Piazza Affari verso utili da 84 miliardi, le small cap trainano la crescita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante i venti contrari, che hanno incluso dazi doganali, conflitti internazionali e la forza dell’euro, le società di Piazza Affari hanno dimostrato una notevole resilienza, come emerso chiaramente dai conti del terzo trimestre del 2025. L’analisi condotta su un ampio paniere di circa 140 aziende del comparto industriale ha rilevato, infatti, un fatturato complessivo in crescita di circa l’1%, toccando la soglia di 455 miliardi di euro. Se da un lato l’ebitda e l’utile netto hanno registrato lievi flessioni, rispettivamente dello 0,43% e dello 0,66%, dall’altro si è assistito a un incremento dell’indebitamento finanziario netto, salito a oltre 177 miliardi. Un quadro, il suo, che seppur non eclatante, delinea una solida capacità di tenuta di fronte a scenari geopolitici complessi e a dinamiche di mercato non sempre favorevoli.

Il panorama globale e le prospettive per il 2026

Lo sguardo degli analisti si sposta ora con decisione verso il 2026, anno per il quale Banca Akros prevede una significativa ripresa degli utili complessivi a Piazza Affari, stimati in circa 84 miliardi di euro, con un rimarchevole balzo in avanti del 13% rispetto all’esercizio precedente. Questo ottimismo, che si traduce in profitti attesi per oltre 18 miliardi, poggia le sue fondamenta su un contesto internazionale che, sebbene segnato da persistenti incertezze, appare moderatamente positivo. La crescita del pil reale a livello globale, prevista attestarsi intorno al +3%, troverebbe un sostegno nell’auspicato miglioramento dell’economia tedesca, favorito dall’impiego di un fondo speciale da 500 miliardi, e nella politica fiscale espansiva degli Stati Uniti, la cosiddetta “Big Beautiful Bill”, fortemente voluta dal presidente Donald Trump.

I settori e le tipologie di aziende sotto la lente

L’equity research team della banca individua con chiarezza i comparti destinati a trainare questa fase espansiva, evidenziando in particolare le potenzialità dei settori consumer, industriale e Tmt, quest’ultimo acronimo per indicare tecnologia, media e telecomunicazioni. Una preferenza marcata viene, poi, riservata alle mid e small cap, le quali, secondo gli esperti, offrirebbero un interessante sconto del 10% rispetto alla media storica dei propri multipli di valutazione, presentandosi quindi come più appetibili rispetto alle grandi capitalizzazioni. Alcune di esse, che operano in ambiti specifici, sono considerate pronte a “stupire” nel corso del prossimo anno. Tra le grandi realtà, invece, si segnalano i casi di Moncler e Brunello Cucinelli, ben posizionate per cogliere i frutti di un ritorno della domanda di beni di lusso, mentre i consistenti trend di crescita nel comparto della difesa continuano a spingere colossi come Leonardo e Fincantieri. Agli investimenti nelle infrastrutture, d’altronde, sono legate le sorti di Webuild, i cui conti potrebbero trovare un solido sostegno proprio da questo tipo di commesse pubbliche e private.

Le criticità e i fattori di equilibrio

Non mancano, ovviamente, gli elementi di attenzione che fanno da contraltare a uno scenario per molti versi positivo. Il taglio dei tassi di interesse, un fenomeno che sta caratterizzando il contesto economico, pesa in modo significativo sulla redditività degli istituti di credito, erodendo una delle voci più importanti dei loro profitti. È questo uno dei motivi, assieme a utili stagnanti per molte aziende nel corso dell’ultimo trimestre e a un leggero calo previsto per la fine del 2025, che spiega la performance non omogenea del listino italiano. Tuttavia, la fase di stagnazione sembra destinata a essere superata già a partire dall’esercizio successivo, quando la combinazione di fattori macroeconomici e di dinamiche settoriali dovrebbe innescare la ripresa auspicata dagli analisti.

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