L’amaro di Di Giandomenico dopo l’Under 20, l’Olimpico aspetta gli azzurri di Quesada
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Redazione Sport
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C’è rammarico, nelle parole di Andrea Di Giandomenico al termine della sconfitta degli Azzurrini contro l’Inghilterra nel Sei Nazioni Under 20, un ko maturato a Treviso dopo una partita che per lunghi tratti aveva visto i giovani italiani reggere l’urto con i pari età della Rosa. L’head coach, analizzando la prestazione dei suoi, ha sottolineato come la prima frazione di gioco fosse stata ampiamente positiva, quasi a voler significare che il piano partita, inizialmente, aveva funzionato. È nella ripresa, però, che si è consumato il copione già visto altre volte: la pressione inglese è diventata asfissiante, e la capacità di gestire il pallone, di allontanare la minaccia dalla propria metà campo, è venuta meno con il passare dei minuti. Una gestione del possesso che si è rivelata un’impresa sempre più ardue, e da quella difficoltà nel ribaltare il fronte sono nate le occasioni per gli avversari. Il dispiacere, ha lasciato intendere Di Giandomenico, non è tanto per la sconfitta in sé, quanto per aver visto sfuggire di mano un incontro che per un’ora era rimasto in bilico, con i ragazzi capaci di rispondere colpo su colpo prima che il divario fisico e di esperienza facesse la differenza.
La domenica degli azzurri grandi, tra numeri e assenze eccellenti
Se il futuro del rugby italiano si misura con i progressi dell’Under 20, il presente porta la firma di Gonzalo Quesada e di una Nazionale maggiore che sabato pomeriggio, con calcio d’inizio alle 17.40, cercherà di fare ciò che non è mai riuscita in trentadue precedenti ufficiali: battere l’Inghilterra. All’Olimpico di Roma, gremito in ogni ordine di posto per quella che rappresenta la seconda uscita casalinga del torneo, gli azzurri arrivano reduci da un esordio vincente proprio tra le mura amiche contro la Scozia – un 18-15 che aveva fatto sperare in un percorso netto – e da due trasferte, Dublino e Lilla, dalle quali sono usciti sconfitti ma con la consapevolezza di aver messo in difficoltà avversari di primissimo piano. La classifica, dopo tre giornate, racconta di un’Italia ferma a quota cinque punti, esattamente come l’Inghilterra, anche se gli uomini di Steve Borthwick godono di una differenza punti decisamente migliore, merito del 48-7 rifilato al Galles all’esordio. Una partenza sprint, quella degli inglesi, che si è però arenata tra le brughiere scozzesi di Murrayfield e, soprattutto, tra le mura amiche di Twickenham, dove l’Irlanda ha impartito una lezione pesante.
La ricerca della prima volta e le chiavi tattiche del match
Michele Lamaro, capitano di questa Italia, ha usato parole misurate ma cariche di significato alla vigilia, quasi a voler scacciare la rassegnazione che per anni ha accompagnato questi confronti. «Vi assicuro che ci siamo preparati bene», ha dichiarato, consapevole che la storia si riscrive partendo dai dettagli. L’assenza di Ange Capuozzo, fermato da un infortunio alla spalla rimediato contro la Francia, pesa come un macigno sulle possibilità di fantasia, ma il ritorno di Juan Ignacio Brex al centro della linea arretrata ridà solidità e leadership a un reparto che dovrà vedersela con una squadra, quella inglese, ferita nell’orgoglio e bisognosa di riscatto. Quesada, dal canto suo, ha dovuto operare delle scelte obbligate, affidandosi a una mediana che vede i fratelli Garbisi, Paolo e Alessandro, dirigere le operazioni dalla prima minuto, con l’obiettivo dichiarato di tenere alta l’intensità e non concedere campo agli avversari, abili a trasformare ogni touche in zona d’attacco in un’arma potenzialmente letale. La chiave, come spesso accade in questi casi, risiederà nella capacità di reggere l’urto fisico senza incorrere in falli evitabili, specialmente nei punti d’incontro, dove gli inglesi hanno storicamente sempre eccelso.
Un palcoscenico da tutto esaurito per sfatare il tabù
L’atmosfera che si respirerà all’Olimpico, con i settori popolari che promettono una cornice di calore e colore, rappresenta un fattore che gli azzurri sperano possa fare la differenza. La sfida, che sarà diretta dal fischietto francese Luc Ramos, arriva in un momento particolare del torneo per entrambe le formazioni: l’Italia, dopo aver assaporato il successo all’esordio, cerca quella continuità di risultati che rappresenta il vero scalino verso la maturità; l’Inghilterra, dal canto suo, vuole dimostrare che le due sconfitte consecutive sono state solo un incidente di percorso e che la candidatura al Titolo, nonostante la Francia viaggi con il vento in poppa, è ancora viva. Per i ragazzi di Quesada, l’opportunità è doppiamente ghiotta: battere per la prima volta l’Inghilterra varrebbe più di due punti in classifica, perché cancellerebbe l’unica macchia in un albo d’oro che, con tutte le altre nazionali europee, un successo prima o poi lo ha sempre strappato. Sarà una battaglia di nervi, di fisicità e di pazienza, giocata metro dopo metro, in cui ogni pallone conteso potrà diventare storia.




