Garlasco, Milo Infante denunciato per ricettazione: "È un'intimidazione infamante". Sceglie la moglie come avvocato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
CULTURA E SPETTACOLO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nel giro di poche ore, il caso Garlasco ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua lunga scia di polemiche giudiziarie e mediatiche, stavolta incentrato sulla figura del giornalista Milo Infante. Il conduttore di "Verità Nascoste – Il Diario", programma in onda su Canale 5, ha annunciato di essere stato formalmente denunciato per ricettazione da Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, in relazione alla diffusione in televisione di atti coperti da segreto investigativo.

L'accusa, che Infante ha definito "un'intimidazione infamante", ha innescato una reazione a catena che ha portato il giornalista a compiere una scelta inedita: rinunciare alla tutela legale offertagli da Mediaset per farsi difendere dalla moglie, l'avvocato penalista Sara Venturi, trasformando la questione in una battaglia personale e familiare.

La denuncia e la replica del conduttore: "Reato non attinente al giornalismo"

La querela presentata da Stefania Cappa, tramite la sua legale Valeria Francesca Mettica, contesta a Milo Infante non tanto il merito delle informazioni divulgate, quanto il mezzo con cui sarebbero state ottenute e diffuse. Secondo l'avvocato Mettica, il documento giudiziario mostrato in televisione, che la difesa della Cappa qualifica come una denuncia querela e non come un semplice esposto, sarebbe stato depositato presso la Procura di Milano già da quattro mesi e sarebbe attualmente oggetto di indagini coperte dal segreto investigativo.

La sua divulgazione pubblica, secondo la ricostruzione dei legali della famiglia Cappa, integrerebbe quindi i reati di ricettazione e violazione del segreto investigativo, mettendo a rischio il compendio probatorio in esso contenuto.

Milo Infante ha respinto con forza l'accusa durante una puntata del suo programma, sottolineando l'eccezionalità e la gravità di un capo di imputazione che, a suo avviso, non avrebbe alcuna attinenza con la professione giornalistica, venendo tradizionalmente associato a reati contro il patrimonio come il possesso di beni rubati.

"È un reato peraltro talmente difficile da provare nella criminalità organizzata, che di fatto non esiste quasi più", ha dichiarato il conduttore, interpretando la denuncia come un chiaro messaggio intimidatorio nei suoi confronti, un avvertimento per aver parlato "troppo" del caso di Garlasco.

Nel corso della stessa trasmissione, Infante ha inoltre annunciato di aver ricevuto il pieno sostegno da parte del direttore dell'informazione Mediaset, Mauro Crippa, ma di aver scelto di declinare l'offerta di tutela legale da parte dell'azienda, assumendosi interamente la responsabilità della propria difesa, che ha affidato appunto alla moglie Sara Venturi.

Le carte della discordia: l'esposto e la presunta "regia mediatica"

La denuncia contro Milo Infante è solo l'ultima tessera di un mosaico giudiziario che si è infiammato nei giorni precedenti, quando la stessa Stefania Cappa aveva reso noto il contenuto di un esposto di 24 pagine presentato alla Procura di Milano lo scorso 22 aprile.

In quel documento, la famiglia Cappa ipotizza l'esistenza di una "sistematica, coordinata e preordinata esposizione mediatica", una presunta regia orchestrata ai propri danni con l'obiettivo di sostenere la tesi dell'innocenza di Alberto Stasi e di indirizzare l'attenzione investigativa verso persone estranee al delitto, ovvero la stessa famiglia Cappa. Nel mirino dell'esposto finiscono tre figure chiave: l'avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi; l'inviato de "Le Iene" Alessandro De Giuseppe; e l'ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto.

Secondo la ricostruzione contenuta nell'atto, che è stata al centro delle puntate di "Verità Nascoste", i tre avrebbero agito in concorso tra loro, avvalendosi anche del cosiddetto "super testimone" Gianni Bruscagin, per costruire una narrazione alternativa dei fatti.

Il fulcro di questa presunta strategia risiederebbe in una serie di contatti e comunicazioni risalenti all'estate del 2022, in particolare a una telefonata dell'8 luglio in cui Stefania Cappa dichiara di aver appreso dal cugino Paolo Reale, consulente della famiglia Poggi, che De Rensis era entrato a far parte del collegio difensivo di Stasi e che, insieme a De Giuseppe, stava predisponendo una nuova ricostruzione degli eventi da sottoporre alla Procura di Pavia.

La controffensiva di De Rensis e il nodo del segreto investigativo

L'avvocato Antonio De Rensis non ha tardato a rispondere alle pesanti accuse mosse nei suoi confronti, definendo l'esposto "uno dei più grandi autogol" e respingendo con fermezza ogni ipotesi di complotto.

Il legale ha offerto una propria cronologia degli eventi, incentrata sulla data dell'8 luglio 2022, sostenendo che in quel giorno la sua richiesta di ottenere copia dei CD con le intercettazioni veniva autorizzata e che solo il 13 luglio, quando ricevette la telefonata di Stefania Cappa che lo invitava a un convegno, non era a conoscenza del fatto che la stessa fosse già informata del suo ruolo di difensore di Stasi.

De Rensis ha stigmatizzato il comportamento della collega, definendo poco credibile che lo abbia contattato per un invito professionale pochi giorni dopo aver saputo che rappresentava l'imputato condannato per l'omicidio di sua cugina. Sul versante legale, la vicenda si complica ulteriormente per la difesa di Stefania Cappa, che ha denunciato non solo la violazione del segreto investigativo, ma anche il rischio concreto che la divulgazione pubblica dei documenti possa compromettere le indagini in corso e il sequestro del materiale probatorio ancora da acquisire.

La battaglia, che si gioca su un doppio fronte giudiziario e mediatico, si inserisce nel più ampio contesto delle indagini riaperte sul delitto di Garlasco, dove la Procura di Pavia sta valutando una richiesta di revisione del processo a carico di Alberto Stasi, mentre prosegue l'inchiesta su Andrea Sempio, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.