Affitti brevi, la Consulta boccia la legge dell’Emilia-Romagna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte costituzionale ha bocciato la legge dell’Emilia-Romagna sugli affitti brevi, accogliendo il ricorso del Governo contro alcune norme regionali che introducevano nuovi limiti per le locazioni turistiche. La decisione riguarda in particolare gli articoli 4 e 5 della legge regionale approvata nel 2025, ritenuti problematici dai giudici costituzionali.

Le contestazioni della Consulta sulle regole urbanistiche

La pronuncia non mette in discussione la possibilità per le Regioni di intervenire sul fenomeno degli affitti brevi attraverso strumenti urbanistici, ma corregge alcune modalità previste dalla normativa emiliano-romagnola. Al centro della valutazione della Corte c’è soprattutto l’obbligo di modificare la destinazione dell’immobile da residenziale a turistico ricettiva per determinate forme di utilizzo.

Secondo la Consulta, la disciplina regionale aveva introdotto vincoli considerati sproporzionati rispetto all’obiettivo dichiarato di contrastare gli effetti dell’overtourism e tutelare la disponibilità di abitazioni. La decisione arriva dopo il ricorso presentato dal Consiglio dei ministri contro la legge regionale numero 10 del 2025, approvata dalla Regione per fissare paletti più rigidi alle locazioni inferiori ai 30 giorni.

Bologna valuta gli effetti della sentenza

La pronuncia ha acceso l’attenzione anche a Bologna, dove il Comune aveva già introdotto proprie regole sul tema attraverso due varianti al Pug, il Piano urbanistico generale. L’assessore all’Urbanistica e all’edilizia privata Raffaele Laudani ha spiegato che, a una prima lettura della sentenza, le osservazioni dei giudici non sembrano incidere sulle modalità con cui l’amministrazione comunale ha disciplinato il settore.

Il confronto riguarda il rapporto tra gli strumenti urbanistici locali e le norme regionali sugli affitti brevi, un tema diventato centrale nelle città con maggiore pressione abitativa e presenza turistica. Bologna aveva scelto di intervenire prima della pronuncia costituzionale, introducendo limitazioni per bed and breakfast e locazioni turistiche di durata inferiore al mese.

Il braccio di ferro tra Regione e Governo

La vicenda si inserisce nel più ampio confronto istituzionale tra Emilia-Romagna e Governo sulle competenze normative. La Regione aveva approvato la disciplina sugli affitti brevi nel 2025, mentre l’esecutivo nazionale aveva deciso di impugnarla davanti alla Corte costituzionale contestando alcune disposizioni considerate eccessivamente restrittive.

La sentenza della Consulta interviene quindi su un settore nel quale negli ultimi anni diversi territori hanno cercato di trovare un equilibrio tra sviluppo turistico, tutela del mercato immobiliare e disponibilità di abitazioni per residenti. La Corte ha accolto solo una parte delle contestazioni, lasciando aperta la possibilità di interventi regionali attraverso strumenti compatibili con il quadro costituzionale.

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