L’eredità di Enrica Bonaccorti, le volontà della conduttrice e il testamento che guarda alla figlia Verdiana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ha messo ordine nei suoi ultimi pensieri, Enrica Bonaccorti, con la stessa meticolosità e quella punta di ironia che l’hanno sempre accompagnata nella vita e, soprattutto, in una carriera lunghissima trascorsa davanti ai riflettori. Consapevole, come ebbe modo di raccontare lei stessa in una delle sue ultime apparizioni televisive — era ospite a Verissimo da Silvia Toffanin —, della gravità della malattia che l’aveva colpita, quel tumore al pancreas che non le ha lasciato scampo, la conduttrice aveva deciso di dedicarsi agli affari terreni. Non solo per un fatto meramente burocratico, legato alla successione, ma per il desiderio, tipico di chi è abituato a controllare la scena, di lasciare tutto in ordine, compresi i dettagli del suo saluto finale. E così, tra le sue volontà, non c’erano solo quelle relative al patrimonio immobiliare, che pure è consistente, ma anche indicazioni precise su come avrebbe voluto essere ricordata durante l’ultimo addio.

Il cuore del suo lascito, materiale e affettivo, batte tutto per Roma e per la sua famiglia. La figura centrale di questa eredità è la figlia Verdiana, nata nel 1973 dal primo matrimonio con Daniele Pettinari. È a lei, sostanzialmente, che andrà la quasi totalità dei beni. Bonaccorti viveva da sempre in un appartamento storico a Roma, nella zona di Ponte Milvio, un luogo al quale era legatissima come raccontò in un’intervista al quotidiano la Repubblica: vi abitava dall’età di diciotto anni, circondata da mobili di famiglia e dal ricordo dei genitori, una dimora che lei stessa descriveva come l’unico bene a cui tenesse davvero. In quella casa, tra l’altro, vivevano con lei, in un appartamento attiguo con porta comunicante, la stessa Verdiana e il nipote Teo, creando un nucleo familiare coeso e quotidiano che rende la successione naturale oltre che affettiva. A questi si aggiunge una seconda proprietà, una casa per le vacanze in Toscana, all’Argentario, dove amava ritirarsi.

Le volontà della conduttrice, dalla camera ardente al rifiuto dei fiori recisi

Ma se la destinazione dei beni appare chiara, altrettanto lo era la volontà di Bonaccorti di controllare l’estetica e il sentimento del proprio commiato. Non aveva lasciato nulla al caso: aveva scelto personalmente le musiche che avrebbero accompagnato i suoi funerali, e che puntualmente sono state eseguite nella chiesa degli Artisti a Roma, gremita di colleghi e amici. All’ingresso della bara, a sorprendere i presenti, sono state le note de “La lontananza”, il brano di Domenico Modugno di cui lei stessa era autrice, quasi a voler rivendicare, fino all’ultimo, il suo ruolo di creativa, di paroliera. All’uscita, invece, ha voluto “Il cielo” di Renato Zero, legame artistico e personale, un omaggio a un’amicizia profonda e duratura.

E ancora, un segnale forte della sua personalità anticonformista è arrivato dalla richiesta relativa all’allestimento della chiesa. Nessun fiore reciso, aveva chiesto esplicitamente. Al posto dei classici ceri e delle composizioni floreali, accanto al feretro sono stati posizionati quattro alberi di limoni carichi di frutti, un’immagine di vita e di continuità che stride volutamente con la staticità della morte. Una richiesta che parla di lei, del suo amore per le cose genuine e della sua insofferenza per gli orpelli inutili. Del resto, aveva spiegato in vita, considerava i fiori tagliati già morti, e dunque non adatti a rappresentare il suo passaggio.

Il patrimonio e il rapporto con l’ex marito Arnaldo Del Piave

Nel comporre il mosaico delle sue ultime volontà, non si può ignorare la presenza, discreta ma tangibile, di chi le è stato accanto in alcuni dei momenti più complessi della sua esistenza. Tra i presenti al funerale c’era anche Arnaldo Del Piave, il secondo marito, sposato a Las Vegas dopo un fulmine di tre mesi. Il loro fu un matrimonio breve ma intenso, segnato anche da un dolore profondo come la perdita di un figlio. Del Piave, intercettato dai cronisti, ha preferito mantenere un profilo riservato, limitandosi a poche parole di ringraziamento, ma la sua presenza testimonia la complessità dei legami affettivi che una persona si lascia alle spalle. Legami che, pur essendo sciolti sul piano formale, restano intrecciati alla storia di una vita.

Nulla si sa, al momento, di eventuali lasciti a lui destinati o ad altre figure del suo passato, come il principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, con cui visse una relazione molto chiacchierata a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Pare che Bonaccorti abbia voluto concentrare tutto sulla sua famiglia più stretta, sulla figlia Verdiana e sul nipote. Del resto, lo aveva sempre dichiarato: la sua vera ricchezza erano gli affetti, e i beni materiali, come quella casa a Ponte Milvio piena di ricordi, ne erano semplicemente il contenitore fisico.

I lasciti immateriali e l’omelia del vescovo Staglianò

C’è poi un’eredità che non si può quantificare in metri quadri o in oggetti preziosi, e che forse, nel caso di una figura pubblica come Enrica Bonaccorti, pesa altrettanto se non di più. È il patrimonio di stima e di affetto raccolto in decenni di carriera, fatto di collaborazioni, di amicizie vere e di quel rispetto professionale che non tutti riescono a conquistarsi. Ne è stata una prova tangibile l’omelia di monsignor Antonio Staglianò, rettore della chiesa degli Artisti, che si è rivolto direttamente alla figlia Verdiana, definendo lei e i presenti gli “eredi di questa bellezza”. Parole che vanno oltre la mera liturgia per consegnare ai vivi il compito di custodire la memoria e la leggerezza di una donna che ha fatto della comunicazione e dell’arte la sua ragione di vita. Una bellezza che, ha sottolineato il vescovo, si manifestava in quel “vizio di ridere anche quando si vorrebbe piangere”, una cifra stilistica che Bonaccorti ha mantenuto fino alla fine.

La salma, dopo i funerali, troverà riposo al cimitero di Prima Porta a Roma, tumulata lunedì mattina in una cerimonia riservata. Ma la discussione sulla sua eredità, quella fatta di case e di diritti d’autore, è destinata a rimanere una questione privata, protetta dal riserbo che la stessa conduttrice, così esposta in vita, avrebbe probabilmente preteso per la sua famiglia in un momento di lutto. L’unica certezza è che Verdiana, la figlia che le è stata accanto fino all’ultimo respiro nella clinica Ars Medica, raccoglierà il testimone di una storia familiare e professionale unica.

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