Ucraina, attacchi in Crimea e a Voronezh: ponte ferroviario distrutto, cinque morti in Russia
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Redazione Esteri
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L’escalation degli attacchi ucraini in profondità prosegue senza sosta, e questa volta il teatro delle operazioni si estende dalla penisola di Crimea fino alla città russa di Voronezh. Nella notte tra il 22 e il 23 giugno, le forze di Kiev hanno rivendicato la distruzione di un ponte ferroviario strategico sul Canale della Crimea Settentrionale, un'infrastruttura vitale utilizzata dall'esercito russo per il trasporto di munizioni e carburante verso il fronte sud.
Si tratta di un’operazione che, secondo gli analisti, mira a isolare ulteriormente la Crimea, già messa in ginocchio da settimane di attacchi sistematici ai depositi di carburante e alle sottostazioni elettriche. Nello stesso frangente, un raid missilistico sulla città di Voronezh, situata a circa 270 chilometri dal confine ucraino, ha provocato la morte di cinque persone e il ferimento di decine di altre, un attacco che il governatore regionale Alexander Gusev ha confermato tramite i propri canali social.
Crimea nel caos: il ponte non esiste più e il carburante è razionato
La penisola annessa sta vivendo ore di crescente tensione. Le Forze Speciali ucraine (SOF) hanno annunciato con un comunicato pubblicato su Threads che il ponte ferroviario nei pressi del villaggio di Rozdolne "non esiste più". Un messaggio asciutto, che fotografa l’esito di un’operazione condotta in due fasi: prima i droni hanno centrato la struttura, poi, quando i russi hanno portato i mezzi per le riparazioni, un secondo raid ha colpito anche le attrezzature, rendendo la ricostruzione estremamente complessa.
Le autorità filorusse, intanto, hanno dichiarato lo stato di emergenza a Sebastopoli e in altre zone, razionando il carburante e riservando le scorte esclusivamente ai servizi essenziali. I residenti riferiscono di code interminabili ai distributori e di scaffali sempre più vuoti nei supermercati, mentre le interruzioni di corrente, causate dai continui danni alla rete elettrica (come la centrale termoelettrica di Tavriyska), si susseguono senza sosta.
L'attacco a Voronezh e le conseguenze sul fronte interno russo
Mentre la Crimea cerca di gestire l’emergenza, il fronte si allarga a macchia d’olio verso il cuore della Russia. Il raid su Voronezh ha colpito uno stabilimento industriale, causando vittime e danni significativi a una decina di condomini. Le comunicazioni ufficiali del governatore Gusev confermano il bilancio pesante dell'attacco missilistico, che si inserisce in una strategia più ampia annunciata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky di "portare la guerra in Russia" per rispondere ai quotidiani bombardamenti russi.
Si tratta di una pressione costante che costringe Mosca a rivedere le proprie priorità difensive: nella sola notte del 22 giugno, oltre a dover fronteggiare i danni in Crimea e a Voronezh, le difese aeree russe sono state costrette a chiudere temporaneamente i quattro aeroporti di Mosca per intercettare 59 droni diretti verso la capitale.
Logistica e infrastrutture: l'obiettivo strategico di Kiev
L’attenzione di Kiev si sta concentrando in modo sempre più chirurgico sulla logistica. La distruzione del ponte ferroviario sul Canale della Crimea Settentrionale rappresenta un duro colpo per la catena di approvvigionamento russa, che proprio attraverso quella linea garantiva il flusso costante di risorse verso le regioni di Kherson e Zaporizhzhia. Le immagini diffuse dalle Forze Speciali mostrano l’impatto dei droni su una struttura definita come un’arteria strategica per lo spostamento di truppe e mezzi pesanti.
In parallelo, gli attacchi alle infrastrutture energetiche, come la centrale di Tavriyska e i depositi di carburante a Kerch, mirano a rendere la penisola non più sostenibile come base militare logistica, creando disagi che si ripercuotono direttamente sulla popolazione civile, in un momento in cui la Crimea si apprestava ad accogliere la stagione turistica estiva.
Il quadro generale: una guerra che si allontana dalle linee del fronte
Queste azioni dimostrano come il conflitto stia assumendo una dimensione sempre più ampia, sconfinando ben oltre le tradizionali linee del fronte nel Donbass. La capacità ucraina di colpire con droni e missili obiettivi a centinaia di chilometri di distanza sta mettendo a dura prova le difese russe e costringendo il Cremlino a riorganizzare la protezione dei propri nodi logistici e industriali.
L’attacco a Voronezh, che ha preso di mira una fabbrica di semiconduttori utilizzata per la produzione di sistemi missilistici come gli Iskander, è emblematico di questa nuova fase. In Crimea, le restrizioni al consumo di energia e l’azzeramento delle vendite di carburante ai civili stanno alimentando un malcontento che, nonostante la censura, traspare dalle cronache dei residenti, descrivendo una situazione che rasenta "l'apocalisse".




