La faida turca a Viterbo: armi e provviste per una guerra di mafia
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Redazione Interno
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La faida sanguinaria tra clan mafiosi turchi, che da mesi insanguina l’Europa, ha toccato con un episodio di inquietante violenza potenziale la città di Viterbo. Due giovani cittadini turchi, Baris Kaya e Abdullah Atik, di 22 e 24 anni, sono stati arrestati in un b&b il pomeriggio del 3 settembre, proprio mentre la folla si radunava per i tradizionali festeggiamenti in onore di Santa Rosa. Nel corso della perquisizione, le forze dell’ordine hanno rinvenuto, oltre a una pistola Tokarev di fabbricazione russa e a una mitraglietta d’assalto, anche una singolare scorta di viveri, comprendente uova e passata di pomodoro, nonostante la camera non disponesse di alcun angolo cottura.
L’ipotesi investigativa, che vede i due non come terroristi bensì come esponenti di un sodalizio criminale, è che stessero organizzando un attentato ai danni del capo di un clan rivale, Ismail Atız, a sua volta arrestato in un altro b&b cittadino lo scorso 25 agosto. Le provviste alimentari, apparentemente fuori luogo, farebbero piuttosto pensare alla necessità di assicurare viveri per una latitanza o per sostenere altri sodali in arrivo. L’obiettivo dell’agguato, secondo gli inquirenti, sarebbe stato nient’altro che un regolamento di conti per il controllo dei traffici illeciti, in particolare della cocaina, il cui mercato è conteso ferocemente tra i diversi gruppi.
L’operazione, che si inserisce in un più vasto contesto internazionale che ha portato ad arresti in Polonia, Spagna, Georgia, Bulgaria e Germania, sembra dunque ricondursi alla guerra tra la banda dei Dalton, guidata dal boss Baris Boyun, e quella dei Casperlar. La scelta di Viterbo, lontana dai tradizionali centri del potere criminale, conferma la tendenza delle organizzazioni a operare in aree meno controllate e sotto il radar, utilizzando alloggi anonimi e prediligendo momenti di grande afflusso popolare per mimetizzare i propri movimenti.




