Milo Infante denunciato da Stefania Cappa: “Accusa infamante”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Milo Infante è stato denunciato da Stefania Cappa per ricettazione e ha definito l’accusa “grave e infamante” durante l’apertura della puntata di mercoledì di “Verità Nascoste - Il diario”, in onda su Canale 5. Il conduttore ha spiegato di aver appreso a mezzo stampa della denuncia presentata dalla cugina di Chiara Poggi, sottolineando il peso della contestazione rivolta a un giornalista. “Fa un po’ effetto che un avvocato contesti a un giornalista un reato molto grave, infamante, che non appartiene alla professione giornalistica”, ha dichiarato Infante, ricordando anche che Stefania Cappa è un’avvocata di professione. Nel suo intervento televisivo ha quindi collegato la vicenda al tema della libertà di stampa e ha affermato di vivere quanto accaduto come un’intimidazione.

Perché Stefania Cappa ha denunciato Milo Infante per ricettazione

Il riferimento della denuncia è a quanto avvenuto nella prima puntata del programma, quando Milo Infante aveva mostrato in esclusiva il contenuto di un altro atto. Si trattava della querela con cui Stefania Cappa aveva denunciato l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, l’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto. Dopo la diffusione televisiva del contenuto di quell’atto, Stefania Cappa ha presentato nei confronti del conduttore una querela per ricettazione. È questo il passaggio indicato come origine della nuova contestazione, che Infante ha commentato direttamente davanti alle telecamere durante “Verità Nascoste - Il diario”.

Parlando della denuncia, Infante ha insistito sulla natura del reato che gli viene contestato. “In un Paese che è al 56° posto nella classifica dei Paesi dove la libertà di stampa è tutelata, è garantita, devo dire fa un po’ effetto che un avvocato contesti a un giornalista un reato che è molto grave, è un reato infamante, che non appartiene alla professione giornalistica”, ha affermato. Il giornalista ha inoltre precisato che, a suo giudizio, un reato contestabile a un professionista dell’informazione può essere quello della diffamazione, distinguendolo quindi dalla ricettazione al centro della denuncia presentata da Stefania Cappa. La presa di posizione è arrivata in diretta, nello stesso programma in cui il conduttore aveva trattato gli atti legati al caso Garlasco.

Infante solleva Mediaset da ogni responsabilità sulla denuncia

Nel corso della trasmissione Milo Infante ha anche preso posizione sul ruolo di Mediaset, sostenendo di voler rispondere personalmente della vicenda e sollevando l’azienda da ogni responsabilità. Il conduttore ha difeso sia Mediaset sia Pier Silvio Berlusconi, dichiarando: “È giusto che paghi di tasca mia”. Le sue parole hanno accompagnato l’annuncio della denuncia per ricettazione ricevuta da Stefania Cappa e hanno circoscritto la responsabilità alla propria attività giornalistica. Il confronto, dunque, riguarda direttamente Infante e la cugina di Chiara Poggi, con al centro la diffusione del contenuto della precedente querela mostrata in esclusiva durante la prima puntata di “Verità Nascoste - Il diario”.

La denuncia di Stefania Cappa arriva mentre il nome di Milo Infante è coinvolto anche in un altro scontro pubblico legato al caso Garlasco. Roberta Bruzzone, dopo essere stata tirata in ballo dal giornalista a “Ore 11”, ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al Tribunale contro di lui. La criminologa ha reagito a un commento di Infante e lo ha accusato di aver cercato “in tutti i modi” di ottenere la sua esclusione dalla Rai. Nel programma Mediaset, dove Infante ha debuttato tornando a parlare del caso Garlasco, il giornalista aveva inoltre smentito un retroscena attribuito a Bruzzone. Si tratta di una vicenda distinta dalla denuncia per ricettazione presentata da Stefania Cappa, ma che vede ancora il conduttore al centro di una contestazione destinata, secondo quanto dichiarato dalla criminologa, a spostarsi sul piano giudiziario.

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