Il racket delle case popolari allo Zen di Palermo, assegnatario dello Sri Lanka picchiato a cinghiate davanti alla moglie e ai figli per costringerlo ad andarsene
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Redazione Interno
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L’ennesimo, vile episodio di violenza consumato tra i padiglioni di cemento del quartiere Zen 2 di Palermo riporta sotto i riflettori il lucroso e spietato mercato parallelo degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, un business che, come ormai accertato da inchieste e cronache giudiziarie, viene gestito con metodi mafiosi da Cosa Nostra. La vittima, questa volta, è un cittadino dello Sri Lanka di sessantacinque anni, il quale, dopo aver atteso per anni, aveva ottenuto regolarmente dal Comune l’assegnazione di un appartamento popolare nel quartiere. Un diritto sancito dalla legge, ma evidentemente non riconosciuto da chi, in quel territorio, detta regole alternative a quelle dello Stato.
Da quando vi si è stabilito con la propria famiglia, l’uomo, la moglie e i figli hanno iniziato a vivere un incubo fatto di pressioni psicologiche e minacce quotidiane. Un rituale che si ripeteva con una cadenza ormai insopportabile, con uomini riconducibili al racket che gli ripetevano, senza mezzi termini, il perentorio diktat: “Qui non ci puoi stare, te ne devi andare o ti finisce male a te e alla tua famiglia”. Parole che, purtroppo, non sono rimaste solo una vuota intimidazione. Nei giorni scorsi, la strategia della tensione e della paura si è trasformata in un'aggressione fisica, una spedizione punitiva messa in atto per piegare la resistenza dell'assegnatario che, evidentemente, non aveva ceduto alle richieste di lasciare l'alloggio.
L’aggressione, avvenuta sotto gli occhi della moglie e dei figli, ha assunto i contorni di una vera e propria esecuzione sommaria: l'uomo è stato circondato, colpito con calci e pugni e, particolare che aggiunge un alone di umiliazione e ferocia al pestaggio, frustato con una cinghia. Una violenza inaudita, studiata per essere non solo punitiva nei confronti dell'uomo, ma soprattutto deterrente per chiunque altro, nel quartiere, pensi di potersi opporre al volere degli occupanti abusivi e di coloro che, alle loro spalle, tessono le fila del controllo del territorio. La vittima, una volta riavutasi, ha trovato la forza di recarsi al commissariato di zona per denunciare l'accaduto, raccontando agli investigatori i mesi di vessazioni subite e l’escalation di violenza che è culminata nel pestaggio.
Un sistema criminale consolidato, tra racket degli alloggi e utenze parallele
Quanto accaduto allo Zen non è un caso isolato, ma si inserisce in un meccanismo ben oliato e collaudato che, da anni, soffoca il quartiere. Non si tratta solo di occupazioni abusive fine a sé stesse, ma di una vera e propria gestione parallela del patrimonio immobiliare pubblico, un mercato nero nel quale gli appartamenti vengono “venduti” o “affittati” da Cosa Nostra a cifre che, secondo le stime degli inquirenti e le dichiarazioni dello stesso assessore comunale all’Emergenza abitativa, Fabrizio Ferrandelli, si aggirano intorno ai quindicimila euro. Si stima che oltre un quarto dei circa duemila alloggi dello Iacp presenti nel quartiere siano di fatto controllati dalla famiglia mafiosa locale, che li utilizza non solo per trarre profitto, ma anche per alloggiare propri affiliati o manovalanza, consolidando così una presenza capillare e un controllo sociale asfissiante.
Questo sistema criminale non si limita alla gestione degli immobili, ma si estende anche ai servizi primari. A pagare il pizzo, in questo contesto, non sono solo i commercianti, ma anche gli stessi inquilini, spesso disperati e senza alternative, che per vedersi garantire l’allaccio alla corrente elettrica o, ancor più emblematico, all’acqua potabile, devono corrispondere tangenti ai clan. Un’inchiesta recente ha rivelato come, allo Zen, la rete idrica pubblica venga letteralmente dirottata dagli occupanti abusivi, con tanto di reticolo di tubature sotterranee che partono da zone precise del quartiere, e come Cosa Nostra riscuota un canone mensile, aggirando completamente l’Azienda Municipalizzata (Amap). Chi si rifiuta di pagare, come nel caso del sessantacinquenne dello Sri Lanka, va incontro a ritorsioni che partono dal distacco arbitrario del servizio fino ad arrivare, come nel caso di cronaca, alla violenza fisica.
L’intervento dell’assessore e la resistenza della famiglia
Sulla vicenda è intervenuto l’assessore Fabrizio Ferrandelli, il quale ha confermato che, nonostante l’aggressione subita, il cittadino dello Sri Lanka e la sua famiglia continuano a resistere e a rimanere nell’appartamento loro assegnato. L’episodio, che l’assessore ha dichiarato risalire a qualche mese fa, conferma come l’attenzione dell’amministrazione comunale su questo specifico fronte della legalità resti alta. Parole che giungono dopo un periodo particolarmente caldo per le periferie palermitane, segnato da intimidazioni e violenze. Solo poche settimane fa, un’altra famiglia era stata costretta ad abbandonare un alloggio sempre allo Zen dopo minacce e lanci di pietre, scatenando una mobilitazione civica senza precedenti che aveva visto lo stesso Ferrandelli, insieme a docenti universitari e alla giornalista Stefania Petyx, presidiare l’appartamento notte e giorno per impedirne l’occupazione abusiva e consentire il rientro degli assegnatari.




