Napoli, l’epatite A non molla la presa: al Cotugno 54 ricoverati, otto i nuovi ingressi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Sono otto i nuovi casi di epatite virale HAV registrati nel pomeriggio di domenica 22 marzo al pronto soccorso dell’ospedale Cotugno, il presidio napoletano che da settimane si trova al centro dell’emergenza sanitaria legata al focolaio. A renderlo noto è stato un comunicato dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, secondo cui il numero complessivo dei pazienti attualmente ricoverati nei reparti di degenza della struttura è salito a 54. Nonostante il costante aumento dei contagi, lo stesso bollettino rassicura sulle condizioni cliniche dei degenti, sottolineando che, al momento, nessuno di loro presenta aspetti di criticità tali da destare particolare preoccupazione.

La Direzione dell’azienda sanitaria, dal canto suo, ha attivato un monitoraggio costante per seguire l’andamento del fenomeno, con l’obiettivo dichiarato di adeguare la disponibilità dei posti letto in caso di un ulteriore incremento della domanda assistenziale. Proprio per garantire una gestione puntuale e tempestiva, la macchina organizzativa dell’ospedale – che pure sta gestendo un volume di accessi decisamente superiore alla media stagionale – fa sapere che al momento non si registrano criticità sul piano assistenziale, con la rete ospedaliera che appare in grado di assorbire la pressione senza intaccare la qualità delle cure.

Dalle cozze ai divieti, la tracciabilità dei contagi si sposta sulle ordinanze

Mentre gli infettivologi tengono sotto osservazione l’evoluzione del quadro epidemiologico, le misure di contenimento si moltiplicano anche fuori dalle mura ospedaliere. Dopo il divieto di somministrare frutti di mare crudi firmato nei giorni scorsi dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, lo stesso provvedimento è stato adottato a Sorrento. Il commissario straordinario del Comune, Rosalba Scialla, ha infatti siglato un’ordinanza che estende il divieto a tutti gli esercizi pubblici di somministrazione, incluse le attività di vicinato alimentare con consumo sul posto e quelle di produzione destinata al consumo immediato. Un provvedimento, questo, che mira a spezzare la catena del contagio laddove si ritiene più probabile la fonte di trasmissione, ovvero il consumo di molluschi bivalvi (cozze, vongole, ostriche) non adeguatamente cotti.

La strategia adottata dalle amministrazioni locali si fonda, in buona sostanza, sull’idea che il principale veicolo del virus, in questa specifica ondata di contagi, sia da ricercare nell’alimentazione, e in particolare nella filiera ittica. A corroborare questa tesi, oltre ai dati clinici provenienti dal Cotugno, arrivano segnalazioni anche dal resto della regione: se a Napoli i ricoveri continuano a scandire il ritmo dell’emergenza, a Cosenza si registrano diversi casi sospetti, con cinque persone ricoverate nell’ospedale Annunziata – uno di loro è stato dimesso due giorni fa – e il sospetto, ancora da accertare, che il contagio possa essere avvenuto attraverso il consumo di cozze.

La risposta istituzionale tra controlli e prevenzione

L’incremento dei contagi, che secondo il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Napoli 1 Centro avrebbe raggiunto una velocità di diffusione dieci volte superiore alla media dell’ultimo decennio, ha indotto le autorità a inasprire i controlli sul territorio. Non si tratta solo di ordinanze restrittive, ma anche di un’azione più diretta delle forze dell’ordine, che hanno intensificato le verifiche per bloccare la vendita di prodotti ittici privi di tracciabilità, con i primi sequestri di molluschi che sono già scattati.

Sul fronte della prevenzione, l’attenzione rimane alta. La Regione Campania e i singoli Comuni continuano a richiamare i cittadini al rispetto delle norme igienico-sanitarie di base, ritenute fondamentali per contenere la diffusione di un’infezione che si trasmette prevalentemente per via oro-fecale. L’auspicio, ribadito anche dall’Azienda dei Colli, è che la combinazione tra le misure restrittive e la responsabilità individuale possa contribuire a invertire la tendenza, spezzando il focolaio prima che si amplifichi ulteriormente. Nessuna criticità emerge per ora dalla rete ospedaliera, che continua a gestire i 54 pazienti in degenza senza riscontrare quadri clinici gravi.

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