Manovra, il prelievo da 5 miliardi su banche e assicurazioni non è negoziato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Documento programmatico di bilancio inviato nella notte al Parlamento e alla Commissione europea mette nero su bianco quello che nelle scorse settimane circolava soltanto come ipotesi: il settore finanziario è chiamato a contribuire alla manovra 2027 con circa 5 miliardi di euro. La cifra corrisponde allo 0,21% del Pil, secondo le tabelle del Dpb, e rappresenta la voce più cospicua tra le coperture ordinarie, quelle cioè che non dipendono dall'attivazione della clausola di salvaguardia per difesa ed energia.

La cifra e la sua distribuzione temporale

Il contributo non si esaurisce nel primo anno. Il Dpb indica che il prelievo sul comparto finanziario scende allo 0,13% del Pil nel 2028 e allo 0,10% nel 2029, per un totale che nell'arco del triennio si avvicina ai 10 miliardi di euro. Resta da chiarire come l'onere verrà ripartito tra banche, compagnie assicurative e le altre società che il testo del documento include nella definizione generica di settore finanziario.

Su questo punto il Dpb non scende nel dettaglio, e la stessa individuazione dello strumento tecnico con cui ottenere le risorse rimane oggetto di valutazione da parte dei tecnici del ministero dell'Economia.

Le reazioni del mondo bancario

Da diverse fonti del comparto filtra una posizione contraria a un nuovo esborso. La richiesta è arrivata senza una negoziazione preventiva e senza preavviso, secondo quanto si apprende, e si inserisce in un quadro in cui esiste già un'intesa triennale siglata lo scorso anno. Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, aveva ricordato nei giorni scorsi come gli istituti di credito e le compagnie assicurative abbiano già assunto un impegno da 10,5 miliardi di euro fino al 2028, tra rinvio della deducibilità fiscale e liberazione di riserve di capitale.

A margine della Giornata del Credito, Patuelli era stato esplicito: gli accordi si mantengono. La posizione delle banche si fonda anche su un argomento tecnico: il rinvio della deducibilità non produce un'entrata definitiva, ma un'anticipazione di gettito, perché lo Stato incassa in anticipo ciò che gli istituti avrebbero portato in deduzione negli anni successivi.

Le tensioni nella maggioranza

La partita sul contributo del settore finanziario attraversa anche l'asse della coalizione di governo. La Lega, con il vicepremier Matteo Salvini, ha rivendicato per settimane la necessità di chiedere alle grandi banche un contributo commisurato agli utili definiti straordinari.

In un punto stampa a Padova, Salvini ha dichiarato: «Diciamo che la Lega chiede da tempo che le banche diano un importante contributo, penso alle grandi banche, eh, non le banche di territorio, alle piccole banche del Veneto, al credito cooperativo, penso alle grandi banche che stanno facendo utili straordinari, chiuderanno quest'anno con più di 50 miliardi di euro di utili netti, pagati spesso dai cittadini». La proposta leghista originaria indicava un prelievo del 5% sugli utili dei primi dieci istituti, con un gettito stimato tra 2 e 3 miliardi.

Forza Italia, per voce del vicepremier Antonio Tajani, ha mantenuto una posizione di contrarietà a imposizioni fiscali sul comparto, preferendo un confronto negoziato. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti non ha fatto propria la proposta leghista e ha spostato il discorso sulla concorrenza nel sistema bancario.

Il quadro complessivo della manovra

La manovra 2027 vale circa 23,5 miliardi di euro. Oltre ai 5 miliardi dal settore finanziario, le coperture arrivano per 1,2 miliardi dalla revisione della spesa dei ministeri, per circa 700 milioni dal comparto dei giochi e per oltre 3 miliardi da altre entrate non meglio specificate. Sul fronte delle uscite, la voce più consistente è quella per famiglie e spesa sociale, con circa 5 miliardi, seguita dalla difesa con 4,5 miliardi e dalla sanità con 2,4 miliardi.

Il testo definitivo della legge di bilancio dovrà ora passare attraverso le interlocuzioni con le autorità europee sulla clausola di salvaguardia, il cui esito condiziona l'ammontare effettivo delle risorse disponibili per difesa ed energia. Il Consiglio dei ministri per l'approvazione del disegno di legge è atteso per il 23 ottobre.

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