Spagna, Begoña Gómez rinviata a giudizio con giuria popolare per traffico di influenze e malversazione
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Redazione Esteri
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Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha firmato l'atto di apertura del processo con giuria popolare nei confronti di Begoña Gómez, moglie del presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez, e della sua assistente alla Moncloa, Cristina Álvarez. L'ordinanza, depositata a Madrid, chiude oltre due anni di indagini preliminari e dispone il passaggio del fascicolo alla Audiencia Provincial, che dovrà ora fissare la data dell'udienza dibattimentale.
La decisione arriva a una settimana dalla pensione del magistrato, che lascia la carriera giudiziaria dopo aver raggiunto il limite di età. Peinado, titolare del Juzgado de Instrucción numero 41, aveva avviato il procedimento nell'aprile del 2024 sulla base di una denuncia presentata dall'associazione Manos Limpias, poi affiancata dall'accusa popolare coordinata da Hazte Oír, formazione vicina all'estrema destra.
Le accuse contestate e il percorso processuale
Secondo l'atto di rinvio, Begoña Gómez dovrà rispondere di traffico di influenze e malversazione di fondi pubblici. Cristina Álvarez è chiamata a difendersi esclusivamente dal secondo capo d'imputazione, in qualità di cooperatrice necessaria. Il procedimento originario comprendeva quattro ipotesi di reato: nel luglio scorso la Audiencia Provincial di Madrid aveva escluso la corruzione negli affari e l'appropriazione indebita, lasciando in piedi le due contestazioni attuali.
Il rinvio a giudizio rappresenta il secondo tentativo del magistrato di portare le due imputate davanti al tribunale. In una prima ordinanza, risalente allo scorso giugno, Peinado aveva contestato loro anche i reati poi archiviati e aveva disposto il ritiro dei passaporti e il divieto di uscire dal territorio spagnolo. La difesa di Gómez e Álvarez aveva impugnato la decisione davanti alla Audiencia Provincial, che ha confermato la necessità del processo con giuria ma ha ridotto il perimetro delle accuse.
Il ruolo della cattedra alla Complutense e del software contestato
Al centro della vicenda vi è l'attività svolta da Begoña Gómez come codirettrice di una cattedra straordinaria presso l'Università Complutense di Madrid e l'impiego della sua assistente alla Moncloa per compiti estranei alla gestione dell'agenda istituzionale. Secondo l'accusa, Gómez avrebbe sfruttato la posizione di consorte del presidente del governo per ottenere l'incarico accademico e per intermediare in favore dell'imprenditore Juan Carlos Barrabés, originariamente coinvolto nell'inchiesta e poi stralciato dal giudizio con giuria.
L'Audiencia ha indicato che gli indizi raccolti collocano la partecipazione della donna sia nella creazione della cattedra sia nella destinazione del software sviluppato al suo interno.
Peinado, nell'ordinanza, sostiene che l'intervento delle due donne presso l'ateneo madrileno non sarebbe avvenuto in un contesto neutro o ordinario, ma sarebbe stato condizionato dalla posizione privilegiata di Gómez in quanto moglie del capo dell'esecutivo. Il magistrato ha inoltre disposto un accertamento sulla capacità economica dell'imputata, richiedendo all'Agenzia delle entrate le ultime cinque dichiarazioni dei redditi, e ha stabilito l'obbligo per entrambe di comunicare ogni cambio di domicilio e di comparire ogni volta siano convocate.
Le richieste delle parti e la posizione della Moncloa
L'accusa popolare guidata da Hazte Oír ha quantificato la propria richiesta di pena in tredici anni di reclusione per Begoña Gómez e sei anni per Cristina Álvarez. La procura e le difese delle imputate hanno invece chiesto l'assoluzione. La Universidad Complutense, costituitasi nel procedimento, reclama un risarcimento di oltre centomila euro per il presunto danno patrimoniale legato alla vicenda del software.
Fonti della Moncloa hanno commentato la decisione definendola l'ultimo episodio di una persecuzione politica e di una campagna di accanimento contro la consorte del presidente. Le stesse fonti hanno sostenuto che nel corso dell'istruttoria sarebbe rimasta dimostrata l'innocenza di Gómez e hanno contestato la scelta di notificare il provvedimento prima ai media che agli interessati, in coincidenza con una missione internazionale di Sánchez. «Manteniamo la nostra piena fiducia in una giuria equanime e che faccia giustizia», hanno dichiarato ambienti del governo spagnolo.
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