Schlein si prende la Festa del Pd, Salis applaude ma poi non resta a cena
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Redazione Interno
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Per il popolo del Partito democratico è stata una di quelle serate da ricordare. Elly Schlein arriva in piazza Caricamento e si prende la Festa del Pd, raccogliendo applausi a più riprese e scaldando ulteriormente una serata genovese già calda e umida. Per ascoltare la segretaria si muovono in tanti; ma soprattutto si muove Silvia Salis, che si siede in prima fila, proprio davanti a Schlein, durante gli interventi che precedono quello della leader dem.
Un gesto di attenzione, certo, ma anche un segnale politico, in una serata che sembrava pensata per suggellare un'alleanza e che invece si è chiusa con un'uscita di scena che non è passata inosservata.
L'arrivo e l'abbraccio, poi la distanza
La segretaria del Pd è arrivata alla kermesse genovese accompagnata proprio dalla sindaca, e le due si sono concesse per qualche foto prima di sedersi una accanto all'altra. Un'immagine di unità, quella che il partito e la coalizione cercano di proiettare in vista delle prossime sfide elettorali, con il campo largo che prova a ripartire da programmi e iniziative comuni, come la battaglia sulla legge elettorale e la mobilitazione in piazza prevista per il 15 settembre.
Sul palco, Elly Schlein non ha mancato di ringraziare pubblicamente la sindaca per il lavoro che sta facendo a Genova. Eppure, a fine serata, la scenografia dell'intesa si è incrinata: Silvia Salis, dopo aver partecipato al dibattito, non è rimasta a cena con la segretaria, scegliendo invece di cenare con la sua maggioranza in Consiglio comunale in uno dei tradizionali stand della festa.
"Mi no ghe son": il no alle primarie della sindaca
La distanza tra le due non è solo fisica o di cortesia, ma è soprattutto politica e si gioca sul terreno scivoloso delle primarie del campo largo. In collegamento con La7, prima di salire sul palco, Silvia Salis ha scandito in genovese il suo ormai famoso refrain: "Mi no ghe son" (Io non ci sono). La sindaca di Genova ha ribadito per l'ennesima volta di non essere in corsa per la leadership della coalizione, definendo la discussione "una perdita di tempo" di fronte alle aspettative concrete degli italiani.
In questa posizione, nonostante punti di partenza diversi, si è trovata sulla stessa lunghezza d'onda della segretaria del Pd, che ha più volte invitato a concentrarsi sui problemi reali piuttosto che sui nomi, almeno per il momento.
Schlein: "Smetterla di parlare di noi"
Elly Schlein, dal canto suo, ha provato a mettere una pietra sopra al dibattito sulle primarie, o quantomeno a posporlo. "Chiedo di smetterla di parlare di noi e di parlare dei problemi concreti degli italiani", ha detto la segretaria, sottolineando che la priorità è affinare il programma comune della coalizione su temi come sanità, lavoro e scuola.
Ha inoltre attaccato il governo sulla legge elettorale, definendo "vergognoso" l'inserimento del ballottaggio nel cosiddetto Melonellum, una mossa che per Schlein è dettata dalla paura e dalla divisione della maggioranza. Un messaggio chiaro per il partito e per gli alleati, in attesa di capire come si evolverà il nodo della leadership, con Giuseppe Conte atteso a sua volta alla Festa dell'Unità di Genova per un dibattito con Andrea Orlando.
Il nodo della leadership e il ruolo di Salis
Ma se il dibattito pubblico sulla candidatura di Silvia Salis è stato ufficialmente chiuso dalla diretta interessata, la politica e i sondaggi continuano a fare i conti con la sua ombra. Secondo alcune rilevazioni, la sindaca di Genova rappresenterebbe un'opzione concreta per l'elettorato del campo largo, capace di intercettare un consenso significativo, tanto da essere considerata l'outsider della partita.
La sua presenza in una eventuale competizione, come dimostrano diverse simulazioni, avrebbe l'effetto di redistribuire il consenso all'interno della coalizione, andando a intaccare in modo particolare il bacino di voti della stessa Schlein e avvantaggiando indirettamente Giuseppe Conte, su cui l'elettorato del Movimento 5 Stelle si mostra più compatto.
La serata di Genova ha messo in scena, più che una sintesi, tutte le tensioni e le ambiguità di un campo largo che cerca di ritrovare la strada, ma che deve ancora fare i conti con i suoi fantasmi e con le ambizioni dei suoi amministratori più popolari.
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