Il ritorno dei dazi, la festa delle borse e l’incognita del piano B di Trump
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Redazione Economia
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C’è un’euforia misurata, per non dire guardinga, nei listini del Vecchio continente all’indomani della storica bocciatura da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti dei dazi voluti da Donald Trump -5. Con una sentenza netta, sei voti contro tre, i giudici hanno sostanzialmente rispedito al mittente la pretesa della Casa Bianca di utilizzare l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), una norma del 1977 pensata per gestire emergenze nazionali, per imporre tariffe unilaterali e generalizzate su merci provenienti da tutto il mondo -1. La reazione dei mercati, va detto, è stata immediata e inequivocabilmente positiva, con il Ftse Mib di Milano che ha guadagnato un robusto 1,48 per cento e Parigi che ha addirittura aggiornato il suo massimo storico portandosi a 8.529 punti -6. Piazza Affari, in particolare, è stata trascinata da un comparto del lusso che ha visto in Moncler la sua stella polare: il Titolo del noto marchio di abbigliamento è letteralmente decollato, segnando un +13,41 per cento, sospinto da conti 2025 oltre le attese e da un avvio d’anno giudicato positivo dal management -2-7.
Tuttavia, a ben guardare l’andamento altalenante di Wall Street nella stessa giornata, emerge con chiarezza lo stato di profonda incertezza in cui versano gli operatori. Se da un lato si festeggia la rimozione di una misura che aveva pesato come un macigno sulle relazioni commerciali internazionali, dall’altro ci si interroga già, e con una certa ansia, su quelli che saranno i tempi e i modi del piano B minacciato dall’inquilino della Casa Bianca. Perché Donald Trump, lungi dal fare marcia indietro sulle sue politiche protezioniste, ha immediatamente alzato la voce, annunciando l’intenzione di aggirare l’ostacolo giuridico facendo leva su “nuovi strumenti ancora più forti” -1. In particolare, il presidente ha ventilato il ricorso alla Section 122 del Trade Act del 1974, una misura che gli consentirebbe sì di introdurre dazi globali fino al 15 per cento, ma con un limite temporale stringente di soli 150 giorni, un’arma a doppio taglio che aggiunge ulteriori elementi di complessità allo scenario già di per sé intricato -5.
La giornata di contrattazioni, insomma, ha fotografato un mercato che vive di luce riflessa e che cerca di decifrare il da farsi tra le pieghe di una partita giocata su più tavoli. Se il lusso e l’automotive, settori storicamente esposti alle fluttuazioni dei dazi, hanno tratto giovamento dalla sentenza, non si può dire lo stesso del comparto energetico, penalizzato da un calo del greggio che ha visto Tenaris retrocedere di oltre quattro punti percentuali -2. A pesare sul bilancio di Piazza Affari è stata anche la performance di Fincantieri, che si è ritrovata maglia nera in un contesto peraltro positivo per via di un aumento di capitale da 500 milioni di euro -3. Un’operazione, quella del colosso cantieristico, conclusasi con successo e con una domanda che ha superato di gran lunga l’offerta, ma che ha inevitabilmente diluito il valore del titolo in borsa, complice anche l’ingresso di nuovi investitori istituzionali e la conseguente riduzione della quota del socio di controllo Cdp Equity -8.




