Garlasco, Liborio Cataliotti difende Milo Infante: "Sacro il lavoro del giornalista"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La prima puntata della nuova stagione di Quarto Grado, andata in onda venerdì 28 agosto, ha riacceso i riflettori sul caso Garlasco, ma non solo per i consueti risvolti giudiziari. Il dibattito, infatti, si è spostato sul terreno scivoloso delle querele e delle tensioni che stanno caratterizzando la copertura mediatica dell'inchiesta, con un clima definito "avvelenato" dalla giornalista Monica Leofreddi.
Al centro della bufera finisce la querela per ricettazione presentata da Stefania Cappa nei confronti del conduttore Mediaset Milo Infante, un'accusa che ha scatenato un acceso confronto tra i professionisti dell'informazione e i legali delle parti coinvolte.
La difesa di Cataliotti e il ruolo di Andrea Sempio
A prendere le difese di Milo Infante è stato l'avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, che è intervenuto nel corso della trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi per esprimere il proprio sostegno al collega. Cataliotti, ospite in studio, ha rivendicato la sacralità del lavoro giornalistico, sottolineando come l'attività di indagine e di racconto dei fatti debba essere tutelata anche quando si scontra con le ragioni delle parti offese.
La sua posizione, espressa con decisione, ha contribuito a inquadrare la querela non solo come un atto processuale, ma come un possibile ostacolo alla libertà di stampa, un tema che da settimane agita gli ambienti dell'informazione legati al caso di Garlasco.
La posizione di Infante e il "silenzio assordante" dell'Ordine
Milo Infante, dal canto suo, non ha nascosto l'amarezza per quanto sta accadendo, raccontando la propria versione dei fatti nel corso della trasmissione "Verità Nascoste – Il Diario". "Ho detto che un'accusa di ricettazione nei confronti di un giornalista è una cosa infamante, io la vivo come un'intimidazione", ha dichiarato il conduttore, che ha poi puntato il dito contro l'inerzia delle istituzioni di categoria.
A suo dire, infatti, esiste "un silenzio assordante da parte dell'intera categoria dei giornalisti, nel senso come organi sindacali, come rappresentanza", una mancanza di sostegno che Infante ha definito pesante e sintomatica di una debolezza complessiva del sistema informativo italiano di fronte a pressioni esterne.
Le parole di Nuzzi e l'esposto delle sorelle Cappa
Sul fronte opposto, il conduttore Gianluigi Nuzzi ha assunto una posizione diametralmente diversa, difendendo con vigore le ragioni della famiglia Cappa. Intervenendo a "Ore 11" nella stessa giornata del 28 agosto, Nuzzi ha parlato di "un'aggressione senza uguali" subita dalle sorelle Cappa, riferendosi a quella che, a suo avviso, sarebbe stata una pressione mediatica sproporzionata nei loro confronti.
Al centro del ragionamento di Nuzzi vi è il presunto esposto presentato dalle sorelle, con il quale si ipotizzerebbe l'esistenza di una regia occulta volta a deviare l'attenzione delle indagini contro la loro famiglia, una circostanza che, se confermata, getterebbe un'ombra lunga sulle modalità con cui il caso è stato trattato dai media.
Il clima avvelenato e le querele della famiglia Cappa
La tensione emersa tra le diverse posizioni pubbliche riflette un clima generale di scontro che va al di là del singolo episodio. Monica Leofreddi, intervenuta sul tema, ha parlato esplicitamente di un clima avvelenato che rischia di compromettere non solo il lavoro degli investigatori, ma anche la stessa possibilità di un dibattito sereno sull'inchiesta.
Le querele presentate dalla famiglia Cappa, che riguardano non solo Infante ma anche altri avvocati e giornalisti, rappresentano ormai un capitolo a sé stante della vicenda, un intreccio processuale che si sovrappone alle indagini originali e che alimenta polemiche destinate a durare a lungo, con i professionisti dell'informazione chiamati a fare i conti con un contesto sempre più ostile e litigioso.
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