Aumento dei pedaggi autostradali: il governo diviso, Salvini chiede il ritiro dell’emendamento
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Redazione Interno
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L’ipotesi di un rincaro dei pedaggi autostradali, previsto dal primo agosto attraverso un emendamento al decreto Infrastrutture, ha acceso un dibattito politico che vede persino la maggioranza divisa. La proposta, avanzata da quattro relatori – due di Fratelli d’Italia, uno di Forza Italia e una della Lega – prevede un aumento simbolico ma generalizzato: un euro in più ogni mille chilometri, applicato a tutte le categorie di veicoli, dalle auto ai mezzi pesanti. Sebbene la cifra possa apparire irrisoria, l’impatto sulle tratte brevi, come quelle frequentate da pendolari o turisti in Toscana, non sarà trascurabile.
La relazione tecnica allegata all’emendamento giustifica l’adeguamento come necessario per coprire i costi di manutenzione delle infrastrutture, ma la mossa ha scatenato reazioni immediate. Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e vicepremier, ha preso le distanze chiedendo il ritiro della proposta, definendola inopportuna in un momento già segnato da rincari. "Non è il momento di gravare ulteriormente sulle tasche degli italiani", ha fatto sapere attraverso una nota della Lega, pur senza negare che l’emendamento porti anche la firma di un rappresentante del suo partito.
La contraddizione è evidente: il centrodestra, che pure aveva inserito la misura, ora ne contesta l’applicazione, lasciando nell’incertezza sia gli utenti sia gli operatori del settore. Il rincaro, calcolato per generare circa novanta milioni di euro all’anno, sarebbe destinato alla riparazione delle strade provinciali, un obiettivo che, se condivisibile, rischia di essere oscurato dalla polemica.
Quella dei pedaggi non è una questione nuova, ma ogni modifica finisce per trasformarsi in un caso politico. Già in passato, tentativi di ricalibrare le tariffe hanno suscitato proteste, soprattutto quando a pagare sono automobilisti e trasportatori, già alle prese con carburanti ai massimi storici. Stavolta, però, la divergenza è tutta interna alla maggioranza, con i relatori che difendono la necessità tecnica dell’intervento e Salvini che, invece, ne smorza la portata con un dietrofront plateale.




