Vittorio Sgarbi, Evelina a Verissimo: «Stabile ma grave. Temo per la sua vita»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Vittorio Sgarbi è ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Agostino Gemelli di Roma dal 30 settembre, quando è arrivato in ospedale per una grave insufficienza respiratoria. Da allora le sue condizioni vengono definite stabili, ma il quadro clinico resta molto delicato. L'ultimo bollettino diffuso dalla struttura sanitaria, firmato dal professor Massimo Antonelli, ha comunicato che il critico d'arte è stato sottoposto a una tracheostomia percutanea.
«Nonostante il miglioramento del quadro polmonare e della microembolia polmonare occorsa, l'attuale non svezzabilità dal supporto ventilatorio ha reso necessaria una tracheostomia percutanea». Queste le parole contenute nella nota ufficiale dell'ospedale. La procedura, chiamata anche tracheotomia percutanea, consiste nel creare un'apertura nella trachea attraverso la parte anteriore del collo, nella quale viene inserita una cannula che consente di facilitare la respirazione.
Si tratta di un intervento utilizzato quando il paziente necessita di un supporto ventilatorio prolungato o non riesce ancora a respirare autonomamente in modo adeguato.
Il racconto di Evelina Sgarbi a Verissimo
Ospite nel salotto di Silvia Toffanin, la figlia Evelina Sgarbi ha raccontato per la prima volta le sue preoccupazioni per le condizioni del padre. «Ho tanta paura per mio padre. Da un anno denuncio questa situazione», ha dichiarato, spiegando di aver finalmente ottenuto le cartelle cliniche dopo quasi un anno di richieste. Secondo quanto riferito da Evelina, dalla documentazione emergerebbero patologie organiche gravi, tra cui una trombosi della vena succlavia che avrebbe causato ischemie cerebrali, e sarebbe citata anche la demenza senile.
«La depressione è l'ultimo dei problemi», ha detto la 26enne, sostenendo che il fisico del padre fosse già provato da tempo.
Evelina ha poi ricostruito i giorni precedenti al ricovero, parlando di un uomo «portato in giro come un pacco postale» per tutta l'estate nonostante le condizioni di salute già compromesse. «Mi hanno detto che, a Castellabate, hanno addirittura dovuto sollevarlo in due per portarlo sul palco», ha raccontato, aggiungendo di aver visto il padre in terapia intensiva completamente sedato e intubato. «Il primario mi ha detto che non sta reagendo bene alle cure, non sono troppo ottimisti», ha riferito, precisando che il quadro resta critico nonostante la stabilità clinica.
Le accuse e la diffida alla Rai
Nel corso dell'intervista, Evelina Sgarbi ha rivolto accuse pesanti verso le persone vicine al padre, in particolare la compagna Sabrina Colle, sostenendo che il loro «non è affetto» e che il critico sarebbe stato spremuto fino in fondo nonostante le sue condizioni. La giovane ha anche parlato di una presunta dicitura «coniugato» riportata nelle cartelle cliniche, definendola «un'altra cosa incredibile» e ipotizzando che possa aver influito sulla gestione delle decisioni sanitarie.
Nelle ore precedenti, il legale di Evelina Sgarbi aveva diffidato la Rai in merito ad alcune dichiarazioni attribuite a Sabrina Colle durante la trasmissione La Vita in Diretta, secondo cui il critico sarebbe stato «vigile e in grado di comunicare». Nella nota diffusa dall'avvocato Lorenzo Iacobbi si precisava che il professore versa «ancora intubato e sedato nel reparto di rianimazione», non essendo quindi nelle condizioni descritte. Anche fonti vicine a Sgarbi avevano confermato che l'uomo non comunica parlando, ma solo con qualche cenno nei momenti in cui viene ridotta la sedazione.
Il quadro clinico e la prognosi
La microembolia polmonare che aveva colpito Sgarbi è in miglioramento, così come il quadro polmonare complessivo. Tuttavia, la persistente difficoltà a interrompere il supporto ventilatorio ha reso necessario il ricorso alla tracheostomia, una procedura che non indica di per sé un peggioramento, ma segnala la necessità di proseguire l'assistenza respiratoria per un periodo prolungato. Al momento, il Policlinico Gemelli non ha comunicato tempi certi per la conclusione del ricovero o per un eventuale trasferimento fuori dalla terapia intensiva.
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