Siria, scontri tra islamisti e alawiti: oltre mille morti e una spirale di violenza senza fine
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Da giovedì scorso, in diverse aree della Siria, si è scatenata una nuova ondata di violenza che ha già causato oltre mille morti, molti dei quali civili. Gli scontri armati, che vedono contrapposte le forze di sicurezza di Damasco e i miliziani alawiti, minoranza sciita storicamente legata al regime di Bashar al-Assad, hanno raggiunto livelli di brutalità tali da spingere le Nazioni Unite a intervenire con un appello urgente. Volker Turk, Alto commissario Onu per i diritti umani, ha dichiarato che “l’uccisione di civili nelle zone costiere della Siria nordoccidentale deve cessare immediatamente”, sottolineando la gravità di una situazione che sembra sfuggire a ogni controllo.
La regione di Latakia, in particolare, è diventata teatro di una carneficina. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede a Londra, oltre 745 civili sono stati uccisi in esecuzioni sommarie, mentre i morti tra le forze di sicurezza siriane e i miliziani alawiti ammontano rispettivamente a 125 e 148. Gli scontri sono scoppiati dopo un’imboscata su vasta scala a Jableh, orchestrata dalle milizie alawite contro le forze governative, che includono anche gruppi affiliati a Hayat Tahrir al-Sham, formazione islamista guidata da Ahmad al-Sharaa, noto come Al-Jolani. Quest’ultimo, definito da molti come un “moderato”, ha dichiarato che “quello che sta succedendo è fra le sfide che erano prevedibili”, aggiungendo che “possiamo vivere insieme”, parole che suonano come un’amara ironia di fronte alla realtà dei fatti.
La violenza settaria, che da anni insanguina il Paese, ha raggiunto un nuovo apice, tanto che gli alawiti siriani hanno fatto appello a Israele per un intervento armato. Una richiesta che ha dell’incredibile, considerando che gli alawiti, la stessa etnia degli Assad, sono stati storicamente nemici giurati dello Stato ebraico. Questo dettaglio, tuttavia, è passato quasi inosservato nei media italiani, che non hanno dato alla notizia il risalto che avrebbe meritato.
Intanto, sotto la pressione della comunità internazionale, è stata annunciata la creazione di una “commissione d’inchiesta” indipendente per indagare sui massacri di civili. Una mossa che, sebbene necessaria, arriva in un contesto in cui la violenza sembra alimentarsi da sola, senza che nessuna delle parti in conflitto mostri segni di voler deporre le armi. Al-Jolani, da parte sua, ha promesso “nessuna clemenza per chi ha ucciso civili”, ma le sue parole rischiano di rimanere vuote in un Paese dove la vita umana sembra aver perso ogni valore.




