L’ultimo saluto a Roma nella Chiesa degli Artisti, tra le note di Modugno e la lettera commossa di Renato Zero
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Redazione Interno
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Il silenzio raccolto di piazza del Popolo è stato rotto, poco dopo le quindici, da un applauso lungo e sentito che ha accompagnato l’ingresso del feretro di Enrica Bonaccorti nella basilica di Santa Maria in Montesanto, la storica Chiesa degli Artisti. La salma della conduttrice, scomparsa il 12 marzo all’età di settantasei anni per un tumore al pancreas, è giunta sulle note de “La lontananza” di Domenico Modugno, un brano che porta anche la sua firma e che lei stessa aveva voluto per questo momento, quasi a suggellare un legame artistico e umano nato sui palcoscenici e proseguito nella scrittura. A stringersi attorno al legno chiaro della bara, accompagnandola all’interno, c’erano i suoi affetti più stretti: la figlia Verdiana, visibilmente provata, e l’ex marito Arnaldo Del Piave, che hanno fatto da silenziosi custodi a un dolore che ha trovato sfogo collettivo nell’abbraccio della folla e dei colleghi accorsi per tributare l’estremo saluto.
All’interno della chiesa, l’atmosfera era quella delle occasioni vere, quelle in cui il garbo e la riservatezza che hanno sempre contraddistinto la carriera di Bonaccorti si riflettevano nella compostezza dei presenti. Tra i banchi, un fitto parterre di volti noti del mondo dello spettacolo: Alba Parietti, che l’ha ricordata non solo come collega ma come “amica della gente”, Alberto Matano, Eleonora Daniele, Valeria Fabrizi e Guillermo Mariotto, accanto a loro anche Ilona Staller e Gianni Ippoliti. E poi, a testimonianza di una volontà espressa in vita dalla conduttrice, nessun fiore reciso ma vasi di limoni, a simboleggiare un amore per la natura e per le cose semplici, autentiche, lontane dalla retorica del lutto convenzionale.
Il commiato di Renato Zero e la regia degli affetti
Il momento forse più toccante della cerimonia, officiata da monsignor Antonio Staglianò, è arrivato quando sono state lette le parole di Renato Zero, assente in chiesa ma vicinissimo con il cuore e con la penna. “Sei stata all’occorrenza sorella, amica, complice, pur di non lasciarmi sguarnito”, si è levato dalla lettera, un testo che ha scavato nel profondo di un’amicizia lunga una vita, fatta di gioie condivise e di silenzi. “A un tratto, però, mi sono svegliato e non ci sei più”, ha proseguito il messaggio, mentre l’assemblea tratteneva il fiato; un saluto intimo che ha restituito la fragilità e la forza di un legame che il palcoscenico aveva cementato e che la morte non può scalfire, trasformando il ricordo in un’energia vitale destinata a rimanere. Monsignor Staglianò, che aveva anticipato di essersi preparato studiando le novelle e le poesie della Bonaccorti, ha poi rivolto il suo pensiero alla figlia Verdiana e agli amici, definendoli gli eredi di quella bellezza umana e artistica che la conduttrice ha disseminato nel corso della sua carriera.
La figlia Verdiana e gli ultimi giorni raccontati dall’agente
Il dolore, in queste ore, ha trovato rifugio nel riserbo più assoluto, specialmente per la figlia Verdiana, legata alla madre da un rapporto viscerale che Andrea Quattrini, storico agente e amico di lunga data della conduttrice, ha descritto nei giorni scorsi come “due corpi e un’anima”. Proprio Quattrini, intervenuto dalla camera ardente allestita nella clinica Ars Biomedica, aveva raccontato gli ultimi istanti di Enrica Bonaccorti, svelando un quadro di progressivo aggravamento nelle ultime due settimane, quando la conduttrice non era più cosciente. Nonostante tutto, aveva tenuto a sottolineare l’agente, fino a quando la lucidità l’ha assistita, Bonaccorti non aveva mai smesso di progettare, di pensare al futuro, a quell’autobiografia a cui teneva tanto e che avrebbe voluto portare a termine, dimostrando una tempra e una voglia di vivere che hanno lasciato il segno in chi le è stato accanto.
Le volontà della conduttrice e la presenza silenziosa del mondo dello spettacolo
A scandire il rito funebre non sono state solo le liturgie, ma anche le musiche, scelte con cura dalla stessa Bonaccorti che, nei mesi della malattia, aveva voluto lasciare disposizioni precise. All’uscita della bara dalla chiesa, come anticipato, è risuonato “Il cielo” di Renato Zero, un altro tassello di un dialogo artistico mai interrotto, quasi a voler accompagnare l’amica verso un orizzonte diverso con una melodia che parla di libertà. Tra i presenti, molti hanno ricordato la sua ultima apparizione pubblica, lo scorso 12 febbraio a “La volta buona” di Caterina Balivo, quando con la consueta eleganza parlò della malattia e dell’importanza della prevenzione, regalando al pubblico un sorriso che già sapeva di addio. Un garbo, il suo, che la Rai ha voluto omaggiare con una pubblicazione speciale su RaiPlay dal Titolo “Enrica Bonaccorti: la TV è garbo”, per ripercorrere due momenti significativi della sua carriera, da “Italia Sera” a “Pronto, chi gioca?”, programmi che l’hanno resa una delle figure più amate e rispettate della televisione italiana.
Description: I funerali di Enrica Bonaccorti a Roma nella Chiesa degli Artisti: l'ingresso del feretro sulle note di Modugno, la lettera commossa di Renato Zero e l'ultimo saluto di colleghi e amici.




