Epatite A in Campania, il peso dei numeri al Cotugno e la scia dei molluschi crudi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
L’ospedale Cotugno di Napoli, hub regionale per le malattie infettive, è diventato in queste settimane il barometro di una situazione sanitaria che tiene sotto scacco la Campania. I numeri parlano chiaro: 51 i pazienti ricoverati nei reparti, un dato che satura quasi la metà dei 120 posti letto complessivi disponibili, mentre altri 9 casi sono in osservazione al pronto soccorso. A fornire il quadro clinico è Raffaele Di Sarno, responsabile del pronto soccorso epidemiologico dello stesso presidio, il quale sottolinea come, sebbene non si tratti di cifre epidemiche, l’incremento abbia comunque superato le previsioni più caute. Un elemento ricorrente emerge dall’anamnesi dei pazienti, molti dei quali hanno riferito di aver consumato frutti di mare crudi, un filo conduttore che ha riorientato le indagini epidemiologiche verso l’intera filiera ittica.
Di fronte a questa impennata di ricoveri – che trova eco anche oltre i confini regionali, come dimostrano i quattro pazienti ricoverati a Catanzaro – la Regione Campania ha attivato una macchina organizzativa complessa. Già da febbraio era stato disposto un rafforzamento dei controlli sui molluschi bivalvi (cozze, vongole, ostriche), ma nelle ultime ore l’allerta è salita ulteriormente. Le attività di sorveglianza coinvolgono i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e una rete tecnico-scientifica dedicata. L’obiettivo è duplice: da un lato, monitorare le aree di produzione primaria e i canali di distribuzione; dall’altro, attuare un piano di campionamento per verificare l’effettiva presenza del virus HAV nei prodotti ittici destinati al consumo.
Acqua pubblica sotto la lente: la rassicurazione degli esperti
Mentre l’attenzione si concentra sulla filiera alimentare, una delle prime preoccupazioni della cittadinanza ha riguardato la salubrità dell’acqua potabile. Un timore legittimo, considerando la trasmissione oro-fecale del virus, ma che trova una risposta netta nei rilievi condotti. Secondo quanto riportato da fonti sanitarie e dalle verifiche della società che gestisce il servizio idrico, l’acqua distribuita nella rete napoletana non presenta alcuna criticità. L’analisi dei campioni, effettuata congiuntamente dalle autorità preposte, ha escluso la presenza di contaminazioni fecali, indicando che la fonte di contagio non risiede in questo canale. Un aspetto, questo, che ha contribuito a circoscrivere il perimetro delle indagini, indirizzandolo con maggiore decisione verso le abitudini alimentari individuali e la corretta manipolazione degli alimenti.
Dai ricoveri alla prevenzione: i protocolli di sicurezza alimentare
Le testimonianze provenienti dal reparto di Malattie infettive dell’azienda ospedaliera Dulbecco di Catanzaro, dove i pazienti sono descritti come “tranquilli, pur essendo in epatite acuta”, restituiscono l’idea di un quadro clinico monitorabile ma che richiede massima attenzione. In questo contesto, la prevenzione resta l’unica arma a disposizione per arginare la diffusione. Le autorità sanitarie raccomandano con insistenza di evitare il consumo di molluschi crudi o poco cotti, sottolineando che la semplice apertura delle valve non costituisce garanzia sufficiente di sicurezza. La cottura deve essere uniforme e prolungata per neutralizzare il virus, così come è fondamentale acquistare i prodotti solo da rivenditori autorizzati, verificando la tracciabilità e la provenienza, per evitare il cosiddetto mercato “fuori controllo”.
L’efficacia della sorveglianza epidemiologica, in questo frangente, si gioca sulla capacità di ricostruire con precisione le abitudini alimentari dei soggetti contagiati. Incrociando i dati clinici con le informazioni fornite dai pazienti – che, in molti casi, hanno confermato l’assunzione di frutti di mare crudi – gli esperti tentano di ricostruire la geografia del cluster. Non si tratta di una epidemia fuori controllo, ma di un fenomeno circoscritto che, attraverso i controlli rafforzati lungo la filiera dei bivalvi e l’informazione mirata ai cittadini, le istituzioni intendono riportare entro i limiti fisiologici, evitando che il numero di accessi negli ospedali – già sotto pressione – possa subire ulteriori impennate nelle prossime settimane.




