Gaza sul baratro: tregua scaduta, negoziati in stallo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La prima fase del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, durata 42 giorni, è ufficialmente scaduta ieri, lasciando il negoziato in un’impasse che sembra difficile da superare. Nonostante i tentativi di mediazione internazionale, le parti coinvolte non hanno trovato un terreno comune, e le trattative per la seconda fase, che avrebbero dovuto iniziare quasi un mese fa, sono ancora ferme. Lo scorso giovedì, Tel Aviv ha accettato di inviare una delegazione al Cairo, ma i colloqui si sono conclusi senza alcun progresso significativo.

Israele, attraverso il primo ministro Benjamin Netanyahu, ha proposto di estendere la prima fase del cessate il fuoco di altri 42 giorni, allineandosi alla proposta statunitense che prevedeva una tregua prolungata fino alla fine del Ramadan e della Pasqua ebraica. Tuttavia, Hamas ha respinto questa opzione, insistendo per passare direttamente alla seconda fase dell’accordo, che prevede la liberazione di tutti i 59 ostaggi ancora detenuti – di cui si stima che 24 siano ancora in vita –, il ritiro delle truppe israeliane da Gaza e l’istituzione di un cessate il fuoco definitivo.

Il leader di Hamas, Mahmoud Mardawi, ha ribadito la posizione del gruppo militante palestinese in un’intervista all’Afp: «L’unico modo per raggiungere la stabilità nella regione e garantire il ritorno dei prigionieri è completare l’attuazione dell’accordo, iniziando con la seconda fase». Una posizione che, al momento, sembra non lasciare spazio a compromessi.

Intanto, a Tel Aviv, i familiari degli ostaggi hanno manifestato in piazza, chiedendo che la tregua continui. Pochi minuti dopo la scadenza della prima fase, Hamas ha diffuso un nuovo video che mostra alcuni dei prigionieri, aumentando la pressione sul governo israeliano. Il video, che non entra nel dettaglio delle condizioni degli ostaggi, ha riacceso il dibattito pubblico sulla necessità di trovare una soluzione rapida.

Israele, da parte sua, ha confermato il suo appoggio alla proposta statunitense, formalizzata dal delegato Steve Witkoff, dopo una riunione del gabinetto di sicurezza guidata da Netanyahu. «Israele adotta il piano proposto dagli Stati Uniti», si legge in un comunicato ufficiale, che però non sembra aver convinto Hamas.

La situazione resta dunque tesa, con Gaza che si trova nuovamente sull’orlo di un’escalation militare. La prima fase del cessate il fuoco, iniziata lo scorso ottobre, aveva permesso la liberazione di alcuni ostaggi israeliani e di centinaia di prigionieri palestinesi, ma ora il rischio è che il conflitto riprenda con intensità. Le parti, divise su obiettivi e tempistiche, non mostrano segni di voler cedere, lasciando la regione in un limbo di incertezza e tensione.

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