Garlasco, la denuncia di Stefania Cappa a Milo Infante e la guerra giudiziaria che sconvolge il caso

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
CULTURA E SPETTACOLO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non è arrivato un nuovo Dna, non è spuntata un'ulteriore impronta e nessuno ha ancora trovato l'arma che da diciannove anni manca all'appello. Eppure, nel giro di pochi giorni, il caso di Garlasco ha aperto un fronte inaspettato che poco ha a che fare con la villetta di via Pascoli e molto, invece, con la guerra di carte bollate che si sta combattendo tra aule giudiziarie e studi televisivi.

Al centro di questa nuova tempesta, che rischia di offuscare persino le indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, c'è il conduttore Milo Infante, finito nel mirino di una denuncia per ricettazione presentata da Stefania Cappa, la cugina della vittima, in seguito alla messa in onda di atti riservati nel corso della trasmissione "Verità Nascoste – Il Diario". Un'accusa che il giornalista ha respinto con forza, definendola una "intimidazione infamante" e sollevando da ogni responsabilità l'azienda per cui lavora.

La denuncia per ricettazione e la replica del conduttore

La vicenda giudiziaria che vede coinvolto Milo Infante ha preso corpo nel corso della puntata del suo programma, quando lo stesso conduttore ha annunciato di aver appreso, a mezzo stampa, di essere stato denunciato da Stefania Cappa per il reato di ricettazione. La cugina di Chiara Poggi contesta al giornalista la diffusione in televisione di documenti coperti dal segreto investigativo, un atto che, a detta della sua difesa, costituirebbe una violazione della riservatezza e potrebbe addirittura mettere a rischio il compendio probatorio delle indagini.

L'avvocata di Stefania Cappa ha infatti precisato che l'atto mostrato in tv non era un semplice esposto, bensì una denuncia querela depositata quattro mesi prima e ancora oggetto di indagini, e ha annunciato che sarebbe stata presentata una denuncia anche per violazione del segreto investigativo.

In diretta televisiva, Infante ha però respinto al mittente ogni addebito, difendendo con decisione l'operato della rete e dello stesso Pier Silvio Berlusconi: "È giusto che paghi di tasca mia", ha dichiarato, assumendosi la piena responsabilità di quanto mandato in onda, ma ha poi aggiunto che un reato contestabile a un giornalista è semmai quello della diffamazione, non la ricettazione, un reato che "non appartiene alla stampa".

L'esposto dei Cappa e la presunta regia mediatica

La scintilla che ha innescato la reazione della famiglia Cappa, e la conseguente denuncia nei confronti di Infante, è stata la divulgazione del contenuto di un esposto di 24 pagine presentato alla Procura di Milano. In quel documento, depositato ad aprile 2026, Stefania Cappa denuncia l'esistenza di una presunta "regia mediatica" orchestrata ai danni della propria famiglia, al fine di sostenere la tesi dell'innocenza di Alberto Stasi e di indirizzare l'attenzione investigativa verso soggetti estranei al delitto.

Secondo la ricostruzione contenuta nell'atto, la famiglia Cappa sarebbe stata "destinataria di una sistematica, coordinata e preordinata esposizione mediatica che appare come l'esito di una condotta consapevolmente orchestrata". Nell'esposto, i nomi finiti nel mirino sono quelli dell'avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, dell'inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e dell'ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto, accusati di aver agito in concorso tra loro.

La ricostruzione fa riferimento a una telefonata dell'8 luglio 2022, giorno in cui Stefania Cappa avrebbe appreso dal cugino Paolo Reale che De Rensis faceva parte del gruppo legale di Stasi, un elemento da cui la famiglia farebbe discendere l'origine della presunta strategia ai propri danni.

Le reazioni dei legali e la difesa di De Rensis

La diffusione del contenuto dell'esposto ha scatenato immediate e durissime reazioni da parte dei diretti interessati. L'avvocato Antonio De Rensis ha definito il documento "uno dei più grandi autogol mai visti nella storia degli esposti", sottolineando come la cronologia dei fatti descritta si ritorcerebbe contro chi l'ha scritta.

Il legale di Stasi ha respinto con fermezza ogni accusa di aver partecipato a una strategia per indirizzare le indagini, raccontando di essere stato lui stesso contattato da Stefania Cappa, che gli avrebbe proposto di partecipare come relatore ad alcuni convegni, un elemento che considera incompatibile con la tesi di una presunta regia. "È un'accusa infondata, non ha nessun fondamento, io non ho mai conosciuto né ho mai parlato con alcun testimone", ha dichiarato De Rensis, annunciando di volersi difendere nelle sedi opportune.

Dall'altro lato, anche l'avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ha definito la ricostruzione offerta dal programma una "rappresentazione parziale della vicenda", precisando che la notizia della nomina di De Rensis era già nota e che la comunicazione ai familiari non fu una "soffiata" ma un atto legittimo e doveroso. La vicenda, insomma, si è trasformata in una battaglia tra ricostruzioni contrapposte, dove ogni dettaglio processuale e ogni telefonata vengono interpretati in modo diametralmente opposto dalle parti in causa.

Un nuovo capitolo di una lunga vicenda

Questa nuova bufera giudiziaria, che vede contrapposti i Cappa, la difesa di Stasi e ora anche un giornalista televisivo, si inserisce in un momento già di per sé complesso per il caso Garlasco, con la difesa di Stasi che proprio in queste settimane sta accelerando sulla richiesta di revisione del processo. Le polemiche e le querele incrociate rischiano di allontanare ulteriormente l'attenzione dalla ricerca della verità materiale su un delitto rimasto irrisolto per quasi due decenni, trasformando quella che dovrebbe essere un'inchiesta in un campo di battaglia legale e mediatico.

Mentre la magistratura dovrà valutare la fondatezza delle accuse di ricettazione e della presunta regia, rimane sullo sfondo il dramma di una famiglia, quella di Chiara Poggi, che attende ancora risposte definitive e che, come ha dichiarato la madre, desidererebbe solo poter ricordare la figlia in silenzio.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.