Epatite A, il sindaco di Napoli vieta i frutti di mare crudi: 43 i ricoverati al Cotugno
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Redazione Salute
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L’incremento dei contagi da epatite A, una diffusione che i dati epidemiologici dell’Asl Napoli 1 Centro descrivono come dieci volte superiore alla media dell’ultimo decennio e addirittura quarantuno volte rispetto al triennio precedente, ha spinto il sindaco Gaetano Manfredi alla firma di un’ordinanza contingibile e urgente. Il provvedimento, che si è reso necessario a fronte di una curva epidemiologica in netta ascesa – si è passati dai 3 casi di gennaio ai 19 di febbraio, fino ai 43 registrati nei primi diciannove giorni di marzo – impone il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici della città, inclusi i locali di vicinato e le attività di produzione per consumo immediato, raccomandando al contempo alla cittadinanza di astenersi dal consumarli crudi persino tra le mura domestiche.
Parallelamente, la pressione sulle strutture ospedaliere, in particolare sul Cotugno, polo regionale per le malattie infettive, si fa sentire. Se da un lato la direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, in una nota diffusa nella tarda serata di ieri, parla di una situazione “complessivamente stabile” e di un flusso di nuovi accessi definito “contenuto”, precisando che non sussisterebbe alcuna emergenza, dall’altro la testimonianza dei clinici in prima linea dipinge un quadro di affanno organizzativo. Novella Carannante, infettivologa del Cotugno, descrive una fase “molto acuta”, con 43 pazienti ricoverati, un numero assolutamente anomalo per il mese di marzo, quando solitamente si registrava una decina di casi di lieve entità gestibili a domicilio.
La conseguenza immediata di questa ondata di ricoveri, che ha saturato la capacità recettiva del reparto, è il ricorso alle barelle in pronto soccorso per far fronte all’arrivo di pazienti con quadri clinici ben più severi del solito. Si tratta, come spiega la stessa infettivologa, di soggetti con transaminasi elevatissime, per lo più nella fascia d’età compresa tra i 35 e i 45 anni, che necessitano di ospedalizzazione e di monitoraggio costante, a differenza di quanto accadeva negli anni precedenti quando, a quest’altezza della stagione, il virus circolava in forma decisamente più lieve. Tra questi, un uomo di 46 anni, le cui condizioni sono apparse fin da subito critiche a causa di una grave insufficienza epatica, è stato trasferito d’urgenza in patologia al Cardarelli, dove è stato sottoposto a valutazione per un possibile trapianto di fegato.
Se l’attenzione dei provvedimenti comunali e dei controlli, già rafforzati dalla Regione Campania lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi e nelle zone di produzione come Nisida e Bacoli, si concentra sui frutti di mare crudi, tradizionalmente legati al picco di contagi di gennaio, i medici del Cotugno invitano ad allargare il campo d’indagine. Il sospetto è che la fonte del contagio possa essere più variegata del solito, considerando l’anomalia del periodo: non solo ostriche e mitili, ma anche salmone, alici marinate e verdure crude non adeguatamente lavate potrebbero aver veicolato il virus, trasmesso per via oro-fecale. Vincenzo Di Sarno, primario del pronto soccorso del Cotugno, sottolinea come i ricoverati appartengano a tutte le età, dai 14 ai 60 anni, un dato che suggerisce un’esposizione diffusa e trasversale della popolazione.
Per garantire il rispetto dell’ordinanza, che resterà in vigore fino a una nuova valutazione del quadro epidemiologico da parte dell’Asl, il Comune ha disposto un immediato rafforzamento dei controlli da parte degli organi preposti. Le sanzioni amministrative per gli esercenti che violeranno il divieto di somministrare frutti di mare crudi sono state fissate in una forbice compresa tra i 2mila e i 20mila euro; in caso di recidiva, è prevista la sospensione dell’attività da uno a trenta giorni, fino alla possibile revoca del Titolo autorizzativo. Ai cittadini, oltre alla raccomandazione di evitare il consumo di prodotti ittici crudi a casa, viene ribadita l’importanza di adottare buone pratiche igieniche, dal lavaggio accurato delle mani alla corretta pulizia di superfici e utensili dopo la manipolazione di cibi crudi, seguendo le linee guida diffuse dall’Asl Napoli 1 Centro.




