La scelta dell'Ipc per Verona e il dietrofront della Francia: cerimonia d'apertura senza atleti, a sfilare saranno solo volontari
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Redazione Sport
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Non ci saranno i portabandiera, né atleti a sventolare il tricolore o i vessilli delle cinquantasei nazioni partecipanti, venerdì 6 marzo all’Arena di Verona. La cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina, in programma fino al 15 marzo, si terrà infatti senza la tradizionale sfilata delle delegazioni sportive, sostituite da figuranti e volontari che reggeranno le bandiere al posto di coloro che, tecnicamente, ne sarebbero i legittimi interpreti. Il Comitato paralimpico internazionale (Ipc) ha ufficialmente motivato la decisione con ragioni logistiche, ovvero la distanza eccessiva tra l’anfiteatro veronese e i villaggi olimpici, una trasferta che avrebbe costretto gli atleti a spostamenti lunghi e complessi a poche ore dalle gare del mattino seguente, previste principalmente a Cortina e in Val di Fiemme. Una giustificazione che, per quanto tecnicamente fondata — e suffragata dalla difficoltà di molte delegazioni, Italia compresa, di garantire la presenza fisica dei propri alfieri come Renè De Silvestro e Chiara Mazzel, impegnati il giorno dopo — finisce però per sovrapporsi, e in parte celare, il clima di forte tensione geopolitica che avvolge l’evento.
Il nodo politico e il boicottaggio di dodici nazioni
Alla base della protesta, che ha di fatto reso impraticabile la partecipazione piena degli sportivi, c’è la scelta dell’Ipc di riammettere atleti russi e bielorussi con i propri simboli nazionali — bandiera e inno — per la prima volta dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Una decisione che ha spinto ben dodici Paesi, tra cui l’Ucraina stessa, a dichiarare il proprio boicottaggio della cerimonia. A Kiev, il Comitato paralimpico nazionale ha parlato apertamente di una politica di lealtà nei confronti di Mosca, definendo intrisa di sangue la bandiera che sventolerà sul suolo italiano; e all’indignazione ucraina si sono accodate Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Paesi Bassi, Germania, Repubblica Ceca, Canada, Croazia e, stando alle ultime dichiarazioni, anche la Francia. Non si tratta di una protesta formale, limitata alla semplice assenza degli alfieri: Parigi, per bocca della ministra dello Sport Marina Ferrari, ha annunciato che non invierà alcun rappresentante istituzionale del proprio governo né all’apertura di Verona né, almeno per ora, alla chiusura del 15 marzo a Cortina, una presa di posizione netta che intende esprimere il proprio dissenso senza però mettere in discussione la partecipazione degli atleti francesi alle competizioni. Una linea, quella transalpina, che segue di fatto l’esempio di altre capitali europee e che rappresenta un ulteriore smacco per l’Ipc, costretto a gestire una frattura che appare ormai insanabile.
L’ombra del conflitto e la risposta dell’organizzazione
La riammissione di Russia e Bielorussia con i propri emblemi nazionali rappresenta una cesura netta rispetto alla linea seguita durante le Olimpiadi, dove quegli stessi atleti gareggiarono da neutrali, e anche rispetto alle ultime edizioni estive. Sei gli atleti russi ammessi, quattro quelli bielorussi, un numero contenuto ma dal valore altamente simbolico, che ha riaperto ferite che lo sport, soprattutto in un contesto paralimpico che dovrebbe esaltare l’inclusione e il superamento delle barriere, fatica a ricucire. Il governo italiano, già a febbraio, aveva espresso attraverso una nota congiunta dei ministri Antonio Tajani e Andrea Abodi la propria "assoluta contrarietà" alla scelta, pur confermando la piena operatività dell’evento. E mentre il governo ucraino, attraverso il suo comitato paralimpico, ha chiesto formalmente che la propria bandiera non venga nemmeno esposta durante la cerimonia, l’Ipc ha replicato annunciando che nel corso della diretta televisiva verranno trasmessi dei contributi video registrati nei giorni scorsi, nei quali gli alfieri delle varie nazioni riceveranno comunque un riconoscimento pubblico, seppur a distanza. Una soluzione ibrida, che tenta di salvare la forma senza però intaccare la sostanza di una protesta che ha ormai contagiato una parte rilevante dell’Europa sportiva.
Volontari in primo piano a Verona, la musica di Dardust farà da colonna sonora
All’Arena di Verona, dunque, saranno circa duecento i volontari a sfilare, reggendo i vessilli di tutti i Paesi, inclusi quelli di Russia e Bielorussia, in una parata che rischia di apparire paradossalmente asettica nonostante la scenografia suggestiva del più celebre anfiteatro lirico italiano. Saranno loro, i figuranti, a sopportare il peso di un ruolo che avrebbe dovuto essere dei veri protagonisti dei Giochi, e a dover gestire, loro malgrado, l’imbarazzo di una rappresentanza che si fa inevitabilmente politica. Il Comitato organizzatore ha cercato di spostare l’attenzione sul concept artistico della serata, intitolato "Life in Motion", affidando la colonna sonora al musicista e produttore Dardust, già autore del brano ufficiale "Fantasia Italiana", che si esibirà dal vivo intrecciando pianoforte ed elettronica. Una scelta che mira a celebrare l’energia e il movimento, ma che difficilmente potrà distogliere lo sguardo dalle bandiere portate da mani estranee, in una cerimonia che, per la prima volta dai tempi di Mosca 1980, vedrà gli atleti assenti dal momento più solenne e mediatico. Una assenza che, più di qualsiasi comunicato stampa, racconta quanto il conflitto in Ucraina continui a condizionare il mondo dello sport, trasformando anche un evento pensato per celebrare l’abilità e il corpi in un palcoscenico di tensioni e divisioni.




