continenti, dall'Asia all'Africa fino alle Americhe.
Una presenza costante che guarda al futuro
Il traguardo del milione di presenze, ormai raggiunto per il secondo anno consecutivo, non rappresenta dunque un picco isolato ma il segno di un radicamento solido nel panorama fieristico nazionale e internazionale, un vero e proprio "assedio slow", come qualcuno l'ha definito, pacifico e curioso, da parte di un pubblico sempre più vasto. La conferma di questo successo, peraltro, arriva subito con l'annuncio delle date per la prossima edizione, a dimostrazione di una macchina organizzativa che non si ferma e che anzi, ampliando lo spazio espositivo, ha saputo rispondere a una domanda crescente senza disperdere la qualità dell'offerta.
Oltre i numeri, la sostanza di un modello
Quello che emerge, al di là della semplice conta dei visitatori, è la fotografia di un ecosistema economico resiliente, fondato sulla relazione diretta, sull'unicità del prodotto e sulla storia che esso porta con sé, elementi che la standardizzazione della grande distribuzione non può replicare. Un modello che, mentre attrae folle verso Milano, rivendica con forza il proprio ruolo in un tessuto produttivo spesso dominato da logiche diverse, mostrando come l'artigianato di qualità, nelle sue infinite declinazioni, continui a esercitare un fascino potente e a costituire una leva di sviluppo concreta per migliaia di realtà imprenditoriali.




