Migranti, sette Paesi Ue chiedono all'Italia di riprendersi i “dublinanti”: è scontro sui Cpr

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si allarga la mappa dei Paesi europei che, in virtù del nuovo Patto su migrazione e asilo, chiedono all’Italia di riprendere in carico i richiedenti asilo arrivati per la prima volta sul suo territorio. Dopo Germania, Austria, Svizzera, Finlandia e Svezia, si sono aggiunti anche Olanda e Irlanda, portando a sette il numero di Stati che hanno formalmente attivato le procedure di trasferimento verso il nostro Paese. Francia e Spagna, invece, per il momento escludono questa opzione, mantenendo una linea differente rispetto ai partner che invocano il regolamento di Dublino.

Un meccanismo che, nelle intenzioni, dovrebbe evitare i cosiddetti movimenti secondari, ma che di fatto sta riaccendendo il dibattito politico interno e internazionale sugli equilibri della gestione dei flussi migratori nel Vecchio Continente.

I sette paesi che chiedono i trasferimenti e la posizione del governo italiano

La lista si è allungata in queste ore con l’inserimento dell’Irlanda, che ha deciso di applicare le regole previste dal nuovo Patto europeo sull’immigrazione, compresa la clausola che consente di richiedere il trasferimento dei migranti verso la nazione di primo ingresso. Una decisione che ha spinto il governo guidato da Giorgia Meloni a ribadire la correttezza della linea adottata, nonostante le critiche di chi parla di un boomerang per l’Italia.

La premier, intervenendo sull’argomento, ha voluto distinguere nettamente la sospensione di Schengen, attuata dopo la crisi di Ceuta, dalle nuove disposizioni pattizie: "Schengen e il patto europeo sono cose completamente diverse", ha affermato, sottolineando che le nuove norme tutelano "molto di più gli Stati di primo ingresso". Una precisazione che mira a smorzare le polemiche sull’eventuale controproducente effetto delle politiche governative in materia di controllo delle frontiere.

Le reazioni di Piantedosi e Salvini e il duello sui Cpr

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha invitato a non strumentalizzare la questione, ridimensionando quella che a suo avviso sarebbe un’allarme ingiustificato. I numeri, ha spiegato, parlano di sole tre persone presentatesi in Italia a fronte di cinquanta richieste in due mesi, un dato che lascerebbe intendere una portata limitata del fenomeno.

Sul fronte opposto, il vicepremier Matteo Salvini ha invece alzato il tiro contro la Germania, contestando le partenze dalle navi Ong battenti bandiera tedesca: "La Germania non ha diritto a rimandarci i migranti, fermi prima le Ong", ha dichiarato, riaprendo il confronto sulla gestione delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo.

Nel frattempo, si accende anche il duello politico interno sui Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr), che il governo intende realizzare anche in quelle regioni che hanno già manifestato la loro contrarietà, come la Toscana che si è messa di fatto in trincea, mentre l’Emilia Romagna sta ancora valutando la posizione da assumere.

Il quadro europeo e il report atteso per ottobre

Mentre i singoli Stati membri adottano interpretazioni differenti del nuovo Patto, a livello comunitario si attende per ottobre un rapporto ufficiale sul tema dell’immigrazione, che dovrebbe fare il punto sull’applicazione delle regole e sugli effetti concreti dei trasferimenti. Un’occasione per verificare se i meccanismi di solidarietà obbligatoria tra Stati funzioneranno come previsto o se, al contrario, si tradurranno in un aggravio per i Paesi di primo approdo come l’Italia, la Grecia o la Spagna.

Finora, le richieste di rientro sono state gestite caso per caso, ma l’aumento degli Stati aderenti alla procedura lascia presagire un'intensificazione delle pratiche nei prossimi mesi. Lo scontro, insomma, si sposta sia sul piano giuridico, con l’interpretazione delle clausole del regolamento di Dublino, sia su quello politico, con le forze di maggioranza che difendono la sovranità nazionale e le opposizioni che denunciano l’isolamento dell’Italia in Europa.

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