Napoli, il sindaco Manfredi firma l’ordinanza: stop alla vendita di frutti di mare crudi per l’emergenza epatite A

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Redazione Salute Redazione Salute   -   È un provvedimento senza precedenti negli ultimi anni, per portata e immediatezza, quello adottato dal comune di Napoli per fronteggiare quella che i dati epidemiologici descrivono ormai come una vera e propria emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus dell’epatite A. Il sindaco Gaetano Manfredi, nella serata di ieri, ha messo nero su bianco un’ordinanza contingibile e urgente che di fatto azzera, sull’intero territorio cittadino, la possibilità per i pubblici esercizi di servire e per i cittadini di consumare frutti di mare crudi, categoria che include mitili, vongole e altri molluschi tipici della tradizione gastronomica locale. La decisione, drastica e calibrata per avere effetto immediato, non è nata da un generico allarme sociale, ma si fonda su una relazione dettagliatissima firmata dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Napoli 1 Centro, che ha fornito alla politica gli strumenti tecnici per intervenire.

I numeri allarmanti della diffusione del virus e il bollettino dell’Asl

La fotografia scattata dagli uffici sanitari, e posta alla base dell’ordinanza firmata da Manfredi, restituisce l’immagine di un’epidemia la cui curva di crescita ha superato ampiamente le soglie fisiologiche attese. L’analisi condotta dal personale del Dipartimento di Prevenzione ha evidenziato, con metodologie statistiche consolidate, come l’incidenza del virus dell’epatite A sul territorio cittadino sia oggi di dieci volte superiore alla media registrata nell’arco degli ultimi dieci anni. Un dato che, da solo, basterebbe a giustificare l’allarme, ma che diventa ancora più significativo se paragonato alla media del triennio più recente, rispetto alla quale si registra un incremento di ben quarantuno volte. Numeri che hanno costretto le autorità a passare dalla fase di monitoraggio a quella dell’intervento diretto.

La situazione di emergenza nelle strutture ospedaliere cittadine

Che l’ondata di contagi non fosse più gestibile con i soli appelli alla prudenza, lo si era capito anche osservando ciò che stava accadendo all’interno dei presidi sanitari specializzati, in particolare al Cotugno, l’ospedale di riferimento per le malattie infettive nell’area metropolitana. La pressione sui reparti era diventata tale che il polo infettivologico, già nella mattinata di ieri, aveva lanciato un vero e proprio alert al Centro regionale emergenza. La comunicazione, asciutta e priva di margini di interpretazione, parlava di posti letto ormai saturi e di una impossibilità oggettiva a ricevere ulteriori pazienti in arrivo da altri ospedali, i quali, a loro volta, si trovavano costretti a trattenere pazienti in barella o in aree di degenza temporanea. Non si tratta, è bene sottolinearlo, di patologie con il tasso di mortalità di altre epidemie recenti, ma la rapidità di diffusione e la saturazione dei reponi ha reso inevitabile un intervento di contenimento radicale.

Il contenuto del divieto e le conseguenze per gli operatori

L’ordinanza sindacale, nella sua formulazione, non lascia spazio a interpretazioni o a deroghe per determinate categorie di esercizi commerciali. Il divieto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi è assoluto e riguarda tutti i locali pubblici, dalle pescherie con angolo ristoro ai ristoranti stellati, passando per le trattorie e gli stabilimenti balneari. L’obiettivo dichiarato del provvedimento, che ha carattere contingibile e urgente proprio per la sua natura temporanea legata al perdurare dell’emergenza, è quello di interrompere la catena epidemiologica del contagio, tagliando la testa al toro laddove il principale vettore di trasmissione, secondo le indagini epidemiologiche, è individuabile nell’alimento consumato crudo. Per i trasgressori sono previste sanzioni pecuniarie, il cui importo varia in base alla gravità della violazione e alla dimensione dell’attività, ma l’effetto principale atteso è quello di una immediata e generalizzata compliance da parte di una categoria, quella dei ristoratori, che si trova ora a dover rivedere i menù e a comunicare con una clientenza abituata a certe tradizioni.

Le indicazioni per i consumatori e l’acquisto consapevole

Parallelamente al divieto operativo per i locali, l’ordinanza e le note di accompagnamento dell’Asl rilanciano una serie di raccomandazioni destinate direttamente ai cittadini, chiamati a un ruolo attivo nella gestione dell’emergenza. Le indicazioni per il corretto acquisto e consumo degli alimenti si concentrano, in particolare, sulla necessità di verificare la provenienza dei prodotti ittici e di cuocere sempre accuratamente i molluschi prima di consumarli, anche quando acquistati presso rivenditori di fiducia. Il messaggio che traspare è chiaro: la filiera della sicurezza non si esaurisce con il divieto nei locali pubblici, ma richiede un’assunzione di responsabilità diffusa anche tra le mura domestiche, dove la manipolazione degli alimenti deve avvenire con le medesime cautele adottate in una cucina professionale. In attesa che l’onda lunga di questa anomala diffusione virale, che ha messo in crisi il sistema sanitario e allertato il Comune, rientri nei parametri fisiologici, la linea è quella della massima precauzione.

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