Staffetta maschile di fondo, l’Italia sul podio a Milano-Cortina dopo 20 anni
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Redazione Sport
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Vent’anni dopo quell’oro olimpico, il 15 febbraio 2006 a Pragelato, quando Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi scrissero una pagina indimenticabile dello sci di fondo italiano, la staffetta maschile è tornata a salire sul podio a cinque cerchi. È accaduto a Lago di Tesero, in Val di Fiemme, teatro delle gare di fondo di queste Olimpiadi di Milano Cortina 2026, dove il quartetto azzurro composto da Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e dal portabandiera Federico Pellegrino ha conquistato la medaglia di bronzo nella 4x7,5 km. Un risultato che proietta l’Italia team sempre più in alto nel medagliere, consolidando quella seconda posizione alle spalle della sola Norvegia, nonostante una giornata, quella di ieri, che aveva visto gli azzurri tornare a secco di metalli preziosi dopo otto giorni consecutivi di soddisfazioni -2. La compagine norvegese, infatti, con il suo fuoriclasse Johannes Klaebo, ha dettato legge anche in questa occasione, chiudendo al primo posto con il tempo di 1:04:24.5 e concedendo il bis alla Francia, argento con un distacco di 22.2 secondi; l’Italia ha chiuso a 47.9 secondi dai vincitori, ma con il sorriso di chi ha saputo lottare fino all'ultimo metro -1-4-9.
Una rimonta firmata Pellegrino, il “Chicco” nazionale
Se il dato cronometrico finale racconta di un bronzo, la dinamica della gara parla invece di un’autentica impresa, costruita frazione dopo frazione. Il via era stato promettente con Davide Graz, capace di transitare al comando in alcuni tratti del suo parziale e di consegnare il testimone a Elia Barp in piena zona podio -1-4. Barp, nonostante un momento di difficoltà evidenziato in salita, ha avuto il merito di non spezzare l'inerzia positiva, mantenendo la squadra agganciata al terzo posto. Il momento più critico è coinciso con la frazione di Martino Carollo, quando l’Italia ha accusato un calo, scivolando in quarta posizione e accumulando un ritardo di oltre venti secondi dalla Finlandia, a quel punto terza forza della gara -3-4. Ed è stato in quel frangente, con le speranze di medaglia che sembravano affievolirsi, che la staffetta ha trovato il suo eroe. Federico Pellegrino, partito per la sua frazione a tecnica libera con un passivo di 21”3 da Niko Anttola, il finlandese da riprendere, ha orchestrato una rimonta da manuale: ha gestito lo svantaggio, ha amministrato le energie e nel corso dell'ultimo giro ha operato lo scatto decisivo, staccando il rivale e tagliando il traguardo con le braccia alzate per chiedere il tributo del pubblico di casa -3-7.
Il valore di un bronzo e il contesto del medagliere
Non si tratta, però, soltanto di una medaglia che mancava da Torino 2006. Per Federico Pellegrino, alla sua ultima uscita olimpica prima del ritiro annunciato per la fine della stagione, questo bronzo rappresenta il coronamento di una carriera spesa ai massimi livelli, lui che aveva già collezionato due argenti nelle sprint individuali a PyeongChang 2018 e Pechino 2022 -3-7. La sua prestazione ha trasformato un possibile quarto posto in una festa, regalando al movimento italiano del fondo un risultato che proietta già verso la team sprint di mercoledì, dove lo stesso Pellegrino tornerà in pista con Elia Barp. Per l’Italia, questo bronzo rappresenta la diciannovesima medaglia complessiva in questi Giochi: nel dettaglio, si tratta della decima di bronzo, che vanno ad aggiungersi ai sei ori e ai tre argenti già in cassaforte, un bottino che tiene la squadra azzurra saldamente al secondo posto nel medagliere generale dietro alla Norvegia, la quale ha allungato a venti medaglie totali, frutto di dieci ori, tre argenti e sette bronzi -1-2.
I protagonisti di giornata e l’eco del risultato
Al di là della prestazione corale, l’analisi dei singoli parziali restituisce l’immagine di un team che ha saputo soffrire e reagire. Se il lavoro di Graz è stato prezioso per partire bene, e se Barp ha limitato i danni nei fr frangenti meno semplici, la prova di Carollo è stata comunque funzionale al risultato finale nonostante la flessione, considerando anche il suo eccellente settimo posto nella 10 km a tecnica libera di qualche giorno prima, un risultato che aveva già fatto ben sperare in ottica staffetta -8-10. La medaglia è giunta al termine di una battaglia sportiva che ha visto la Finlandia soccombere proprio nel duello finale con l’Italia, mentre davanti la Norvegia e la Francia hanno viaggiato su un altro piano, con Klaebo che ha messo il sigillo su quella che è la sua nona medaglia d'oro olimpica in carriera, un record assoluto per i Giochi invernali -3-5. L’abbraccio finale tra i quattro azzurri, con Pellegrino a fare da trait d’union tra l’esperienza e i giovani compagni, ha suggellato una giornata che riporta lo sci di fondo italiano su un gradino olimpico che mancava da un’era geologica dello sport, quella dei fasti di Torino 2006.




