Unifil Libano, Portolano visita la brigata Sassari mentre Israele ostacola i rifornimenti dei caschi blu

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione lungo la Linea Blu, quella frontiera invisibile che separa il Libano da Israele, non accenna a diminuire. Anzi, in un contesto operativo che il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa, ha definito "segnato da un concreto rischio di escalation", si è conclusa oggi una visita cruciale nella base di Shama. Portolano, ex comandante della Brigata Sassari, ha voluto incontrare personalmente gli uomini e le donne del contingente italiano schierati nel settore ovest dell’Unifil, portando loro – come riportano le cronache – un messaggio di vicinanza ("non siete soli") e constatando quella che lui stesso ha descritto come "determinazione, professionalità e alto senso di responsabilità" nonostante la complessità del quadro bellico.

Il presidio “essenziale” e gli incontri istituzionali

Prima di stringere la mano ai soldati della brigata, il generale Portolano ha avuto modo di confrontarsi con i vertici libanesi. Ha incontrato il presidente della Repubblica, Joseph Aoun, il ministro della Difesa, generale Menassa, e il comandante delle Forze armate libanesi, generale Haykal. Un giro di colloqui che, spiegano fonti della Difesa, aveva l’obiettivo preciso di "facilitare il dialogo tra le parti". Secondo Portolano, che nel suo ruolo attuale sovrintende alle missioni militari italiane all’estero, la presenza dell’Unifil rimane "un presidio essenziale" nel Sud del Paese, in particolare per il monitoraggio imparziale delle violazioni della risoluzione 1701, quelle violazioni che – vale la pena ricordarlo – vengono segnalate da ambo le parti in conflitto.

I blocchi israeliani che mettono a rischio la logistica

Proprio mentre il capo di Stato maggiore rassicurava i vertici locali sull’impegno futuro dell’Italia, nel sud del Paese la situazione per i peacekeeper si faceva paradossalmente più complicata a causa delle stesse Forze di difesa israeliane (Idf). Non si tratta più solo degli episodi di fuoco amico o dei colpi di avvertimento che avevano danneggiato veicoli italiani nelle scorse settimane; adesso, le autorità di Tel Aviv hanno adottato una strategia diversa ma altrettanto insidiosa per i caschi blu. I peacekeeper e il personale essenziale che li supporta hanno subito la revoca di alcune autorizzazioni già rilasciate, oltre a veri e propri blocchi stradali fisici. L’effetto concreto, denunciato dall’Unifil, è il rallentamento della consegna di forniture critiche lungo la Blue Line: cibo, carburante e acqua rischiano di non arrivare regolarmente alle postazioni, minando la sostenibilità stessa delle operazioni.

L’avvertimento di Tajani e le frizioni diplomatiche

A queste difficoltà logistiche si aggiunge la ferma reazione diplomatica di Roma. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un’intervista alla carta stampata, ha rivendicato quello che ha definito il "diritto di critica" del nostro Paese, anche nei confronti del principale alleato americano ("l’interesse nazionale va difeso con dignità"), ma è sulle azioni israeliane che il vicepremier è stato più tranchant. Parlando degli ostacoli posti dalle Idf ai soldati italiani, Tajani ha usato parole pesanti: "Certi atteggiamenti sono inammissibili", ha dichiarato, sottolineando come si tratti di "atti che non hanno nemmeno una logica". Un avvertimento chiaro che conferma come, dietro le quinte della missione di pace, la pazienza del governo italiano nei confronti delle interferenze di Israele si stia esaurendo rapidamente.

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