Gasparri e Delrio, un dialogo a sorpresa per una legge contro l'antisemitismo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre nel Partito Democratico infuria un dibattito che ne rivela profonde lacerazioni, il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, ha avuto un confronto con l'esponente dem Graziano Delrio, il cui disegno di legge contro l'antisemitismo è al centro delle polemiche. Gasparri, che ha confermato l'incontro, ha dichiarato di voler cercare punti di intesa su un tema che definisce cruciale per la tenuta democratica del Paese. "Il mio interesse è che si rafforzino le norme di contrasto alla propaganda e all'azione antisemita", ha affermato, sottolineando una volontà concreta di procedere speditamente verso un obiettivo condiviso: "Andiamo avanti, vorremmo approvare la legge entro il 27 gennaio, Giorno della Memoria". Questo tentativo di dialogo, che oltrepassa i confini degli schieramenti, si staglia su uno sfondo di aspre divisioni interne al principale partito di opposizione, dove la questione mediorientale e la definizione stessa di antisemitismo hanno riaperto fratture che sembravano sopite.

La lacerazione nel Partito Democratico

La proposta di Delrio, infatti, ha acceso una miccia che va ben oltre la tecnica legislativa. Il testo, che adotta la definizione operativa di antisemitismo dell'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocauste (IHRA), già recepita da una risoluzione del Parlamento europeo, vieta esplicitamente, tra l'altro, i paragoni tra la condotta dello Stato di Israele e quella della Germania nazista. Una formulazione che, secondo i suoi critici, rischierebbe di equiparare alcune critiche politiche allo Stato ebraico a fenomeni di odio razziale, limitando il dibattito. È su questo punto che si sono consumate le posizioni diametralmente opposte di due figure storiche della sinistra come Massimo D'Alema e Piero Fassino: il primo, in un acceso intervento alla Camera, ha denunciato quella che ha definito una "pulizia etnica dei palestinesi"; il secondo, intervenuto dalla Knesset, il parlamento israeliano, ha invece elogiato la democrazia di Gerusalemme.

Il nodo della definizione e le rassicurazioni dell'estensore

Di fronte alle accuse di voler introdurre una sorta di censura, l'autore del ddl, Graziano Delrio, ha voluto fornire chiarezze, ribadendo che lo scopo della norma è ben altro. In una replica pubblicata, ha precisato che l'intenzione non è assolutamente quella di mettere a tacere le voci critiche, bensì di fornire uno strumento giuridico più affilato per combattere un pericolo reale e in crescita. Ha ricordato come l'antisemitismo, un fenomeno purtroppo non relegato a frange estremiste, costringa ancora molti cittadini di origine ebraica a nascondere la propria identità per paura di insulti o emarginazione, minando alle basi la convivenza civile. La legge, ha insistito, si muove in una cornice europea precisa e si prefigge di tutelare le persone, non di blindare le politiche di un governo.

Un percorso legislativo in salita

Il percorso del disegno di legge, dunque, si annuncia tutt'altro che semplice. Da un lato, l'apertura di Gasparri, che pure proviene da un'area politica tradizionalmente molto solidale con Israele, dimostra come il contrasto all'odio antisemita possa talvolta creare convergenze inattese, superando gli steccati dell'appartenenza partitica. Dall'altro, la profonda spaccatura che attraversa il Pd, con ex segretari che si scontrano pubblicamente su temi di politica estera e sulla lettura del conflitto israelo-palestinese, rischia di rendere complicato anche un semplice confronto interno per trovare una posizione unitaria. Il tentativo di Delrio, che viene dall'ex area della Margherita, di portare avanti il provvedimento si scontra dunque con una doppia difficoltà: il dibattito nazionale, sempre più polarizzato, e le divisioni intestine al suo stesso gruppo, che riflettono un malessere più ampio sulla linea da tenere.

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