Chiara Ferragni, Fenice vede la luce: conti quasi in pareggio e ricavi in crescita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo Fenice, la società che gestisce i marchi di Chiara Ferragni, ha chiuso un 2025 di riorganizzazione con risultati che disegnano un ritorno alla normalità dopo la tempesta finanziaria e reputazionale legata al cosiddetto Pandoro-gate. L'assemblea della società, guidata dall'amministratore unico Claudio Calabi, ha approvato il bilancio dell'esercizio, mettendo a segno una significativa riduzione della perdita e un incremento dei ricavi che avvicina l'azienda al pareggio.

I numeri del bilancio 2025: ricavi in crescita e costi dimezzati

I conti approvati raccontano una storia di risanamento: i ricavi sono saliti a 2,7 milioni di euro, in aumento rispetto ai 2,1 milioni del 2024, mentre la perdita si è fermata a circa 65mila euro, un passivo che appare irrisorio se paragonato al rosso di 3,5 milioni dell'anno precedente.

A rendere possibile questo recupero è stato un drastico contenimento dei costi operativi, scesi da 4,9 a 2,7 milioni di euro, quasi dimezzati grazie a un'opera di spending review voluta dal manager Claudio Calabi, che ha riguardato la struttura aziendale e le spese correnti.

Alla base di questo miglioramento, come spiegato dagli analisti, c'è stata una combinazione di fattori: da un lato il ritorno, seppur parziale, dell'attività commerciale e delle sponsorizzazioni, dall'altro una razionalizzazione che ha permesso di ridurre drasticamente il disavanzo. Un contributo rilevante ai ricavi, in particolare, è arrivato dalla chiusura del pre-contenzioso con la catena di profumerie Douglas, con la rilevazione e successiva rivendita di attivi che ha pesato in maniera decisiva sul fatturato.

La ricapitalizzazione e il ruolo di Claudio Calabi

Il lavoro sui conti è stato completato dall'aumento di capitale da 6,4 milioni di euro, sottoscritto per intero dalla stessa Ferragni nel corso del 2025 e finalizzato a ripianare le perdite pregresse e a ripristinare la liquidità aziendale. L'operazione ha rafforzato la struttura patrimoniale di Fenice, creando le condizioni per l'esecuzione del nuovo piano industriale e commerciale.

Il percorso di stabilizzazione porta la firma di Claudio Calabi, il manager che nell'ottobre 2024 aveva preso le redini della società come amministratore unico, subentrando a Chiara Ferragni e a Paolo Barletta. Calabi, un professionista con una lunga esperienza nei rilanci aziendali (ha guidato, tra le altre, Rcs, Il Sole 24 Ore e Risanamento), aveva ricevuto l'incarico proprio per gestire la fase più delicata, quella seguita alla fuga dei brand partner e alla sospensione dei contratti di licenza.

Oggi il suo lavoro sembra aver gettato le basi per la ripartenza, tanto che l'azienda ha potuto chiudere il bilancio con un risultato vicino al break-even.

Le prospettive: il focus sul make-up e la nuova fase

Il bilancio è stato approvato con il voto contrario dell'imprenditore Pasquale Morgese, un tempo partner commerciale e oggi azionista di minoranza con una quota ridotta allo 0,2% del capitale. Morgese, che non aveva aderito all'aumento di capitale, ha espresso il suo dissenso in continuità con le posizioni già manifestate in passato, anche se i rapporti con la società appaiono meno tesi rispetto ai mesi precedenti.

Chiusa la fase più acuta della crisi e archiviato il capitolo giudiziario del "Pandoro-gate" con il proscioglimento di gennaio 2026, l'imprenditrice digitale punta ora a rilanciare il business concentrandosi sul settore del make-up. L'obiettivo è trasformare in contratti veri e propri le trattative in corso con potenziali clienti; a titolo personale, intanto, Ferragni ha già riconquistato un ruolo di testimonial per Guess, curando le linee di profumi e jeans del marchio.

Dopo un biennio di difficoltà, il 2026 si prospetta come l'esercizio della ripartenza per tutto il gruppo.

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