Il funerale laico e il testamento: l’eredità di Enrica Bonaccorti passa a Verdiana

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’erano una volta, nella chiesa sbagliata per una donna come lei, i fiori recisi che detestava. Enrica Bonaccorti, scomparsa il 12 marzo all’età di 76 anni dopo una battaglia contro un tumore al pancreas che ne aveva segnato gli ultimi mesi, aveva pianificato ogni dettaglio del suo congedo con la stessa meticolosità che metteva nella scrittura delle sue novelle. Il funerale, celebrato il 14 marzo alla Chiesa degli Artisti di piazza del Popolo a Roma, è stato così l’ultimo atto di una vita vissuta sempre in prima persona, senza deleghe: niente composizioni floreali, come aveva esplicitamente chiesto a Silvia Toffanin nell’ultima intervista a Verissimo lo scorso 25 gennaio, ma piante di limoni sistemate vicino all’altare, a simboleggiare la vita che continua invece della morte che recide.

La cerimonia, che ha visto la partecipazione di colleghi e amici, è stata scandita dalle note di due brani che la conduttrice aveva scelto personalmente: La lontananza di Domenico Modugno, un pezzo da lei firmato, ha accompagnato l’ingresso del feretro, mentre Il cielo di Renato Zero ne ha segnato l’uscita tra gli applausi di una piazza gremita. Proprio Renato Zero, assente fisicamente perché impegnato in un concerto a Mantova, ha voluto essere presente con una lettera toccante, letta durante l’omelia da monsignor Antonio Staglianò, in cui ripercorreva un’amicizia lunga una vita fatta di complicità e sostegno reciproco.

L’eredità e le ultime volontà della conduttrice

Negli ultimi mesi di malattia, e Bonaccorti ne era perfettamente consapevole dato che il tumore non era più operabile come aveva raccontato proprio a Verissimo, aveva deciso di mettere ordine non solo nei suoi affetti ma anche nelle questioni patrimoniali. Durante quell’ultima chiacchierata con Silvia Toffanin, aveva anticipato di aver già predisposto il testamento, specificando anche le volontà relative al funerale e ai canti che avrebbero dovuto essere eseguiti. Tutto il suo lascito, non solo quello materiale ma anche quello professionale e affettivo, è destinato alla figlia Verdiana, che le è stata accanto fino all’ultimo respiro dimostrando un attaccamento che chi le stava vicino descrive come simbiotico.

La figlia, che Enrica aveva avuto dal matrimonio con Arnaldo Del Piave, è stata descritta dagli amici più stretti come una colonna, una presenza costante che nei momenti più difficili sembrava aver invertito i ruoli trasformandosi in madre della madre. La conduttrice, che in un’intervista a La volta buona del 12 febbraio aveva confessato il rimpianto di non aver potuto accompagnare Verdiana a scuola quando era piccola a causa degli impegni lavorativi, ha trovato proprio in lei la forza per affrontare gli ultimi mesi, quelli più duri caratterizzati dalla ripresa della chemioterapia perché il tumore non dava segni di ridursi.

La malattia raccontata in televisione senza filtri

Bonaccorti non aveva mai fatto mistero delle sue condizioni, anzi, aveva scelto di condividere pubblicamente il percorso della malattia con quella schiettezza che l’aveva sempre contraddistinta e che, come ha sottolineato l’amico Valerio Rossi Albertini a Domenica In, non le aveva mai procurato odiatori ma solo affetto sincero. Lo scorso settembre, con un post su Instagram in cui faceva riferimento anche alla scomparsa di Eleonora Giorgi, aveva rotto il silenzio dei quattro mesi in cui si era nascosta persino dagli amici più cari, ammettendo di non sentirsi all’altezza di affrontare la malattia con la stessa forza dimostrata dall’attrice.

A Verissimo, a gennaio, era stata altrettanto diretta: aveva spiegato che le cure non stavano dando i risultati sperati e che avrebbe dovuto continuare con la chemioterapia, nella speranza di poter essere operata in futuro. Ma era anche apparsa serena, quasi distaccata, mentre parlava della sua autobiografia in lavorazione, un progetto che le riempiva le giornate e che considerava un modo per aprire la mente su se stessi, un esercizio che consigliava a tutti.

I funerali tra assenze pesanti e ricordi sinceri

Oltre alla lettera di Zero, letta in una chiesa gremita di volti noti, c’è stata la commozione di Mara Venier, che ha scelto di uscire da un ingresso secondario per evitare le telecamere, e la lettura della Preghiera degli artisti da parte di Eleonora Daniele, mentre Valerio Rossi Albertini ha proposto una novella della stessa Bonaccorti. Gianni Ippoliti, Gloria Guida, Pino Strabioli, Michele Guardì, Franco Nero e Giancarlo Magalli erano tra i tanti che hanno voluto porgere l’ultimo saluto a una donna che, come ha ricordato Rossi Albertini, quando andava per strada lasciava tutti incantati e riceveva manifestazioni di affetto spontanee dalla gente comune.

Il feretro, accompagnato dalla figlia Verdiana e dall’ex marito, è stato accolto e salutato da applausi, in un’atmosfera che voleva essere, come lei stessa aveva auspicato, un ricordo sorridente e non un pianto funebre. Le piante di limoni accanto all’altare, volute per evitare i fiori recisi che considerava morti, restano l’immagine più forte e coerente di un addio che Bonaccorti aveva scritto e diretto fino all’ultima nota, lasciando detto come voleva essere ricordata e dimostrando, anche nella morte, quella lucidità spietata che gli amici le hanno riconosciuto fino alla fine.

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