Salute, l’allarme del garante pugliese: “l’alcol tra i minori è un’emergenza seria. I genitori da soli non ce la fanno più”
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Redazione Salute
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L’allarme, lanciato in queste ore dal Garante per i minori della regione Puglia, scuote le certezze di chi ancora considera il bere occasionale tra i giovanissimi un semplice “rito di passaggio”. La situazione, a sentire il suo grido d’allarme, è invece degenerata in una “emergenza seria e reale” che riguarda la salute del “popolo minorile”, una definizione, quest’ultima, che sottolinea la portata numerica e sociale di un fenomeno spesso rimosso. Non si può più, avverte il Garante, “fare finta di non sapere e di non vedere” di fronte a ragazzi e ragazze che iniziano a bere sempre più presto, esponendosi a rischi concreti per il fegato e non solo, rischi che la ricerca scientifica – come vedremo – inizia a delineare con precisione anche in relazione al cosiddetto binge drinking.
La salute del fegato e il paradosso del fine settimana
Mentre il Garante chiede a gran voce progetti di legge finanziati per portare l’educazione alla salute nelle scuole – unico modo, secondo lui, per supportare dei “genitori che da soli non ce la possono fare” – la medicina aggiorna i suoi manuali. Le malattie epatiche, un tempo appannaggio di chi abusava di alcol per decenni o di persone in età avanzata, stanno cambiando volto. La steatosi epatica metabolica, strettamente legata a obesità, diabete e sedentarietà, interessa ormai circa un quarto della popolazione italiana, un dato impressionante che si intreccia pericolosamente con le abitudini di consumo. E se oltre 8 milioni di italiani bevono alcol in modalità considerate “a rischio” per la salute, a destare maggiore preoccupazione è un fenomeno specifico: il *binge drinking* occasionale. In pratica, anche quel giovane che durante la settimana non tocca una goccia di alcol, ma che concentra diverse unità alcoliche in poche ore il venerdì o il sabato sera, corre rischi significativi per il proprio fegato.
Uno studio pubblicato sul Clinical Gastroenterology and Hepatology e guidato da Brian P. Lee della University of Southern California, ha messo nero su bianco questo paradosso. La ricerca, concentrandosi sulla malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica – che colpisce un adulto su tre negli Stati Uniti e si accompagna spesso a ipertensione e diabete – ha dimostrato che la modalità di assunzione conta più della quantità totale settimanale. Non si tratta solo di danni cronici, quindi, ma di insulti acuti e ripetuti che il nostro filtro biologico subisce quando cerca di smaltire picchi tossici di etanolo.
Quando l’intestino cede: la scienza spiega il meccanismo
Ma il danno non si ferma al fegato, come spesso si tende a credere. Una ricerca pubblicata su *Alcohol: Clinical and Experimental Research* ha acceso i riflettori su un effetto a catena che parte dall’intestino, un organo che, al contrario del fegato, riceve molto meno attenzione in queste dinamiche. Secondo lo studio, bastano tre giorni consecutivi di “abbuffate” alcoliche per provocare lesioni all’intestino tenue prossimale. Nei modelli sperimentali, gli studiosi hanno osservato un accorciamento dei villi intestinali – quelle piccole propaggini che assorbono i nutrienti – e, cosa ancora più grave, una compromissione della barriera intestinale. Questa condizione, nota come “intestino permeabile”, permette ai batteri e alle loro tossine di passare nel flusso sanguigno, innescando un processo infiammatorio sistemico che colpisce proprio il fegato, il primo organo a filtrare quel sangue sporco.
Sorprendentemente, il danno all’intestino è stato osservato già tre ore dopo l’esposizione all’alcol ed era ancora evidente 24 ore dopo l’ultimo episodio di binge drinking. Sebbene gli studi siano stati condotti su topi – il cui intestino è fisiologicamente simile al nostro – gli esperti ritengono che il meccanismo sia del tutto plausibile anche per l’uomo. Questo significa che la “sbronza” del sabato sera non si limita a causare il mal di testa del mattino dopo; lascia una scia infiammatoria silenziosa che indebolisce le difese dell’organismo.
La richiesta di interventi strutturali nelle scuole
Di fronte a questi dati – che parlano di una crescita delle malattie epatiche croniche e di un aumento del rischio di cirrosi e tumore del fegato anche in fasce d’età inaspettatamente giovani – il richiamo del Garante pugliese assume i toni di una necessità non più rinviabile. Non basta più la sensibilizzazione episodica. La sua proposta è chiara e diretta: “strategico e necessario avviare progetti di legge da finanziare per rendere efficaci programmi istituzionali di educazione alla salute nelle scuole”. L’idea è quella di utilizzare le “competenze professionali che già vivono e lavorano nei territori” – psicologi, educatori, medici di famiglia – per creare una rete di sostegno che vada oltre il nucleo familiare, spesso delegittimato o impreparato ad affrontare la pressione sociale che spinge i ragazzi verso l’alcol.
L’intreccio tra obesità, diabete e consumo di alcol sta ridisegnando la geografia delle malattie del fegato, avverte infine la cronaca sanitaria. In Italia, la steatosi metabolica interessa un quarto della popolazione, ma a preoccupare è la fascia tra i 18 e i 24 anni, dove l’abuso occasionale si scontra con una vulnerabilità biologica maggiore. Se non si interviene subito con una legge strutturale e con una presenza costante nelle aule, il rischio – come lascia intendere il Garante – è che l’emergenza diventi cronaca giudiziaria, o peggio, una strage silenziosa nei reparti di epatologia.
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