Ucciso a Leopoli l’ex presidente del parlamento ucraino Andrij Parubij
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Redazione Esteri
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Un sicario, travestito con il classico casco integrale e il borsone tipico dei corrieri delle consegne a domicilio, ha assassinato questa mattina a Leopoli Andrij Parubij, una delle figure più emblematiche e controverse della politica ucraina degli ultimi dieci anni. L’ex presidente della Verchovna Rada, il parlamento di Kiev, e già segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, è stato freddato con diversi colpi di pistola – si parla di almeno cinque, sebbene alcune ricostruzioni iniziali dei testimoni ne abbiano contati fino a otto – mentre camminava per strada. L’aggressore, dopo aver esploso i colpi a distanza ravvicinata, si è poi allontanato con rapidità a bordo di una bicicletta elettrica, scomparendo nel traffico cittadino e lasciando sul selciato il corpo senza vita del politico.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza, che hanno già iniziato a circolare online, mostrano una scena tanto rapida quanto agghiacciante nella sua normalità. L’assassino, il cui volto è completamente celato dal casco, si muove con un’apparente calma che maschera i suoi veri intenti, mimetizzandosi perfettamente tra le migliaia di rider che ogni giorno affollano le città. Nelle riprese, la vittima è parzialmente nascosta dalla vegetazione mentre l’uomo, dopo aver aperto il fuoco, fugge di corsa tenendo in mano la borsa termica, dettaglio che rende il tutto ancor più sinistro. Le autorità, come confermato dal ministro degli Interni Ihor Klymenko, hanno immediatamente avviato una caccia all’uomo su vasta scala per identificare e catturare il killer.
Andrij Parubij, parlamentare di “Solidarietà Europea” e tra i più stretti collaboratori dell’ex presidente Petro Poroshenko, non era un politico qualsiasi. La sua figura era profondamente intrecciata con la recente storia ucraina, avendo ricoperto un ruolo di primo piano durante la Rivoluzione della Dignità del 2014, quando le proteste di piazza Maidan portarono alla caduta del governo filo-russo. Da segretario del Consiglio di sicurezza nazionale in quel periodo cruciale, si trovò a gestire le fasi iniziali del conflitto nel Donbass e l’annessione russa della Crimea, accumulando, inevitabilmente, un lungo elenco di nemici potenti e pericolosi. La sua carriera, segnata da posizioni nazionaliste e da una fervente adesione all’integrazione euro-atlantica, ne faceva un obiettivo simbolico di altissimo profilo.




