L’avvocato De Rensis replica all’esposto della famiglia Cappa sul delitto di Garlasco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco nell’ormai lontano 2007, torna a occupare le cronache con un nuovo e acceso capitolo che coinvolge le figure degli avvocati e i meccanismi del racconto mediatico.

Stavolta non si tratta di una svolta investigativa sulle tracce del DNA, bensì di un esposto formale, depositato in Procura a Milano, che porta la firma dell’avvocato Stefania Cappa, cugina della vittima; un atto che accusa il legale di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, insieme ad altre figure pubbliche, di aver orchestrato una vera e propria campagna mediatica per indirizzare le indagini e sostenere la tesi dell’innocenza del condannato.

La risposta di De Rensis, arrivata a stretto giro attraverso i microfoni della trasmissione “Filorosso” su Rai 3, non si è fatta attendere ed è stata caratterizzata da toni particolarmente duri, con il legale che ha parlato di “accuse infondate” e ha preannunciato “azioni giudiziarie durissime” nei confronti della cugina di Chiara Poggi.

Il contenuto dell’esposto presentato dalla famiglia Cappa

L’atto reso noto nel corso della prima puntata del programma “Verità Nascoste – Il Diario”, condotto da Milo Infante su Canale 5, delinea una strategia occulta che avrebbe avuto come obiettivo quello di proteggere Alberto Stasi, l’allora fidanzato della ragazza, distogliendo l’attenzione degli investigatori per concentrarla invece su soggetti estranei ai fatti.

Secondo il documento redatto da Stefania Cappa, la famiglia Poggi sarebbe stata bersaglio di una “sistematica, coordinata e preordinata esposizione mediatica”, voluta e gestita da un gruppo di persone che include l’avvocato De Rensis, l’inviato delle “Iene” Alessandro De Giuseppe e l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto.

L’esposto, in sostanza, ipotizza l’esistenza di una presunta regia occulta che, avvalendosi dei riflettori dei media, avrebbe cercato di costruire una narrazione alternativa e depistante, con l’intento dichiarato di influenzare le nuove fasi delle indagini.

La replica durissima di Antonio De Rensis

L’avvocato Antonio De Rensis ha risposto a queste pesanti accuse con una fermezza che lascia poco spazio a fraintendimenti, utilizzando aggettivi come “avvilente, disarmante e grave” per definire quanto accaduto. Nel corso della sua apparizione televisiva, il legale di Stasi ha manifestato incredulità iniziale, dichiarando di non voler credere a quanto gli veniva riferito, salvo poi prendere atto della serietà della fonte che gli aveva riportato la notizia.

Ciò che ha maggiormente colpito l’avvocato, evidentemente, non è tanto la critica alla sua strategia difensiva – aspetto che rientra nella fisiologia del contraddittorio processuale – ma piuttosto l’attribuzione di una capacità di condizionamento che, a suo dire, sarebbe del tutto immaginaria e priva di qualsiasi riscontro concreto.

“Se ciò che è stato mostrato è vero, la Procura di Pavia ha motivo di interessarsi”, ha affermato De Rensis, ribaltando l’accusa e suggerendo che potrebbero emergere profili di responsabilità nella gestione delle informazioni che hanno portato alla redazione dell’esposto.

Un confronto destinato a finire in Tribunale

Il legale ha inoltre sottolineato che le affermazioni contenute nella denuncia presentata da Stefania Cappa sono completamente prive di fondamento, precisando di non aver mai parlato con un testimone diretto e di essersi sempre limitato a esercitare il diritto alla difesa del proprio assistito nelle sedi appropriate.

La replica non si è limitata a una smentita secca, ma ha assunto i contorni di una vera e propria minaccia legale, con De Rensis che ha annunciato “azioni giudiziarie durissime” a carico della cugina di Chiara Poggi, aggiungendo che anche il comportamento della stessa Procura di Pavia potrebbe essere oggetto di valutazione alla luce di quanto emerso.

Il serrato scambio di accuse ha così spostato il dibattito dal merito della vicenda processuale, relativa all’omicidio di Garlasco, alla legittimità e alle modalità di esposizione mediatica delle parti coinvolte, aprendo un fronte che rischia di complicare ulteriormente un quadro giudiziario già di per sé estremamente complesso e tormentato.

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