Stadio-clinica a Terni, la famiglia Rizzo affida la propria posizione all'avvocato Morcella

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giorno dopo l’avvio dei primi, seppur preliminari, lavori nell’area del Liberati, contrassegnati dalla comparsa di cartelli all’ingresso e dalla perimetrazione dell’ex Ternanello, la complessa vicenda dello stadio-clinica si arricchisce di un passaggio politico e societario che ne accentua la delicatezza. A rompere un silenzio divenuto ormai assordante è stata la famiglia Rizzo, proprietaria della Ternana e titolare della clinica privata Villa Claudia a Roma, la quale ha scelto di affidare all’avvocato Manlio Morcella la gestione della propria posizione in una fase che viene definita, senza mezzi termini, di “stallo”. Una situazione di impasse che, secondo le valutazioni della proprietà, potrebbe arrecare un potenziale pregiudizio alla stessa tenuta societaria del club, gettando un’ombra di incertezza sul futuro dell’operazione e, di riflesso, su quello della squadra di calcio.

La replica dell’avvocatura regionale

Non tarda ad arrivare la risposta istituzionale, che si inserisce in un tam-tam mediatico ormai incessante. Dopo le dichiarazioni della famiglia Rizzo e le precisazioni diffuse dal Comune di Terni in merito all’udienza tenutasi il 18 novembre, a intervenire nuovamente sull’intricata matassa è l’avvocatura regionale. Quest’ultima, in una nota ufficiale, motiva la propria decisione di tornare a esprimersi “alla luce – come si legge testualmente – di continue e protratte errate, inveritiere, scorrette informazioni che si susseguono relativamente alle vicende processuali e amministrative” che riguardano il caso. Una mossa dettata, quindi, dalla necessità di correggere quanto viene percepito come un racconto pubblico inaccurato degli eventi.

Il contenuto della nota

La presa di posizione dell’avvocatura, agendo “in nome e per conto della Regione Umbria”, si spinge a stigmatizzare con toni particolarmente netti la narrazione che si è andata diffondendo nei giorni scorsi. Smentendo categoricamente alcune voci circolate, l’ente regionale tiene a chiarire due aspetti fondamentali del procedimento: in primo luogo, che la Regione “non ha ritirato l’istanza cautelare” presentata al Tar; in secondo luogo, che il rinvio dell’udienza al 27 gennaio è avvenuto “su richiesta di tutti i legali” coinvolti nella vertenza. Queste puntualizzazioni, che attingono direttamente al verbale dell’udienza, mirano a ristabilire una verità fattuale che, a giudizio dell’avvocatura, era stata offuscata da ricostruzioni parziali.

Uno stallo dai contorni giudiziari

La disputa, che vede dunque contrapposte le istanze della proprietà del club, gli interessi dell’amministrazione comunale e le valutazioni tecniche della Regione, sembra quindi destinata a prolungarsi, con il suo baricentro che si è spostato in sede giudiziaria. L’attesa è ora rivolta alla prossima scadenza dinanzi al Tar, fissata per il 27 gennaio, mentre le parti continuano a ribadire le proprie ragioni attraverso comunicati e note ufficiali. Da una parte, la famiglia Rizzo insiste sul fatto che “i patti vanno mantenuti”, richiamando un accordo la cui esatta natura resta al centro del contendere; dall’altra, l’avvocatura regionale replica che “la verità è nelle carte”, affidando la soluzione della controversia alla stretta interpretazione degli atti amministrativi e processuali.

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