Gestazione per altri, il reato universale non tutela i minori
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Redazione Salute
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Il nostro governo, noto per la sua passione per le iperboli, ha recentemente approvato una legge che rende la gestazione per altri (GPA) un reato universale. Questa pratica, già vietata in Italia, è ora perseguita anche quando le coppie italiane si rivolgono a paesi stranieri dove è legalmente consentita. La legge, firmata dalla deputata di Fratelli d'Italia Carolina Varchi, ha suscitato proteste in diverse città, tra cui Trento, dove i manifestanti si sono opposti alla nuova normativa.
La ministra Eugenia Roccella ha prospettato che i medici debbano denunciare le coppie che ricorrono alla GPA, una proposta che ha incontrato la resistenza di molti professionisti del settore medico. Il professor Alberto Gambino, giurista e presidente nazionale del centro studi Scienza e Vita, ha espresso il suo disaccordo, sottolineando i limiti della proposta di Roccella. Gambino, pur contrario alla GPA, ritiene che i medici non possano essere costretti a denunciare i propri pazienti, evidenziando un conflitto etico e professionale.
Il caso di Maysoon Majidi, giovane regista e attivista curdo-iraniana, arrestata il 31 dicembre scorso sulla costa di Crotone e accusata di essere una scafista, è emblematico delle iperboli governative. Majidi, che si era data da fare per evitare tragedie, è stata scambiata per una trafficante di esseri umani, dimostrando come le leggi possano essere applicate in modo indiscriminato e talvolta ingiusto.
La questione della GPA è complessa e divisiva. Da un lato, vi sono coloro che la considerano una forma di sfruttamento del corpo delle donne, una pratica patriarcale che mercifica la maternità. Dall'altro, vi sono le coppie che vedono nella GPA l'unica possibilità di avere un figlio, spesso dopo anni di tentativi falliti e sofferenze.




