Bonus ristrutturazioni, nella precompilata 2026 quattro ostacoli riducono le detrazioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Ha senso parlare ancora di “bonus” quando il sostegno statale alla riqualificazione edilizia si fa sempre più stretto, e la dichiarazione dei redditi che sta per arrivare – la precompilata 2026, disponibile dal 30 aprile – ne è la cartina di tornasole più realistica. Se per anni gli italiani si sono abituati a recuperare cifre importanti grazie ai lavori in casa, quest’anno il conto finale rischia di essere molto diverso, e non certo in meglio. Quattro, in particolare, sono i fattori che agiscono come un freno silenzioso ma efficace sulle detrazioni: la fine del regime transitorio delle vecchie agevolazioni, la contrazione della spesa aggregata, l’erosione dell’aliquota base e il nuovo meccanismo dei tetti per chi ha redditi elevati.

Partiamo dall’elemento più strutturale, cioè la riduzione dell’aliquota stessa. Non esiste più un unico livello valido per tutti: la detrazione per le ristrutturazioni, per l’ecobonus e per il sismabonus si attesta su un generalizzato 36%, dopo il 2025 si scende addirittura al 30% per gli interventi non sulla prima casa, mentre il più generoso 50% viene blindato, per quest’anno e per il prossimo, solo per chi interviene sull’abitazione principale e possiede un diritto reale sull’immobile. In altre parole, chi possiede una seconda casa o un investimento immobiliare viene penalizzato alla fonte; una scelta precisa del legislatore, che disegna un favore sempre più mirato e meno automatico. A questo si aggiunge poi la scadenza naturale delle vecchie pratiche: milioni di contribuenti sono ancora nella fase di recupero decennale di spese sostenute fino al 2024, ma senza un ricambio generazionale di nuove detrazioni – ovvero senza che nuovi lavori sostituiscano quelli che si esauriscono – l’ammontare complessivo dei rimborsi non può che calare.

L’impatto del crollo degli investimenti e il taglio per i redditi alti

La fotografia scattata dalle banche sui bonifici parlanti è inequivocabile: nel 2025 gli investimenti in ristrutturazioni e riqualificazione energetica sono crollati a 32,1 miliardi di euro, segnando una flessione del 25% rispetto ai 42,8 miliardi del 2024. Meno spesa significa, inevitabilmente, meno detrazioni da ripartire nei modelli 730 dei prossimi anni. Ma il dato quantitativo, per quanto severo, non è l’unico a pesare: è la qualità stessa del beneficio a cambiare. In particolare, per chi dichiara un reddito complessivo superiore a 75mila euro, scatta il nuovo limite generale alle spese detraibili previsto dalla legge di Bilancio 2025, e i bonus casa – ristrutturazioni, ecobonus, superbonus residuo – ci finiscono dentro fino al collo.

Come funziona, nella pratica, questo meccanismo? Il contribuente deve fare i conti con un “plafond” annuale che, per i redditi tra 75 e 100mila euro, è fissato a 14mila euro di spesa agevolabile; per quelli oltre 100mila euro, scende a 8mila euro. E attenzione: queste cifre, già di per sé non generose, vanno poi moltiplicate per un coefficiente familiare: 0,50 in assenza di figli, 0,70 per un figlio, 0,85 per due figli, 1 per più di due figli o con figlio disabile. Non si tratta del limite della detrazione annuale – cioè dei soldi che tornano indietro – ma del tetto alla spesa sulla quale calcolare la percentuale di recupero. Facciamo un esempio concreto: un contribuente single senza figli e con reddito tra 75 e 100mila euro, che sostiene spese di ristrutturazione per 20mila euro nel 2025 (da ripartire in 10 anni da 2mila euro l’una), si trova a dover gestire un limite di spesa annua detraibile pari a 7mila euro (14mila x 0,50). Questo significa che la rata annuale di 2mila euro rientra senza problemi, ma se lo stesso contribuente avesse altre spese detraibili – sanitarie escluse – finirebbe presto per non poterle utilizzare tutte.

L’identikit di chi rischia di più e il nodo delle spese condominiali

Sulla base delle prime simulazioni pubblicate da stampa specializzata, emerge un identikit piuttosto preciso del contribuente più esposto al taglio. Si tratta, in primo luogo, di chi supera i 100mila euro di reddito (con plafond ridotto a 8mila euro, dimezzato rispetto ai 14mila della fascia inferiore), di chi ha effettuato lavori importanti cumulando più bonus (come la ristrutturazione con l’ecobonus) e, in modo particolare, di chi non ha figli: il coefficiente 0,50, infatti, dimezza il tetto di spesa rispetto a una famiglia numerosa. Un altro elemento, spesso sottovalutato, riguarda la possibilità di spalmare gli oneri con comproprietari che godono di un reddito più basso: in assenza di questi “alleati fiscali” – ovvero se si è soli o se tutti i comproprietari superano la soglia dei 75mila euro – il rischio di sforare il plafond diventa altissimo. La detrazione media per ristrutturazioni, va ricordato, si attesta su 1.784 euro nella fascia 75-120mila euro, ma sale a 2.874 euro tra 120 e 300mila euro; cifre che, moltiplicate per dieci anni di rate, arrivano velocemente a erodere i nuovi limiti.

Non mancano poi le insidie legate alle detrazioni sulle spese condominiali, che pure nel 730/2026 mantengono la loro struttura classica: spetta il 36% o il 50% – a seconda che l’immobile sia o meno abitazione principale – per interventi straordinari o di ristrutturazione sulle parti comuni, sostenuti nel corso del 2025 e correttamente comunicati all’amministratore. Ma anche qui, attenzione: la rata annuale della detrazione condominiale confluisce nel calcolo del nuovo limite generale di spesa, esattamente come le altre voci. E così, chi pensava di poter sommare senza conseguenze il recupero del rifacimento della facciata condominiale con i lavori interni al proprio appartamento si trova a fare i conti con un unico, stringente tetto.

La riduzione delle rate e la fine di un ciclo nelle dichiarazioni

Osservando il quadro aggregato, la tendenza è chiara: nei modelli 730 che i contribuenti compileranno quest’anno – e, a maggior ragione, in quelli dei prossimi dodici mesi – la cosiddetta “rata 1” delle detrazioni sarà meno frequente e, soprattutto, meno ricca rispetto a quella vista nella primavera del 2025. Non si tratta di un crollo improvviso, perché l’inerzia delle vecchie detrazioni decennali attutisce il colpo, ma la direzione è inequivocabile. La platea di chi beneficia del bonus casa si assottiglia gradualmente, per effetto della combinazione di aliquote ridotte, tetti stringenti e minore propensione alla spesa.

Si apre, insomma, una fase nuova per la fiscalità legata alla casa, in cui le parole d’ordine diventano pianificazione e attenzione alla propria situazione reddituale. Per chi sta ancora compilando la dichiarazione, la raccomandazione – al netto di qualsiasi valutazione di opportunità – è una sola: verificare con cura i dati precaricati nel foglio informativo delle Entrate, perché la gestione manuale delle priorità tra le varie spese detraibili (ad esempio, dando precedenza al 50% della prima casa rispetto alle altre voci) può fare una differenza sostanziale in un contesto normativo sempre più selettivo.

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