Cuneo, legavano e lasciavano senza cibo i ragazzi autistici: arrestata la direttrice
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Redazione Interno
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Nuovi, gravi arresti scuotono l'inchiesta sulla cooperativa sociale "Per Mano" di Borgo Gesso, alle porte di Cuneo, dove si consumavano presunti maltrattamenti ai danni di giovani ospiti affetti da autismo e da severe patologie psichiatriche. In carcere, su disposizione della Procura, sono finite la direttrice della struttura, Emanuela Bernardis, e la coordinatrice, Marilena Cescon, colpite da un ordine di custodia cautelare che segue un primo, ampio procedimento giudiziario. Quel filone investigativo, che aveva già condotto al rinvio a giudizio di dodici operatori, sembra ora trovare una sua logica, e tragica, continuazione in questo secondo capitolo, che delinea un sistema di violenze metodico e reiterato.
Un clima di sopraffazione e degrado
Le accuse, che riecheggiano quelle già formulate nel primo processo, dipingono un quadro di sopraffazione e degrado, lontanissimo dai doveri di cura e di tutela che un centro diurno per disabili gravi è chiamato a garantire. Secondo quanto emerge dalle indagini, i metodi punitivi messi in atto includevano, tra l’altro, la privazione del cibo e l’immobilizzazione forzata mediante legacci, pratiche che configurano un trattamento disumano e degradante. A tutto ciò si aggiungevano, secondo la ricostruzione dei magistrati, violenze verbali e umiliazioni continue, le quali contribuivano a creare un ambiente opprimente per persone estremamente vulnerabili, privandole della loro dignità.
Le misure cautelari per gli altri indagati
Oltre ai due provvedimenti carcerari, l’autorità giudiziaria ha disposto una serie di altre misure restrittive a carico di ulteriori indagati, segnando un’estensione significativa del raggio d’azione delle indagini. Sono stati infatti applicati quattro arresti domiciliari e ben undici divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle vittime; alcuni di questi divieti, per garantire un controllo stringente, sono stati muniti del braccialetto elettronico. Questa molteplicità di provvedimenti, che coinvolge una fetta consistente del personale, indica la percezione, da parte della magistratura, di un pericolo di inquinamento probatorio o di reiterazione dei reati.
L'evoluzione dell'inchiesta giudiziaria
L’inchiesta, che prosegue senza sosta, dimostra come le autorità stiano scandagliando a fondo la dinamica e la portata di comportamenti che, se confermati, rappresenterebbero un tradimento profondo della missione affidata alla cooperativa. La decisione di aprire un secondo filone d’indagine, parallelo e consequenziale al primo, sottolinea la complessità di un caso in cui le condotte illecite sembrerebbero non essere state episodiche, ma parte di una consuetudine operativa. Il percorso giudiziario, che vede già dodici persone chiamate a rispondere delle proprie azioni davanti a un tribunale, si arricchisce dunque di nuovi tasselli investigativi, mentre la custodia in carcere per le due figure di coordinamento segna un momento di forte severità.




