Dall’Isola al soglio di Pietro: i porporati siciliani e il prossimo conclave
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Redazione Interno
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Mentre i 135 cardinali, riuniti nella Cappella Sistina, attendono l’esito degli scrutini, è probabile che alcuni di loro, per ingannare il tempo, alzeranno lo sguardo verso l’affresco michelangiolesco che domina la volta. Quella scena, in cui il dito del Creatore sfiora quello di Adamo, sembra quasi preludere al momento in cui, tra fumi bianchi e extra omnes, verrà annunciato il nuovo pontefice. Tra i porporati chiamati a decidere, non mancheranno quelli di origine siciliana, eredi di una tradizione che ha visto l’Isola dare papi e influenti uomini di Chiesa.
Il conclave, che secondo le norme liturgiche deve iniziare tra il quindicesimo e il ventesimo giorno dalla morte del pontefice, potrebbe dunque svolgersi tra il 5 e il 10 maggio. Storicamente, negli ultimi 150 anni, l’elezione non ha mai superato i cinque giorni: Pio X fu scelto in appena quattro scrutini nel 1903, mentre Pio XI, nel 1922, richiese ben 14 votazioni. Se i tempi saranno rispettati, entro la prima decade di maggio sapremo chi siederà sulla cattedra di Pietro.
Intanto, già da settimane, complice anche il ricovero di Francesco al Gemelli, si è scatenato il toto-papa. Tra i nomi più ricorrenti spicca quello del segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, dato per favorito sia dai bookmaker inglesi sia dalle analisi di esperti. Accanto a lui, circolano quelli di altri prelati, come l’arcivescovo di Manila, Luis Antonio Tagle, considerato un outsider capace di sorprendere. ChatGPT, interrogato sulle possibili scelte, ha elaborato una top five in cui compaiono anche il cardinale austriaco Christoph Schönborn e il canadese Marc Ouellet.
Manca però, in questa tornata, un pezzo inaspettato: Milano, la diocesi più grande d’Europa, non avrà alcun rappresentante in conclave. Una circostanza senza precedenti negli ultimi 150 anni, dovuta al mancato conferimento della porpora all’arcivescovo Mario Delpini, che da otto anni guida i cinque milioni di fedeli ambrosiani. Fonti vicine alla Santa Sede suggeriscono che la decisione di Francesco sia legata a una mancata vigilanza su un sacerdote accusato di abusi, un caso che ha lasciato strascichi amari tra i fedeli.




