Maltrattamenti in una struttura per autistici a Cuneo, 17 misure cautelari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I Carabinieri della Compagnia di Cuneo hanno eseguito, in una vasta operazione che ha visto la collaborazione del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo e di altre Compagnie del Comando Provinciale, oltre che del N.A.S. di Alessandria e del N.I.L. di Cuneo, diciassette provvedimenti restrittivi. Queste misure, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari lo scorso 14 ottobre e conseguenti all’inchiesta battezzata “Per mano”, hanno colpito un gruppo di persone ritenute responsabili di una serie di condotte gravi, tra le quali spiccano i reati di lesioni personali, sequestro di persona e violenza privata. L’intervento delle forze dell’ordine, che si è concretizzato con due custodi cautelari in carcere, quattro arresti domiciliari e undici divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle vittime, ha fatto emergere un quadro di sofferenza patito da diciotto ospiti, tutti affetti da autismo, i quali erano affidati alle cure della cooperativa sociale “Per Mano”.

L’inchiesta e i reati contestati

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Cuneo e illustrate in conferenza stampa dal Procuratore Onelio Dodero, hanno progressivamente svelato una realtà fatta di maltrattamenti e violenze, di cui si sono resi protagonisti, secondo l’accusa, ventuno indagati. Tra costoro, sono finite in carcere la direttrice e la coordinatrice del centro, a testimonianza di come le accuse di maltrattamenti e violenza privata, aggravate dalla condizione di vulnerabilità delle persone offese, tocchino i vertici della gestione della struttura. Il Procuratore Dodero ha voluto sottolineare, con parole che non lasciano spazio a equivoci, come la decisione di richiedere misure cautelari “eclatanti” non sia abituale per la procura cuneese, la quale predilige un approccio misurato; una scelta, questa, dettata esclusivamente dall’aver accertato l’assoluta necessità e l’indifferibilità dell’intervento per porre fine a situazioni di palese illegalità.

Le modalità dei presunti maltrattamenti

Sebbene i dettagli più crudi, per rispetto delle vittime e delle loro famiglie, non vengano divulgati, le accuse delineano un sistema di violenze e privazioni della libertà personale che andava ben oltre una gestione autoritaria, configurando veri e propri episodi di sequestro di persona. A supporto delle tesi investigative, gli inquirenti hanno acquisito del materiale video, definito senza mezzi termini “aberrante” dalle fonti investigative, che documenterebbe in maniera incontrovertibile le condotte illecite. A tutto ciò si aggiunge un’ulteriore, pesante, ipotesi di reato: quella di una frode da circa un milione e quattrocentomila euro, che getta un’ombra sinistra non solo sulle modalità di trattamento degli ospiti, ma anche sulla gestione economica della cooperativa, suggerendo un profitto illecito ottenuto a danno dello Stato e, indirettamente, delle stesse persone che avrebbero dovuto ricevere cure e assistenza.

Il messaggio delle forze dell’ordine

L’operazione, al di là del suo specifico risvolto giudiziario, intende lanciare un messaggio chiaro alla collettività, come esplicitato dai Carabinieri stessi. Le forze dell’ordine hanno voluto rimarcare, con un’affermazione che suona come un monito e un invito alla fiducia, che “se veniamo a conoscenza di queste situazioni possiamo intervenire ed aiutare le persone coinvolte facendole smettere di soffrire”. Una dichiarazione che enfatizza l’importanza delle segnalazioni e della collaborazione da parte di chi, a vario titolo, possa venire a conoscenza di abusi in contesti analoghi, affinché sia possibile interrompere sul nascere simili spirali di violenza e di illegalità, specialmente quando a esserne colpiti sono i soggetti più deboli e incapaci di difendersi da soli.

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