SoftBank sorpassa Toyota in Borsa, l’intelligenza artificiale manda in pensione il simbolo dell’industria giapponese
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Redazione Economia
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Per oltre vent’anni, il volto dell’economia giapponese – quella che abbiamo imparato a conoscere attraverso il made in Japan e l’efficienza dei suoi stabilimenti – ha avuto le sembianze di un’automobile. Toyota, lo si potrebbe definire senza timore di smentita, non era soltanto il maggiore costruttore del Paese del Sol Levante, bensì la sua azienda simbolo per eccellenza: il campione della manifattura, quell’idea di miglioramento continuo che ha fatto scuola in tutto il mondo. Da lunedì primo giugno, però, questo paradigma è stato ufficialmente scardinato.
Il gruppo guidato da Masayoshi Son, SoftBank, ha superato la casa automobilistica per capitalizzazione di mercato, strappandole lo scettro di società quotata più preziosa del Giappone dopo oltre due decenni di dominio incontrastato.
L’ascesa di SoftBank e il crollo del gigante dell’auto
Forse era inevitabile, dicono gli analisti, che l’intelligenza artificiale – con quel boom che ormai da almeno tre anni anima i mercati finanziari globali – sovvertisse anche alcuni equilibri storici. La seduta di Tokyo ha consegnato un verdetto preciso: SoftBank ha visto le sue azioni schizzare alle stelle, registrando un balzo del 14% che ha portato la sua valutazione a superare i 48 trilioni di yen (circa 300 miliardi di dollari).
Dalla parte opposta, invece, Toyota ha subito un corposo ribasso (-4,5%), scendendo sotto la soglia dei 46 trilioni di yen. È la prima volta, dall’ormai lontano 2003 quando scalzò NTT Docomo, che la casa di Aichi cede la prima posizione nella graduatoria delle capitalizzazioni. Si tratta di un passaggio che vale molto più di un semplice primato in Borsa: è il segnale più visibile, e forse più traumatico per i tradizionalisti, della trasformazione strutturale del Giappone nell’era dell’AI.
L’effetto OpenAI e la corsa ai semiconduttori
La performance del colosso tecnologico, va detto, è stata alimentata da una congiuntura favorevole che sembra non volersi arrestare. SoftBank, la cui controllata Arm è diventata un pezzo fondamentale nel settore dei chip, ha convinto gli investitori grazie alla sua massiccia esposizione su OpenAI, il creatore di ChatGPT. Non solo: la recente dichiarazione di intenti da parte del gruppo, che ha annunciato un piano da 75 miliardi di euro per costruire una rete di calcolo AI in Francia, ha ulteriormente scaldato gli animi dei trader, spingendo l’indice Nikkei 225 a toccare quota 67.000 punti per la prima volta nella sua storia. Mentre Toyota fatica a gestire la complessa transizione verso la mobilità elettrica, frenata dalla concorrenza cinese e dall’aumento dei costi delle materie prime, il vento del cambiamento soffia quindi a favore delle aziende legate ai semiconduttori. Lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, anche la fulminea ascesa di Kioxia Holdings, terza forza del mercato, le cui azioni sono schizzate alle stelle grazie alla domanda di memorie per i data center.
Un cambio di paradigma nei valori di Borsa
L’evento di lunedì scorso, insomma, non è solo una fluttuazione statistica, ma il riflesso di un cambio di passo epocale. Gli investitori, ormai da diversi mesi, stanno premiando in modo deciso le società che offrono una narrazione legata all’intelligenza artificiale, a discapito dei vecchi pilastri dell’economia reale. Con un guadagno superiore al 70% da inizio anno, SoftBank ha capitalizzato questa sete di innovazione, mentre Toyota – nonostante resti un colosso degli utili – paga il prezzo di essere percepita come un’azienda matura in un mercato che cerca adrenalina.
E se è vero che la capitalizzazione può variare giorno dopo giorno, la tendenza di fondo appare chiara: il Giappone, storicamente legato all’industria pesante, ha ufficialmente abbracciato la rivoluzione digitale, consacrando l’AI come nuovo faro della sua economia.




