Crollo delle nascite, l'Istat certifica: "Oltre il 70% degli italiani in età fertile non vuole figli"
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Redazione Interno
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L'Italia, mentre si appresta a vivere un altro Natale, si conferma un Paese sempre più anziano e sempre meno popolato di bambini, come emerge dai dati aggiornati al 2024 dall'Istituto nazionale di statistica. L'Istat, nel rapporto sulle Intenzioni di fecondità, dipinge un quadro demografico ormai cristallizzato in quella che è stata definita una fase di "inverno permanente", caratterizzata da un tasso di fecondità che è sceso a 1,18 figli per donna, un dato che si discosta ulteriormente dal già basso 1,29 registrato nel 2003. Si tratta di una trasformazione profonda, la cui genesi si colloca ormai alcuni decenni fa, e che appare inarrestabile nonostante le diverse politiche tentate per invertire la rotta.
Le intenzioni chiare degli italiani in età riproduttiva
La contrazione delle nascite, del resto, non giunge inaspettata ma è ampiamente anticipata dalle dichiarazioni di intenti dei diretti interessati. Soltanto il 21,2 per cento delle persone tra i 18 e i 49 anni, infatti, esprime la volontà di avere un figlio nel corso dei tre anni successivi all'intervista; una percentuale che, se paragonata al 25 per cento del 2003, evidenzia un calo netto delle aspirazioni genitoriali. La stragrande maggioranza, una quota che supera il 74 per cento, al contrario, esclude esplicitamente questa possibilità nel medesimo arco temporale. Questi numeri, che l'Istat raccoglie e analizza periodicamente, non fanno che confermare una tendenza strutturale, la quale va ben al di là di una semplice congiuntura economica sfavorevole.
Il peso delle ragioni concrete e il rischio di un equivoco
Le spiegazioni per un simile scenario, come puntualizzato dall'istituto di ricerca, affondano le radici in un terreno fatto di "incertezze economiche, precarietà lavorativa e cambiamenti dei modelli di vita", elementi che spingono i giovani a rimandare o, addirittura, a rinunciare del tutto al progetto di formare una famiglia. A questi fattori, universalmente riconosciuti e che includono la cronica carenza di servizi di supporto e persistenti squilibri di genere nella gestione domestica, se ne affianca però un altro di natura più culturale. Si osserva, infatti, una narrazione sempre più ambigua e spesso opprimente della genitorialità, che talvolta la dipinge come un ostacolo insormontabile alla realizzazione personale. Ridurre la scelta di avere un figlio a un mero calcolo utilitaristico, oppure a una ricerca ossessiva della felicità individuale, costituisce però, secondo diverse voci, l'equivoco di fondo che rischia di offuscare la complessità di una decisione che sfugge a schemi puramente razionali.
Uno scenario demografico destinato a influenzare il futuro
Le conseguenze di questa dinamica, che vede ormai il 71,2 per cento degli italiani in età riproduttiva dichiararsi non intenzionato ad avere prole, sono destinate a riverberarsi su ogni aspetto della società, dalla sostenibilità del sistema pensionistico alla tenuta dei servizi sanitari, dalla vitalità del mercato del lavoro alla stessa conformazione del tessuto urbano. Il crollo delle nascite, un fenomeno che accomuna l'Italia a molte altre nazioni europee sebbene con numeri tra i più critici, pone interrogativi di lunga gittata le cui risposte non possono essere rinviate. Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rieletto alla Casa Bianca, affronta sfide di politica internazionale, l'Italia è chiamata a misurarsi con una questione interna altrettanto decisiva per il suo avvenire, un silenzioso spopolamento che modellerà il Paese dei prossimi decenni.




