Il ritorno di Federer a New York: show con le leggende e il sogno di sfidare Alcaraz

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il re è tornato a New York. Roger Federer ha fatto il suo ingresso trionfale a Flushing Meadows, dove il pubblico americano ha voluto tributargli un omaggio che solo le leggende meritano. Il cinque volte vincitore degli Us Open ha calcato nuovamente il cemento dell'Arthur Ashe Stadium, il palcoscenico che lo ha visto protagonista assoluto tra il 2004 e il 2008, in quella che è stata una vera e propria festa del tennis.

A 45 anni compiuti, lo svizzero ha dimostrato di non aver perso il tocco magico che lo ha reso uno dei più grandi di sempre, regalando emozioni in un evento dal titolo eloquente: "Roger Federer: An Icon Returns to New York".

Esibizione con le leggende, un saluto dopo sette anni

A far da cornice alla serata, il mitico Arthur Ashe, dove Federer non giocava un match dal lontano 2019, quando venne eliminato nei quarti di finale da Grigor Dimitrov. Un'assenza che non aveva permesso un congedo all'altezza della sua carriera, e che questa notte è stata colmata da uno spettacolo che ha visto alternarsi in campo alcune delle più grandi icone della racchetta.

Il campione svizzero ha prima superato in singolare il suo storico rivale Andy Roddick, con il punteggio di 6-3 o 7-5 secondo le diverse cronache, per poi dividere il campo con John McEnroe in un doppio leggendario contro Roddick e Andre Agassi. Per Federer, che a fine agosto entrerà ufficialmente nella International Tennis Hall of Fame, è stato un momento di profonda emozione, un'occasione per riabbracciare quella città e quel pubblico che lo hanno accompagnato per gran parte della sua carriera.

Il sogno mai realizzato: "Vorrei sfidare Alcaraz"

In conferenza stampa, a pochi giorni dalla cerimonia di Newport che lo consacrerà nell'Olimpo del tennis, Federer si è concesso ai giornalisti con la consueta eleganza, parlando del presente e di un futuro che non lo vede più in campo ma che lo vede ancora appassionato. Interrogato su chi vorrebbe affrontare tra i giovani talenti di oggi, lo svizzero non ha avuto esitazioni: "Forse contro Alcaraz, penso che sia un giocatore entusiasmante. Non ho mai avuto l’occasione di giocare contro di lui o contro Sinner. Ci siamo allenati insieme solo un po’ quando stavano emergendo.

Purtroppo mi sono perso questa generazione". Un rimpianto, quello di non aver incrociato la racchetta con il fenomeno spagnolo e con l'italiano Jannik Sinner, che il campione elvetico ha ammesso con il sorriso, sottolineando anche la grande ammirazione per il gioco di Carlos Alcaraz.

Il rovescio a una mano e la gestione degli infortuni

Federer ha poi affrontato due temi caldi del tennis contemporaneo: la scomparsa del rovescio a una mano e i sempre più frequenti infortuni che affliggono i top player. Sul primo punto, lo svizzero ha raccontato un aneddoto personale, rivelando che suo figlio sta provando a passare dal rovescio a due mani a quello a una mano, constatando quanto sia difficile da imparare: "Con il tempo si acquisisce più controllo, ma richiede tempo e, oggi, non ne abbiamo più. Tutto deve essere assimilato immediatamente".

Un'analisi lucida su come il tennis moderno, sempre più veloce e potente, stia sacrificando l'estetica di un colpo che Federer ha reso celebre. Quanto agli infortuni di Sinner e Alcaraz, il 20 volte campione Slam ha offerto il suo punto di vista da veterano: "Il momento peggiore per infortunarsi è proprio prima del Roland Garros, perché poi hai Roland Garros e Wimbledon uno dopo l'altro. Ovviamente, questo rende molto più difficile lo Us Open".

Federer ha poi aggiunto che la gestione del calendario è fondamentale: "Ho sempre cercato di organizzare bene il calendario, assicurandomi di avere abbastanza pause, ma è più facile a dirsi che a farsi. È importante stabilire delle priorità, perché non puoi essere al massimo 20 volte all'anno".

L'allenamento con Musetti e l'eredità del rovescio a una mano

A rendere ancora più speciale il ritorno di Federer a New York è stato l'allenamento con Lorenzo Musetti, che ha suscitato l'entusiasmo degli appassionati. I due si sono scambiati colpi sull'Arthur Ashe, con il tennista italiano che ha avuto l'onore di condividere il campo con il suo idolo, scambiando rovesci a una mano in quella che è stata una vera e propria passerella di stile. "Forse è per questo che mi sono allenato con lui", ha scherzato Federer, "per assicurarmi che sia pronto e dargli un po' di saggezza".

Un passaggio di testimone ideale tra il re del passato e uno dei migliori interpreti del futuro per quanto riguarda quel colpo che sta progressivamente scomparendo dal circuito maschile. Al riguardo, Federer ha ammesso che il rovescio a due mani è più facile da imparare da giovani, ma ha espresso la speranza che non sia la fine di un'arte che lui ha portato ai massimi livelli.

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