Garlasco, Liborio Cataliotti difende Milo Infante dopo la querela per ricettazione da parte di Stefania Cappa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La vicenda giudiziaria che ha visto protagonista il giornalista Milo Infante, querelato per ricettazione da Stefania Cappa, la cugina di Chiara Poggi, ha trovato un inaspettato ma significativo sostegno pubblico proprio all'interno del programma che da anni segue le sorti del delitto di Garlasco.
A schierarsi in difesa del conduttore Mediaset, nel corso della prima puntata della nuova stagione di Quarto Grado, è stato infatti l'avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, l'indagato per l'omicidio della giovane, che ha definito il lavoro dei giornalisti come un'attività "sacra" e inviolabile.
Le parole di Cataliotti, pronunciate nel salotto di Gianluigi Nuzzi, hanno acceso un dibattito che incrocia il diritto di cronaca con i confini della legge, in un caso che sembra destinato ad allungare la scia di polemiche e colpi di scena che da anni accompagna la cronaca giudiziaria di Garlasco.
L'intervento di Liborio Cataliotti e il richiamo all'articolo 21
L'occasione per la difesa di Infante è stata la puntata andata in onda venerdì 28 agosto, che ha dedicato ampio spazio alle ultime novità sul caso Poggi. Cataliotti, ospite fisso della trasmissione, non ha nascosto il suo disappunto per l'accusa mossa al collega giornalista, richiamando i principi cardine della libertà di stampa sanciti dall'articolo 21 della Costituzione.
Il legale ha sottolineato come il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e l'assenza di censure rappresentino un baluardo della professione giornalistica, motivo per cui ha definito "sacro" l'operato di chi si occupa di informazione, implicitamente allineandosi alla tesi di Infante per cui la diffusione di notizie, anche se contenute in atti giudiziari, rientri nelle prerogative del mestiere.
La posizione di Milo Infante e le critiche all'Ordine dei Giornalisti
L'articolo 21 è stato evocato anche dallo stesso Milo Infante nei giorni successivi, quando ha reso noto di essere stato formalmente querelato. Intervenendo in diretta, il giornalista ha definito l'accusa di ricettazione come un'infamante intimidazione, sottolineando come il reato non appartenga alla professione giornalistica. Oltre al sostegno ricevuto da Cataliotti, che si è espresso a titolo personale durante il programma di Rete4, Infante ha lamentato quello che ha definito un "silenzio assordante" da parte degli organi di rappresentanza della categoria.
Nelle sue dichiarazioni, il conduttore ha criticato l'Ordine dei Giornalisti per la mancata presa di posizione, in un contesto che, a suo dire, sarebbe già penalizzante per la libertà di stampa in Italia.
Il nodo giuridico tra diritto di cronaca e segreto istruttorio
A complicare il quadro giuridico della vicenda è la natura dell'atto divulgato da Infante durante la prima puntata del suo programma "Verità Nascoste – Il Diario", in onda su Canale 5 lo scorso 24 agosto. L'avvocata Valeria Francesca Mettica, legale di Stefania Cappa, ha respinto al mittente le accuse di intimidazione, chiarendo che l'oggetto della querela non è un semplice esposto ma una denuncia-querela depositata presso la Procura di Milano quattro mesi prima e, al momento della diffusione, ancora coperta da segreto investigativo.
Secondo la difesa della Cappa, il problema non è tanto il contenuto dell'atto, che ipotizzava una presunta regia mediatica contro la sua assistita da parte di altri soggetti coinvolti nelle indagini, quanto le modalità con cui Infante ne sarebbe entrato in possesso e la tempistica della pubblicazione. Questo passaggio rappresenta il vero nodo centrale della contestazione, che differenzia nettamente il diritto di cronaca dalla possibile violazione di un atto processuale ancora riservato.
Le reazioni in trasmissione e le tesi a confronto
Nel dibattito acceso dalla querela, è intervenuta anche un'altra presenza storica del programma di Quarto Grado, l'ex pm Carmen Pugliese, che ha offerto una chiave di lettura tecnica sull'accusa di ricettazione. La Pugliese ha ricordato come il reato non si configuri solo in presenza di un profitto patrimoniale, ma possa riguardare anche un "bisogno" di altra natura, come quello di pubblicizzare una notizia per ottenere audience.
Una lettura che di fatto legittimerebbe l'azione legale di Stefania Cappa, sebbene l'ex magistrato abbia comunque sottolineato come la violazione del segreto istruttorio sia ormai una prassi consolidata. Dopo l'ondata di dichiarazioni, Infante ha annunciato di voler affidare la propria difesa alla moglie, l'avvocato penalista Sara Venturi, e di non voler più commentare pubblicamente la vicenda, ora che la partita si gioca interamente sul terreno giudiziario.
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