L’embargo Ue sul gas russo, un impatto già in gran parte assorbito dall’Italia secondo l’analisi di Unimpresa
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Redazione Esteri
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Mentre Bruxelles sigla l’accordo che porterà al divieto totale delle importazioni di gas dalla Russia entro l’autunno del 2027, con le eccezioni e le scadenze intermedie già stabilite, per il sistema produttivo italiano, che pure un tempo dipendeva in misura significativa da quei flussi, la transizione appare ormai a uno stadio avanzato. Secondo quanto rilevato da Unimpresa, infatti, l’embargo europeo deciso oggi avrà effetti limitati per il Paese, il quale ha già sostituito “quasi integralmente” le forniture di Mosca nel biennio 2022-2023. Una ristrutturazione degli approvvigionamenti, quella attuata in tempi rapidi, che ha mutato radicalmente il panorama energetico nazionale rispetto a prima del conflitto, quando il gas russo rappresentava circa il 40% del totale importato.
Una dipendenza già superata
I dati del 2023, che Unimpresa cita nella sua nota, confermano questa tendenza in modo netto: i flussi dalla Russia si sono ridotti a livelli definiti “quasi azzerati”, arrivando a costituire meno del 5% del totale. Una contrazione così marcata, avvenuta nel giro di poco più di un anno, rende il percorso verso lo stop definitivo del 2027 molto meno impervio di quanto non lo sarebbe stato in un contesto di dipendenza ancora forte. L’accordo europeo, frutto di un compromesso tra la spinta più decisa del Parlamento e le cautele di alcuni Stati membri, stabilisce un calendario articolato: il divieto scatterà per il gas naturale liquefatto (GNL) dalla fine del 2026 e, per quello via gasdotto, dall’autunno 2027, con possibilità di proroga fino al 31 ottobre di quell’anno per quei paesi i cui livelli di stoccaggio non fossero sufficienti.
Il quadro normativo e le scadenze
Il regolamento, il cui iter non è ancora concluso e che vede l’opposizione formale dell’Ungheria – la quale ha già annunciato il ricorso alla Corte di giustizia europea –, distingue anche tra tipologie contrattuali. Per i contratti a breve termine siglati prima del 17 giugno 2025, il blocco arriverà nell’aprile 2026 per il GNL e nel giugno dello stesso anno per il gasdotto. I contratti a lungo termine per il GNL, quelli più complessi da dismettere, potranno invece durare fino al primo gennaio 2027, in coerenza con il diciannovesimo pacchetto di sanzioni. Per il gas via gasdotto legato a impegni di lunga durata, infine, la finestra si chiuderà il 30 settembre 2027, a patto che le scorte di sicurezza siano adeguate. Queste scadenze, che paiono ormai lontane se paragonate all’effettiva riduzione dei volumi già registrata in Italia, delineano una cornice giuridica definitiva per un processo di distacco che, nei fatti, è in gran parte compiuto.
Le reazioni e il contesto internazionale
La risposta di Mosca all’annuncio dell’intesa europea non si è fatta attendere, con un monito secondo il quale “dagli altri lo pagherete di più”, sottolineando le presunte ricadute economiche della scelta. Una posizione che, tuttavia, si scontra con la realtà di un mercato energetico globale che ha già visto l’Italia diversificare con successo le proprie fonti, rendendo il Paese meno esposto a simili pressioni. Il percorso verso l’autonomia dal gas russo, accelerato dagli eventi bellici, ha imposto una riconversione degli approvvigionamenti che ora trova il suo sigillo formale nella legislazione comunitaria. Pur con le difficoltà e i costi che una simile riconfigurazione ha comportato, l’analisi di Unimpresa suggerisce che la fase più acuta dell’adattamento per l’Italia possa considerarsi superata, lasciando spazio a una gestione ordinaria delle scadenze residue previste dal nuovo regolamento Ue.




