Domani in piazza San Marco sfila la maschera più bella, ma l’acqua alta non dà tregua
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il sipario si sta per chiudere sull’edizione 2026 del Carnevale di Venezia, ma prima del gran finale di martedì grasso, la città si prepara a vivere un altro dei suoi riti collettivi più attesi. Sarà infatti il gruppo vincitore del concorso “La maschera più bella”, intitolato “La corte dell’elefante bianco”, a sfilare domani, martedì 17 febbraio, alle ore 17 sul palco allestito in piazza San Marco. Un appuntamento, questo, che andrà a incastonarsi nel pomeriggio conclusivo di “Olympus – Alle origini del gioco”, il tema che ha fatto da filo conduttore alla manifestazione, e che offrirà un’ultima occasione per ammirare la cura maniacale dei dettagli e la fantasia che contraddistinguono la tradizione costumistica veneziana. Il gruppo premiato, una compagine internazionale composta da sette figuranti, aveva già conquistato pubblico e giuria nei giorni scorsi, presentando creazioni interamente realizzate a mano, laddove il meticoloso lavoro artigianale, com’è facile intuire, ha rappresentato la chiave di volta per aggiudicarsi il primo premio. Applausi e centinaia di scatti, del resto, avevano accompagnato la cerimonia di premiazione tenutasi ieri nella stessa cornice marciana, a testimonianza di quanto, anche in un’epoca di digitalizzazione spinta, la bellezza tangibile di un costume sappia ancora fare breccia nell’immaginario collettivo.
L’attesa per la nuova Maria e il consueto bagno di folla tra le acque alte
Mentre la città si appresta a salutare il carnevale, l’attenzione degli appassionati è tutta concentrata sull’elezione della Maria dell’Anno 2026, che avverrà questa sera, lunedì 16 febbraio, nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice. Dopo dieci giorni intensi, trascorsi tra balli, feste nei palazzi storici e passerelle davanti a migliaia di visitatori, le dodici finaliste – giovani selezionate nei comuni della Città metropolitana – vivranno il momento più simbolico della loro avventura. Sarà la stessa giuria che le aveva scelte a inizio manifestazione a esprimere nuovamente il proprio voto, in una serata di gala che sancirà chi tra loro avrà l’onore di diventare il volto ufficiale dell’edizione appena trascorsa. La tradizione, come noto, vuole poi che la proclamazione ufficiale avvenga il giorno successivo in piazza San Marco, quando la prescelta verrà presentata al pubblico delle grandi occasioni, ricevendo quel riconoscimento che, da secoli, lega il nome di una giovane donna alla storia della Serenissima. Non è un dettaglio da poco, considerando che la Festa delle Marie affonda le sue radici in un episodio del 973, quando il doge Pietro Candiano III liberò dodici fanciulle rapite dai pirati.
Eppure, a fare da sfondo a queste celebrazioni, non c’è stato solo il tripudio di coriandoli e maschere. L’ultima domenica di carnevale, quella appena trascorsa, ha riportato alla ribalta il consueto, annoso dialogo tra Venezia e l’acqua che la circonda. Nonostante il sole avesse finalmente deciso di fare capolino sulla città, regalando una giornata luminosa a famiglie e turisti accorsi da ogni dove, Piazza San Marco si è ritrovata nuovamente invasa dall’acqua alta. Le barriere del Mose, sollevate ennesima volta dall’inizio dell’anno alle 6.45 del mattino, non sono riuscite a evitare che diversi centimetri d’acqua ristagnassero sotto le Procuratie e tra la piazza e la piazzetta, creando quell’effetto specchio tanto suggestivo per i fotografi quanto problematico per i plateatici e i passanti, costretti a destreggiarsi con stivali di plastica e passerelle improvvisate. La marea, che a Punta della Salute ha toccato i 92 centimetri, ha così costretto la Polizia locale a regolare minuziosamente il flusso pedonale nei sottoportici, con fischietti e richiami continui per evitare blocchi e ressa.
Numeri da record e la protesta silenziosa degli operatori
In questo scenario di forte pressione turistica, con circa 90mila arrivi registrati solo domenica e i parcheggi di Piazzale Roma e del Tronchetto già pieni nel primo pomeriggio, la macchina organizzativa del Carnevale ha comunque tenuto, portando avanti gli spettacoli previsti nonostante l’acqua a ridosso del palco. Gli eventi diffusi, del resto, hanno contribuito a dirottare parte della folla verso Campo Santo Stefano o San Cassiano, alleggerendo il carico sulla zona marciana, mentre a Campalto la sfilata dei carri allegorici richiamava un pubblico diverso, più familiare. Ma se l’afflusso di visitatori è stato gestito, a far discutere è stata proprio l’efficacia del sistema di valvole che dovrebbe garantire lo smaltimento dell’acqua in piazza. Diversi esercenti dei caffè storici hanno fatto sentire la propria voce, segnalando come, nonostante l’attivazione del Mose, i loro locali si ritrovassero allagati con livelli di marea che in passato non avrebbero provocato danni. Una situazione paradossale, quella del salotto buono della città trasformato in una sorta di piscina salata, che ha riacceso il dibattito sulla gestione delle acque e sulla vulnerabilità di un patrimonio monumentale unico al mondo.
Il Carnevale, dunque, prosegue il suo cammino verso l’epilogo di martedì grasso, quando la Maschera più Bella sfilerà per l’ultima volta e la nuova Maria verrà incoronata davanti alla folla. Sarà l’occasione per voltare pagina, per archiviare un’edizione che, tra luci e ombre, ha confermato la capacità di Venezia di attrarre visitatori da ogni angolo del globo. E mentre i sette figuranti de “La corte dell’elefante bianco”, provenienti da Inghilterra, Germania, Francia e Asia, si preparano a calcare il palco per un’ultima, trionfale uscita, la città resta lì, sospesa tra la sua fragilità lagunare e la forza di una tradizione che si rinnova, puntuale, ogni anno.




